Corriere Canadese

 
TORONTO - A due settimane dall’inizio della sua presidenza, e The Donald sta ancora disorientando i suoi critici. Sembra che essi stiano iniziando adesso a scoprire chi sia Trump e cosa rappresenti. Troppo tardi. Le elezioni ci sono state lo scorso novembre.
Da allora, nonostante le proteste e le rimostranze di esperti e leader dappertutto, lui ha ripetutamente riproposto un tema: al diavolo le regole, facciamo a modo mio!
Commentatori politici e professionisti della comunicazione stanno sviluppando una nuova industria nel cercare di capirlo. Nel frattempo, non appena le persone e i Media prendono le misure nel combattere una sua fiammata, lui accende un altro fuoco.
Non c’è nulla che lui non voglia offendere. Si vanta del suo confermato acume negli affari (un eufemismo per pratiche imprenditoriali da taglia gola senza scrupoli) come lui minaccia di cancellare i trattati commerciali. Paesi - inclusi i nostri – si affrettano a preparare revisioni e cambiamenti per placare le sue domande. Esperti saltano fuori all’improvviso con consigli “sui perché e sui come”.
Non c’è nulla da capire. Il suo approccio è semplice: “Sei avete ciò che voglio, me lo prendo”.
Nessuna etica, nessun codice morale, nessun principio guida, nessun senso di responsabilità collettiva per mitigare il suo approccio, a parte il suo obbiettivo di “rendere l’America grande come una volta”.
Tutto è giustificato nel contesto di quella “ideologia”, di quel “movimento”. Noi restituiremo il potere alla gente che ne e’ giustamente proprietaria,  ripetono insieme a lui il suo coro.
Un rinomato pensatore e storico della metà del Ventesimo Secolo, Christopher Dawson, la cui visione è stata plasmata dalle esperienze europee e mondiali prima e dopo le due Guerre Mondiali, nel suo Il Movimento della Rivoluzione Mondiale (1959), osservava che quelli “che arrivano alla guida dei movimenti rivoluzionari non sono mai i più saggi o i più lungimiranti tra gli uomini”.
In altre parole: non aspettiamoci troppo. Per quelli che hanno seguito la sua ascesa alla presidenza, la moglie di Trump, Melania, ha fatto delle osservazioni altrettanto argute: io ho due ragazzi a casa, uno ha undici anni, l’altro invece ne ha settanta.
Gli osservatori non riescono a trovare un fondamento logico nella sua costruzione del gabinetto governativo, nelle sue rigide meditazioni pubbliche, nei suoi apparentemente irrazionali Ordini Presidenziali... e così via. Lui non sembra distinguere tra politiche e processo o le interrelazioni tra loro.
La gente sta accumulando il suo criticismo. L’ideologia e la filosofia che servono da sostegno alle strutture che reggono l’ordine sociale entro i confini nazionali, e che mantengono una sembianza di cooperazione internazionale negli affari esteri, sono messi alla prova dalla Dottrina Trump.
Non ci sono regole eccetto le sue regole. Visto che lui ha, fino a questo punto, dimostrato di essere la figura pubblica più amorale dell’epoca moderna - almeno nelle società democratiche -  possiamo aspettarci di vivere sotto l’egida dei “fatti alternativi”; non importa quale siano le circostanze.
I suoi sostenitori (e lui ne ha tanti) strombazzano la loro vittoria in questa “guerra delle idee” sul futuro dell’America - e sul nostro. In tale “guerra”, il professore Dawson ha osservato che “l’ideologia che vince è quella più cruda e semplice”. In altre parole, “noi siamo il bene, loro sono il male”, quindi dovete unirvi tutti quanti dietro me per correggere gli errori.
Se la gente, come le milioni di donne che hanno mostrato tanto coraggio nel marciare contro il “Trumpismo”, subito dopo l’inaugurazione di The Donald, è preoccupata, il professor Dawson gli ricorderebbe che la Storia non è affatto confortevole.
Lui diceva che il mondo ha visto “paesi grandi e altamente civilizzati infettati da epidemie di insanità ideologica e intere popolazioni... distrutte per l’amore di qualche slogan irrazionale”.
 

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Joseph Volpe

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