Corriere Canadese

Donald Trump rifiuta di darle la mano, Angela Merkel rimane sbigottita

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TORONTO - Cafone-in-chief. Il dizionario Webster dovrà aggiungere questa nuova parola alla lingua americana, grazie a Vittorio Zucconi, giornalista di Repubblica, corrispondente da Washington D.C.
Ha dovuto scavare davvero in profondità per trovare una parola “diversa” per descrivere l’ultima gaffe o il gesto inspiegabile o quanto detto da “The Donald”.
Ormai per descriverlo sono state utilizzate tutte. La lingua inglese ha ormai i suoi limiti. Le parole descrittive per catturare l’insensibilità narcisistica del presidente sembrano tutte esaurite. 
Parolacce descrittive e profanità assortite potrebbero anche andare bene, ma non per la pubblica applicazione su questioni serie discusse fuori dalle quattro mura del ripostiglio per gli efflussi biologici di un sudicio bar. 
Dopo tutto stiamo parlando di una società educata nel paese più potente e più ricco del mondo. Una certa “raffinatezza” del linguaggio e nella condotta sono generalmente considerate obbligatorie.
Zucconi e altri giornalisti sono rimasti sbigottiti nel rifiuto di Trump di stringere la mano alla cancelliera tedesca Angela Merkel come prevede il protocollo cerimoniale della Casa Bianca.
Lei era la sua ospite. Il Paese della cancelliera ospita ben 38 basi militari americane (una è in procinto di chiudere) e 60mila personale militare americano che sostiene le politiche americane in Europa e nel bacino mediterraneo.
Uno scontroso Trump - nipote di un rifugiato tedesco - ha scelto invece di rimanere col broncio e distante.
Lui è il Comandante in capo, il Commander-in-chief. La posizione richiede qualcosa di più un comportamento rozzo, villano, grossolano, introverso, zotico, noncurante da contadino maleducato e ignorante ... “cafonesco”... cafone, avrà pensato Zucconi
Perché non giocare sul linguaggio del più significativo ruolo del presidente di comunicare il carattere del soggetto al quale è stata affidata la guida della più potente e distruttiva macchina militare al mondo, avrà pensato.
E voilà: “capo cafone”, “cafone comandante”, “cafone in capo” o, meglio ancora... “cafone-in-chief”. Rende bene l’idea ed è pure bilingue.
Attento Zucconi. Non sarà solamente Webster a cercarti.

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Joseph Volpe

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