Corriere Canadese

TORONTO - Tutti quanti sono nervosi perché il presidente Trump ha promesso di demolire tutto ciò che ostacola l’America a tornare grande (ancora). 
Bersagli leggeri come la Trans Pacific Partnership (TPP) sono ormai storia - vittime di Ordini Esecutivi - perché si trovavano ancora nella fase del negoziato.
Ma siccome vede spauracchi dappertutto, Trump ha riflettuto sul North America Free Trade Agreement (NAFTA). Questo dovrebbe essere un problema più difficile da risolvere. C’è dal 1994, nonostante il test del reciproco profitto, delle sfide in tribunale e dei cavilli legali delle imprese e dei politici vulnerabili.
Il Canada e il Messico devono stare in allerta ed essere sospettosi. Ma loro non sono i veri bersagli. Né sono senza partner nella danza per “l’accesso al mercato”.
Il presidente Trump ha convocato il presidente  del Messico e il primo ministro del Canada per discutere di “miglioramenti al NAFTA”. Presumibilmente lui potrebbe firmare Ordini Esecutivi per avviare il processo di abbandono del trattato. Non è un processo veloce né senza impicci.
Lui potrebbe anche intimidire alcuni settori industriali coperti dal NAFTA o con la minaccia delle tariffe (probabilmente illegali e inapplicabili secondo le regole attuali) o con l’incremento delle tasse alle compagnie americane che si sottraggono alla sua politica di ’’investire in America e basta’’.
È improbabile, fino a quando gli USA rimarranno nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), la componente deputata a dirimere le controversie sugli accordi commerciali e sulle tariffe su trattati già approvati.
Gli Usa e altre potenze industriali leader hanno lavorato duramente per “disciplinare i mercati” - e continuano a farlo -  per spianare il campo di gioco. 
E per fornire alle compagnie una protezione contro tattiche intimidatorie da parte di governo come quello che Trump ha intenzione di guidare, o contro trattamenti speciali per compagnie competitrici.
Il Canada c’è già stato lì. Infatti, il WTO ha uno caso di studio speciali sul Canada, sul NAFTA e sul settore automobilistico. È un pezzo ben ricercato (sebbene a volte molto tecnico) che rivela l’astuta manipolazione delle regole fatta dietro le quinte, il continuo scavare verso le pressioni politiche domestiche, l’uso di “fatti alternativi” seguiti da (umilianti) danni politici per il governo di quei giorni.
Lo studio è pieno di ironia. I bulletti dell’epoca erano le tre grandi compagnie automobilistiche di Detroit. 
A loro non piacevano le strategie di mercato delle controparti europea e giapponese che si erano stabilite in Ontario per trarre vantaggio dalle provvisioni del NAFTA - negoziate dagli Usa con il Messico e con il governo di Brian Mulroney, in seguito ratificate da Jean Chretien per il Canada nel 1994. 
Il Canada era in chiara violazione del NAFTA, perché non trattava le compagnie giapponesi ed europei come compagnie nordamericane, anche se queste rispettavano tutte le misure e costituivano una manna dal cielo per il settore manifatturiero (automobilistico) in Ontario.
Le tre grandi compagnie e i loro alleati sindacali ebbero la meglio su un Governo preoccupato per le pressioni provenienti dal Quebec, pre e post referendum, affinché venissero difesi i loro interessi presso il WTO.
Dopo una decisione negativa, riuscirono pure a convincere il governo a presentare la richiesta d’appello. Il Canada perdette.
La General Motors, che aveva promesso di mantenere aperto uno stabilimento a St. Therere, Quebec, in cambio dell’azione del governo al WTO decise di abbandonare la provincia. Probabilmente la compagnia era abituata ad operare in un contesto nel quale i “fatti alternativi” erano la norma.
Il punto è che, mentre sia il Canada che il Messico sono affibbiate di debolezza, la loro posizione nel NAFTA adesso è più forte per la fine del TTP. Almeno per quanto riguarda le preoccupazioni del settore auto. 
Se gli Usa di Trump sono davvero preoccupati per la crescita del settore auto in Cina, dovrebbero essere incoraggiati a migliorare le provvisioni della produzione locale sotto il NAFTA come punto di partenza.
Certamente i negoziati e le posizioni nazionali sono più complesse ma ci deve essere pur un inizio. 
Se Trump ha bisogno di una vittoria di facciata, i negoziatori canadesi potrebbero guardare al TPP come a un “proiettile che loro hanno evitato” quando hanno ceduto la responsabilità del negoziato alla loro controparte americana e dovrebbero ora puntare al rafforzamento delle loro posizioni relative nel NAFTA.

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Joseph Volpe

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