Corriere Canadese

Focus

Elisa Citterio
 
TORONTO - There was a time when men and gods lived on this planet, and their destinies met in the realm of mythology. There was a time when the myth was the only source for plays and tragedies, and that was the golden age of the Greek culture. Written by Euripides, Medea is an ancient Greek tragedy, based upon the doomed love story of Jason and the princess of the barbarian (for the Greeks) kingdom of Colchis, first produced in 431 BC.
The plot revolves around the actions of Medea, sorceress and foreigner wife of Jason. After helping him conquer the golden fleece, Medea finds herself threatened as Jason falls in love for the Greek (reputable) princess of Corinth. Medea takes vengeance on Jason by killing his new wife as well as her own children, after which she escapes to heavens on the chariot of the Sun, her divine father.
Although considered shocking to Euripides’ audiences, Medea remained part of the tragedic repertoire. The play has been the most frequently performed Greek tragedy through the entire 20th century. The genius of Pier Paolo Pasolini was to adapt the legend and the tragedy into an eponymous movie at the end of the ’70s, in 1969, starring the diva of the time, the soprano Maria Callas as Medea.
Between Euripides and Pasolini, French court musician Charpentier (renowned for his Te Deum) composed the score of his Médée to the French libretto by Thomas Corneille. Traditionally composed in five acts, this tragedie lyrique premiered at the Théâtre du Palais-Royal in Paris in 1693, and is the only opera Charpentier wrote for the Académie Royale de Musique. Well received by contemporary critics and commentators, including Louis XIV and his brother, the opera ran until the following year and was later revived at Lille.
As a forsaken lover and torn-apart mother, Medea’s heart wrenching story takes the stage of the Elgin Theatre. For a few nights only, Opera Atelier’s production revives Charpentier’s adaptation with its majestic set design and sumptuous choreographies, as ballet was always a crucial part of Baroque French opera, enriched with the exquisite notes of Tafelmusik musicians, joined by brilliant Italian violinist Elisa Citterio as concertmaster 
 
(Médée runs until April 29 – 
for info and tickets visit www.operaatelier.com).
Proseguono i contatti per il gemellaggio Toronto-Matera. Una delegazione del Basilicata Cultural
Society incontrerà le autorità in Basilicata mercoledì e giovedì. Nella foto, il capo d’ufficio del
ministro Alfano, Gian Lorenzo Cornado, già Ambasciatore dell’Italia in Canada, l’ambasciatore
Canadese a Roma, Peter McGovern, il deputato Francesco Sorbara, la signora Martine Cornado,
Frank Miele e Danny Montesano.

TORONTO - La messa del Sacro Crisma, nella tradizione pasquale cattolica, si celebra il martedì della Settimana Santa. 
Durante la cerimonia solenne il vescovo benedice gli olii santi che vengono poi usati per i Sacramenti del battesimo, della unzione degli infermi, della cresima e durante l’ordinazione dei sacerdoti e dei vescovi.
La santa messa di martedì è terminata e il corteo dei preti e vescovi fa testa a centinaia di fedeli che anche quest’anno hanno partecipato alla solenne funzione nella splendida cornice della cattedrale di San Michele (Saint Michael’s Cathedral), a Toronto, che è stata recentemente restaurata.
Le voci del magnifico coro della Saint Michael’s Choir School fanno ancora eco man mano che il corteo si dilegua. 
Tra le conversazioni dei fedeli appena usciti dal sagrato antistante alla cattedrale, emergono i commenti sulle parole che Sua Eminenza il cardinale Thomas Collins ha pronunciato. Parole profonde, dirette non solo ai sacerdoti della nostra arcidiocesi ma a tutti noi cattolici che rechiamo il segno della Santa Cresima.
“Bisogna stare attenti a tenere gli occhi aperti a non farsi deludere da bugie edulcorate che il mondo frantumato di oggi ci presenta”, ha detto Sua Eminenza con riferimento tra l’altro all’eutanasia o il suicidio assistito.
Osservare, valutare, e agire.  Questi sono i tre dogmi sui cui ogni cristiano dovrebbe impostare il modo di dimostrare la loro fede ed essere veritieri ai segni ricevuti con gli olii sacri.
Il Cardinale ha fatto cenno anche alle vicende della scorsa domenica delle Palme condannando la strage avvenuta in Egitto.  Ha poi sottolineato come in molte parti del mondo ci sono purtroppo cristiani che soffrono e sono perseguitati perché esprimono apertamente la loro fede. Un piccolo esame di coscienza per tutti noi che diamo per scontato la libertà di professare (o no) apertamente le nostre usanze, i nostri costumi, e la nostra fede.
Quella della Messa del Santo Crisma, è una cerimonia toccante cui ogni cattolico devoto, almeno una volta nella loro vita dovrebbe assistere.
 
Iniziato ieri a Lucca il vertice G7 dei ministri degli Esteri
 
TORONTO - Crisi in Siria, sicurezza internazionale, lotta al terrorismo, situazione in Libia, minaccia nucleare. Sono questi i temi caldi in agenda al vertice G7 dei ministri degli Esteri, iniziato ieri a Lucca e che andrà avanti anche per tutta la giornata di oggi. Un meeting, quello preparatorio per il summit estivo di Taormina, che riveste una grande importanza visti gli ultimi sviluppi che si sono accavallati sullo scacchiere geopolitico mondiale. Tanto è vero che rispetto al programma già stilato da settimane è stato aggiunto un vertice straordinario, convocato per la seconda conclusiva giornata, sul conflitto siriano e sulle possibili contromosse della comunità internazionale per impedire una imprevedibile escalation della crisi. A fare gli onori di casa è il ministro degli Affari esteri italiano Angelino Alfano, mentre il Canada è rappresentato dalla ministra Chrystia Freeland. Presenti anche i ministri degli Esteri degli Stati Uniti, della Francia, della Germania, del Giappone, della Gran Bretagna e, come consuetudine, dell’Unione europea.
La crisi siriana, con l’attacco chimico contro i civili ad Idlib e la dura risposta americana voluta dal presidente Donald Trump, rappresenta il tema maggiormente scottante. 
Ieri lo stesso primo ministro canadese Justin Trudeau, parlando dalla Francia durante la sua visita alla spiaggia di Juno Beach - luogo simbolo dell’impegno e del sangue canadese versato durante la Seconda Guerra mondiale - si è allineato con le prese di posizioni degli altri alleati della Nato nel giustificare il raid missilistico americano contro il regime siriano. 
“È inutile girarci attorno - ha dichiarato il leader liberale - la strada che porta verso la pace e la stabilità non include l’attuale presidente siriano. Ho avuto modo di parlare con i leader degli Stati Uniti, della Germania, della Francia e della Gran Bretagna e tutti loro si sono detti d’accordo sul fatto che la comunità internazionale debba mostrare unità, solidarietà e fermezza per porre fine al conflitto in Siria”. 
Insomma, bisogna mettere da parte le titubanze degli anni scorsi. “La comunità internazionale - ha poi aggiunto - non deve ripetere gli errori del passato.”
Sul fronte delle responsabilità, Trudeau non ha dubbi che “i Paesi che hanno sostenuto il regime di Assad condividano alcune responsabilità per gli attacchi chimici contro i civili”: il riferimento diretto è ovviamente per la Russia e per l’Iran.
Una posizione, quella del primo ministro canadese, sottoscritta dal segretario di Stato Usa Rex Tillerson, che una volta concluso in vertice G7 di Lucca raggiungerà proprio Mosca per un incontro con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. 
Si tratta del primo vertice ad alto livello Usa-Russia dall’elezione alla presidenza americana di Trump. 

Donald Trump rifiuta di darle la mano, Angela Merkel rimane sbigottita

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TORONTO - Cafone-in-chief. Il dizionario Webster dovrà aggiungere questa nuova parola alla lingua americana, grazie a Vittorio Zucconi, giornalista di Repubblica, corrispondente da Washington D.C.
Ha dovuto scavare davvero in profondità per trovare una parola “diversa” per descrivere l’ultima gaffe o il gesto inspiegabile o quanto detto da “The Donald”.
Ormai per descriverlo sono state utilizzate tutte. La lingua inglese ha ormai i suoi limiti. Le parole descrittive per catturare l’insensibilità narcisistica del presidente sembrano tutte esaurite. 
Parolacce descrittive e profanità assortite potrebbero anche andare bene, ma non per la pubblica applicazione su questioni serie discusse fuori dalle quattro mura del ripostiglio per gli efflussi biologici di un sudicio bar. 
Dopo tutto stiamo parlando di una società educata nel paese più potente e più ricco del mondo. Una certa “raffinatezza” del linguaggio e nella condotta sono generalmente considerate obbligatorie.
Zucconi e altri giornalisti sono rimasti sbigottiti nel rifiuto di Trump di stringere la mano alla cancelliera tedesca Angela Merkel come prevede il protocollo cerimoniale della Casa Bianca.
Lei era la sua ospite. Il Paese della cancelliera ospita ben 38 basi militari americane (una è in procinto di chiudere) e 60mila personale militare americano che sostiene le politiche americane in Europa e nel bacino mediterraneo.
Uno scontroso Trump - nipote di un rifugiato tedesco - ha scelto invece di rimanere col broncio e distante.
Lui è il Comandante in capo, il Commander-in-chief. La posizione richiede qualcosa di più un comportamento rozzo, villano, grossolano, introverso, zotico, noncurante da contadino maleducato e ignorante ... “cafonesco”... cafone, avrà pensato Zucconi
Perché non giocare sul linguaggio del più significativo ruolo del presidente di comunicare il carattere del soggetto al quale è stata affidata la guida della più potente e distruttiva macchina militare al mondo, avrà pensato.
E voilà: “capo cafone”, “cafone comandante”, “cafone in capo” o, meglio ancora... “cafone-in-chief”. Rende bene l’idea ed è pure bilingue.
Attento Zucconi. Non sarà solamente Webster a cercarti.