Corriere Canadese

Alberto Di Giovanni: sulla Casa d’Italia e il Columbus Centre servono trasparenza e partecipazione - “Coinvolgere la comunità nelle decisioni importanti”TORONTO - “La comunità italocanadese si rende conto di quello che sta succedendo al Columbus Centre e alla Casa d’Italia. Nei momenti di crisi è in grado di compattarsi e di esprimersi”. Alberto Di Giovanni interviene nel dibattito che si sta sviluppando attorno a due luoghi simbolo della nostra comunità a Toronto. E chiede, durante un’intervista al Corriere Canadese, che tutte le decisioni future siano incentrate sul principio della trasparenza: la comunità deve essere informata e deve avere in mano gli strumenti necessari per giudicare ed esprimersi.
 
“Il Columbus Centre - sottolinea il fondatore del Centro Scuola - ha alle spalle una storia importante che va mantenuta, difesa, preservata. Dobbiamo ricordare come il Columbus Centre fu costruito in una fase importantissima per la nostra comunità, un momento di maturità e successo. Non è un monumento a parole, ma è un simbolo del duro lavoro e della maturità della comunità. Una piazza per discutere, una vetrina per la cultura, l’arte, la cucina, l’italianità”. 
Un luogo - ricorda Di Giovanni - dove gli italocanadesi potevano confrontarsi e con il dialogo, superare le differenze per il bene comunitario. “Ci furono dibattiti epici all’epoca - aggiunge - con senso di responsabilità e apertura venivano convocati consigli e dibattiti ogni mese, con l’obiettivo di migliorare i progetti comunitari. Insomma, c’era un grande senso di democrazia e partecipazione”. 
Un clima che, a quanto pare, è cambiato negli ultimi anni. “Oggi è esattamente l’opposto, siamo andati indietro di settanta, ottanta anni, a quando la comunità stava vivendo i momenti più difficili. I nuovi dirigenti si sono chiusi, non vengono all’aperto, non ci dicono cosa vogliono. E hanno assunto dei poteri che la vecchia dirigenza non ha mai avuto”. 
Ed è anche per questo che Di Giovanni, come altri esponenti comunitari prima di lui, ha lanciato un appello affinché questa fase di forte instabilità sia caratterizzata dalla trasparenza e dalla partecipazione della comunità. “Il Columbus Centre appartiene alla comunità, è stato pagato dalla comunità. Oggi, di fronte all’esigenza di un processo trasparente e alla luce del sole, tutto viene fatto dietro le quinte, senza alcun senso di responsabilità nei confronti della comunità. Il tutto con un’arroganza e una strafottenza mai visti in passato, perché vengono sistematicamente ignorate le esigenze della comunità”.
Se il piano del Provveditorato cattolico di Toronto e di Villa Charities dovesse andare avanti, il Columbus Centre sarà demolito. Al suo posto sarà costruita una nuova struttura che dovrà ospitare il centro comunitario insieme alle aule della scuola Dante Alighieri. “Con questo progetto - continua Di Giovanni - sparirà la galleria d’arte, che dopo quelle pubbliche è sicuramente la galleria più importante di Toronto. Una galleria, è utile ricordarlo, che ha ospitato grandi artisti italiani e italocanadesi, insieme ad espressioni artistiche provenienti da altre culture. Poi perderemo la piazza intesa come luogo d’incontro”. 
Senza dimenticare l’impatto simbolico della demolizione di un’icona italocanadese. “Il Columbus Centre è stato teatro di eventi importantissimi. Penso ai concerti di Natale, penso alle mostre dei presepi. Per non parlare delle personalità che sono state accolte in questo centro comunitario. Due presidenti della Repubblica, Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro, tanti primi ministri come Giulio Andreotti, Giuliano Amato, Lamberto Dini, più una lunghissima lista di personalità del mondo della cultura, dell’arte, della politica e dello sport”.
Per Di Giovanni non si tratta di rimanere ancorati al passato senza guardare il futuro. Al contrario, il fondatore del Centro Scuola è favorevole a fare dei cambiamenti, tuttavia nel pieno rispetto, nella tutela e nella difesa del patrimonio storico della nostra comunità. “In definitiva - ribadisce - il Columbus Centre va migliorato, non distrutto. Ci siamo battuti e continuiamo a batterci per questo. Chi decide adesso, che non si sa nemmeno da dove sia venuto, vuole distruggere il carattere comunitario. Che fine faranno i vari monumenti, come quello dedicato agli italiani caduti sul lavoro o a quello all’Alpino?”.
E Di Giovanni nutre anche parecchie riserve sulla componente estetica del futuro centro comunitario. “Visto il piano architettonico, dire che la nuova struttura sembra una scatola è un eufemismo, per non dire altro”. 
Devono poi essere chiari anche i rapporti con il provveditorato cattolico. Anche in questo caso, l’approccio deve essere trasparente e aperto. “Noi non vogliamo certo essere d’intralcio alla scuola, ma anche quella deve essere fatta nel pieno rispetto di certe esigenze. Serve, ripeto, un dialogo aperto e trasparente”.
Ma quanto detto per il  Columbus Centre vale anche per la Casa d’Italia. Dopo mesi di silenzio, finalmente la comunità sarà informata sul destino del terreno sul quale sorge il consolato su Beverly Street. 
L’incontro è in programma sabato 27 maggio alle 10 di mattina proprio alla sede consolare torontina. “Ripeto - conclude Di Giovanni - abbiamo bisogno di senso di democrazia partecipativa e trasparenza. Scegliere di fare questo incontro il sabato mattina, in un luogo scomodo da raggiungere come il consolato, con l’iscrizione obbligatoria online per confermare la propria presenza, sono tutti indicatori che si voglia andare verso un’altra direzione”.
 

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Francesco Veronesi

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