Corriere Canadese

L'Onorevole Joe Volpe, Editore
 
TORONTO - Ha manipolato tutti quanti. Kevin O’Leary finalmente è dentro la corsa alla leadership del Partito Conservatore del Canada. Che sorpresa...
Cosa accadrà da ora in poi nessuno lo può sapere. Ciò che è certo è che il dialogo da adesso si sposterà dalle conversazioni su cosa è giusto o sbagliato nel nostro apparato politico, ai dibattiti su quale direzione vorrà prendere il Canada da qui.
La candidatura di O’Leary segnala che nella corsa ogni esito è possibile. Le solite regole sono state ormai messe da parte. Lui ridefinerà ciò che è importante per il nostro Paese, nel bene e nel male. Come per Trump, non ci saranno mucche sacre.
Per esempio, è stato ben lontano dal dibattito in lingua francese (come il resto del Paese, peraltro) giudicando il forum come contro producente per lui o per chiunque abbia bisogno di più di un minuto per delineare un piano per il futuro. 
Inoltre ha ammesso ciò che tutti sanno: non è un linguista.
Lui si autodefinisce come uno che parla la lingua dei mercati - conosce il business, e ha miliardi che lo dimostrano.
Che sia ben chiaro, essere in grado di parlare almeno una delle lingue ufficiali del Paese è vitale; è preferibile saperne parlare due. Ma, lui presume, non si potrà mai essere in grado di soddisfare i puristi della lingua, che sia francese o italiano.
L’altro giorno Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha stigmatizzato un membro del parlamento in Italia per l’utilizzo sbagliato del congiuntivo (c’è un lettore inglese che capisca il suo uso?) nei suoi discorsi. Ha azzittito il vice presidente della Camera dei Deputati per il suo scivolone grammaticale, chiedendo una maggiore “cultura” per quelli che hanno la pretesa di governare. Buona fortuna
 L’Italia è ancora una democrazia e la gente sceglierà la sua classe politica.
O’Leary, che sta modellando la sua campagna elettorale sulla scia di quella di Trump, scommette che anche i quebecchesi metteranno da parte le posizioni della stampa francofona e voteranno per le sue qualità.
Potrebbe avere ragione. Jean Lapierre, ex ministro federale, era solito dire che i quebecchesi vedono l’azione politica come emanazione di Quebec City e non Ottawa. Le loro aspettative sono delineate dai politici provinciali e non da quelli federali.
Da ieri, sono diventati 13 gli aspiranti che, con il massimo rispetto, si trovano nella poco invidiabile posizione di nutrire e di  rafforzare le qualità che O’Leary porta al tavolo ogni volta che loro offrono un’opinione su qualsiasicosa. 
Per ora si e dimostrato maestro nel definire il tema centrale della campagna: cambiate il primo ministro, ecco come.
Questo sarà il vero dibattito che seguirà.
 
 
 
 

About the Author

Joseph Volpe

Joseph Volpe

More articles from this author