Corriere Canadese

TORONTO - Non si può continuare così. Queste sono le parole dell’ormai ex-presidente del Comites di Toronto, Luigi (Gino) Tosti. Il problema non nasce semplicemente dai personalismi e contrasti di personalità, di questi ne sono stati evidenziati in tantissimi. 
Nemmeno si può attribuire alla scarsità di volontà (da non confondere con talento) dalla parte di singoli individui, spinti da un senso di obbligo civico, desiderosi di dedicare le proprie energie pro la collettività.
Precisiamo, una comunità di italiani iscritti all’Aire, cioè possedenti di un passaporto italiano, e non da confondere con quella più vasta numericamente di Italo Canadesi, che pur ritenendo “legami” con la loro italianità – quel patrimonio linguistico, storico, culturale che appartiene a tutti i provenienti dal Belpaese – rimangono a tutti i sensi “Canadesi”. Sono in circa 70,000 residenti nella regione amministrata dal Consolato Generale di Toronto.
Il Comites, vale dire, è l’unico organismo rappresentativo, democraticamente eletto, da questa collettività. Non ha nulla da fare con altre società o organizzazioni che pretendono rappresentare, o in alcuni casi promuovere, gli interessi degli Italo-Canadesi nel contesto regionale o nazionale. 
Al Comites gli fu riservato l’unica “legittimità” di mediare con le autorità consolare o ambasciatoriale pro gli italiani residenti in nella loro giurisdizione.
Chi è al corrente della storia di questi rapporti [a Toronto] ricorderà che non tutti i Consoli hanno saputo, o potuto, gestire le esigenze del Ministero degli Affari Esteri nel contesto di quelle emergenti della comunità italo canadese. 
Il Comites all’epoca fu ispirata in parte per stabilire un po’ di “procedura” in una “consultazione” troppo spesso caotica da una parte e autoritaria dall’altra.
Alcuni ritengono che l’esperimento sia stato di grande successo, altri invece vedono ancora spazio per un miglioramento. Alcuni si chiudono nella clausura dell’apatia. 
I Consoli rimangono liberi di scegliere da chi andare per “consigli” e pareri intenzionati ad agevolare la maniera in cui i doveri e i fini del Ministero diretti alla Diaspora si svolgono. 
I vari Patronati ed altre società legate alle autorità italiane per via di “contributi” statali offrono continuamente il loro punto di vista.
Nel miscuglio poi recentemente il governo canadese concesse il permesso di fare eleggere dei deputati alla Camera e al Senato italiano dal territorio canadese (assumo anche io un parte della responsabilità per questo fatto). Si può immaginare la dilemma delle autorità consolari: a chi rispondere?
Ritornando a Gino Tosti e l’appena concluso mandato, per modo di dire, del Comites [di Toronto] del quale ho assistito in prima persona all’ultima riunione in cui sono state annunciate le dimissioni di massa. 
Lui ed alcuni altri del consiglio direttivo hanno puntato un dito accusatorio verso individui che secondo lui erano intenzionati sin dall’inizio a minare la legittimità ed i lavori del Comites. 
Sempre secondo lui, per togliere le ruote fra le gambe bisogna dire basta, sciogliere il Comites e indire nuove elezione alquanto presto possibile per rinnovare l’organizzazione con gente di veduta lungimirante ed energia per realizzarla.
Gli auguro ogni successo. Questi ultimi due anni non saranno stati certamente facili. Ora il Comites di Toronto si trova nelle mani di un commissario in attesa di quelle elezioni.  
 

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Joseph Volpe

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