Corriere Canadese

 
TORONTO - Lunedì 14 marzo Peugeot SPA, un gigante dell’auto francese, ha chiuso l'accordo di acquisto di Opel (Europa) e Vauxhall (Inghilterra) dalla General Motors. Con questo, Peugeot diventa il secondo più grande produttore di auto in Europa. La mossa non avrà colto di sorpresa Volkswagen o FCA. In particolare FCA, come una leonessa in calore, si era offerta alla GM e alla VW.
La scorsa settimana, probabilmente in risposta alle notizie che i discorsi esplorativi circa una possibile unione tra Peugeot e Gm stavano diventando seri, il CEO della FCA si era lamentato con i media italiani che la compagnia veniva schivata dagli altri attori del settore auto nel mercato europeo. Vw ha risposto con la classica aria di superiorità alle lamentele di FCA.
La comparsa del conglomerato Peugeot-Ople-Vauxhall, comunque, potrebbe averli in qualche modo svegliati. Ciò che non poteva essere appetibile appena 48 prima all'improvviso lo è diventato.
Vw sembra aver cambiato giudizio riguardo l'unione con FCA se non addirittura un acquisto bello e buono del suo partner decisamente minore. Con entrate annuali pari a 149 miliardi di dollari canadesi, FCA vale meno della metà di VW, che raggiunge i 305 miliardi di dollari canadesi.
Entrambe hanno problemi di carattere reputazionale e di marchio negli Usa che portano con loro responsabilità finanziarie e criminali. 
I profitti operativi per Vw sono scesi del 10 per cento lo scorso anno dopo che le accuse dell'Environment Protection Agency iniziavano a prendere forma.
Matthias Mueller, il suo CEO, sta ripulendo la cultura aziendale della VW e si sta concentrando sul core business della compagnia e sul piano strategico per gli Usa. 
VW ha fatto dei cambiamenti al vertice, e ha messo da parte 34 miliardi di dollari canadesi per fare fronte alle cause in tribunale negli Usa. 
Stop quindi ai servizi di escort e ai viaggi completamente pagati a Parigi per mogli e fidanzate varie.
Mueller non ha tempo per i giochi. I governi, i competitori e i consumatori si stanno mettendo in fila per seguire l'esempio degli Stati Uniti. 
Tutti quei soldi (potenzialmente 50 miliardi di dollari canadesi) devono venire pur da qualche parte.
Ma FCA deve ancora risolvere una volta per tutte le sue difficoltà nel mercato americano: continua a negare le accuse di aver riportato dati fraudolenti, deve affrontare multe ad essa associate (circa 1 miliardo di dollari canadesi); è stata costretta a richiamare 500mila veicoli per prodotti scadenti e deve fare i conti con una multa di 5.8 miliardi di dollari per lo stesso scandalo emissioni.
Il suo CEO, Sergio Marchionne, un amministratore che ha le mani dappertutto, coltiva un’immagine pubblica di perenne mendicante, un senza tetto... fino alla nausea.
Lui gioca con media, facendo uscire brandelli di informazione pensati per distrarre e confondere.
Gli italiani sono ancora pieni di rabbia su come la FIAT abbia intascato 12 miliardi di dollari canadesi direttamente dal governo italiano, reinvestendone solamente 10 miliardi nell'industria nell'arco degli ultimi 10 anni. 
I sindacati si lamentano che nonostante una cifra stimata attorno ai 100 miliardi di dollari canadesi in supporto diretto negli ultimi 25 anni, FIAT continui a tagliare migliaia di posti di lavoro,  a chiudere stabilimenti e spostare le proprie operazioni all'estero in Gran Bretagna. Chiaramente la fiducia è una questione. 
Tuttavia, gli affari sono affari, e Mueller svogliatamente ha aperto la porta, anche se solo leggermente. Ieri ha detto che se Marchionne fosse serio, “dovrebbe parlare con noi e non con i media”. 
I consumatori, i lavoratori e i pensionati dovrebbero controllare i lucchetti nelle loro casseforti

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Joseph Volpe

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