Corriere Canadese

TORONTO - Duecento anni fa, gli Usa, emergendo da una guerra d’Indipendenza vinta contro la  madrepatria inglese, avviarono una “Politica Estera” che, in parole povere, si arrogava il diritto di trattare tutta la terra tra l’Atlantico e il Pacifico come proprietà degli Usa, di farne, in sostanza e di consequenza, quello che avrebbero voluto.
 
Perché questo era il volere di Dio. Era il Destino Manifesto dell’America. Il presidente James Monroe, intorno al 1823, ridefinì questa dottrina, includendo l’intero emisfero occidentale, ammonendo tutte le nazioni europee che gli Usa avrebbe considerato la loro presenza attiva nelle Americhe come una minaccia agli interessi USA, e che questi avrebbero reagito di conseguenza.
La versione di Trump della Dottrina Monroe potrebbe sembrare meno raffinata, ma non cambia nulla. Nel suo discorso inaugurale, ha ricordato a tutti quanti che lui “rinegozierà tutto” se questo sarà negli interessi degli Usa.
Nel caso in cui qualcuno si senta confuso, cio’ significa che gli Usa agiranno con questa strategia: “Noi negozieremo fino a quando vinceremo. Tu, quindi, devi perdere. L’unica questione è sul quanto devi perdere”.
Niente di tutto questo è nuovo. Trump ha ripetuto più volte che avrebbe rinegoziato tutto, così che l’America avrebbe avuto la sua giusta - e più grossa - fetta. La verità e i fatti saranno le prime vittime dell’Era Trump. Così, su quali basi ci sarà il negoziato? I suoi surrogati lo stanno già isolando da ogni struttura di valori, morale o legale, dicendo che loro hanno (sempre) a disposizione “fatti alternativi” alla verità.
Ventiquattrore dopo la pompa magna e la cerimonia della sua inaugurazione, le donne negli Usa hanno prodotto una impressionante reazione numerica alla sua leadership con una gigantesca manifestazione di opposizione a lui e a ciò che rappresenta.
In questo potrebbe esserci la traccia di come i ’’partner’’ esistenti o potenziali, debbano affrontare Trump: uniti e con un piano di gioco. Povero il Paese che si permette di isolarsi o separarsi dai sui alleati militari e commerciali.
I russi hanno già avvertito che Trump potrebbe aver bisogno di un po’ di tempo per abituarsi alle sfumature della Politica Estera. Gli europei (meno l’Inghilterra), hanno iniziato a segnalare quello, mentre loro restino sempre disposti a discutere di questioni, il loro focus è migliorare le relazioni per un guadagno reciproco.  
Anche gli inglesi stanno facendo le loro puntate su cosa aspettarsi da un potenziale accordo commerciale con gli Usa, che potrebbe invece valere considerevolmente meno di quello che potrebbe essere perso nel tempo con un Europa che tiene fuori l’Inghilterra. 
Assumendo che Trump sia serio sull’affrontare i problemi reali dell’economia americana, il suo obiettivo sarà la Cina, il gigante industriale destinato solamente a crescere sempre più. La Cina ha quattro volte la popolazione degli Usa. Il suo Pil è già sullo stesso livello degli Usa e dell’Europa. La Cina detiene una grossa fetta percentuale del debito americano. Pechino inoltre produce già il 70 per cento delle manifatture mondiali.
La Cina è diventata il più grande elemento nel settore del trasporto globale. Tra le mura domestiche, a livello pro capite è ancora molto più piccolo delle controparti europea e americana. Ma se le sue economie in scala danno un’indicazione, travolgerà tutti i suoi competitori nel prossimo futuro.
Le imprese occidentali, incluse quelle americane si sono già stabilite in Cina per la prossima crescita. 83 Paesi hanno attualmente l’Ue come il loro maggiore mercato di esportazione, 28 gli Usa e 14 la Cina, secondo l’aggregatore statistico internazionale online, Nation Master.
L’Unione europea è il più grande mercato sia per i prodotti americani che per quelli cinesi. Le altre nazioni che fanno affidamento agli Usa sono attori secondari.
La globalizzazione fino a questo punto ha funzionato per gli americani. Così anche il Nafta, il North American Free Trade Agreement.
Comunque, Trump ha deciso di “schiacciare” i principali partner commerciali dell’America - Canada e Messico - per mandare un segnale ai suoi rivali, l’Europa e soprattutto la Cina.
Domani: gli update del Nafta 
non sono affatto nuovi.
 

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Joseph Volpe

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