Corriere Canadese

TORONTO – L'anno horribilis è alle spalle. L'Inter deve risalire. Ma da dove cominciare? Lo abbiamo chiesto ai tifosi nerazzurri del club Inter Peppino Prisco riunitisi al Boyd Park per la tradizionale scampagnata. 
Il picnic ha avuto una cornice atmosferica simile al campionato della Beneamata, qualche raggio di sole tra rovesci di pioggia e folate di vento freddo. Il cattivo tempo, però, non ha influenzato pià di tanto tanto lo “zoccolo duro” del tifo interista torontino che ha trascorso la giornata mangiando, bevendo e parlando di calcio.
«Da dove cominciare per la risalita ai livelli di eccellenza propri della storia dell'Inter? Dall'inizio, dalle radice», esordisce il presidente Rocco Cerone.
«Dobbiamo ritrovare l'anima, l'orgoglio di indossare la maglia nerazzurra. Senza questo non andiamo da nessuna parte. La nuova dirigenza si sta muovendo bene in questo senso. Spalletti è uno dei migliori tecnici in circolazione, uno che sa usare bastone e carota. Speriamo che gli comprino i giocatori che ritiene adatti al suo gioco. Chi vorrei in nerazzurro? Facile, Ronaldo e Messi. Ma questi sono sogni proibiti. Personalmente vedrei bene in nerazzurro Bernardeschi e l'atalantino Gomez», conlcude il presidente.
Ciccio Bonofiglio, vice presidente: «Peggio dell'anno scorso non può andare, non deve andare. Ora si deve risalire non a chiacchiere ma con i fatti. Spalletti offre solide garanzie. È un duro, ha le idee chiare. Saprà dove cominciare a mettere le mani per rifare l'Inter. I nuovi boss della Beneamata dovranno sganciare i fondi per comprare gente valida di testa e di gambe. Quest'anno si dovrà giocare per la squadra, non per traguardi personali. Spalletti sa benissimo che si deve un puntellare la difesa e prendere un centrocampista di qualità e quantità. 
A me piace molto Borja Valero. Noi risaliremo. La Juve resta, purtroppo, la squadra da battere. A meno che la vicenda Bonucci non abbia davvero sfasciato lo spogliatoio».
Eligio Paris, segretario: «La dirigenza deve lavorare bene, dare dimostrazione di stabilità. La squadra, il club, tutto l'ambiente deve ritrovare non solo il gioco ma anche quello spirito di gruppo che è mancato l'anno scorso. Dobbiamo prendere due o tre forti difensori. Il portiere lo abbiamo, speriamo che resti. Dobbiamo comprare giocatori italiani perchè gli italiani ce la mettono sempre tutta. Gli “zingari” che cambiano squadra ogni anno, non servono ad un club come l'Inter. Spiace dirlo, ma bisogna cominciare a seguire l'esempio della Juve che è forte perchè la base italiana della squadra è forte. Juve fovorita per il settimo scudetto di fila? La storia dice che prima o poi i cicli si interrompono, i filotti di fermano. Speriamo bene».
Joe Ianniello, the money man, il tesoriere - «La squadra base l'abbiamo, servono un paio di innesti in difesa e un centrocampista con un pò di cervello. L'anno scorso le cose sono andate male dall'inizio e strada facenda sono prima migliorate, poi peggiorate. È mancato lo spirito di squadra, ognuno giocava per sè. Ora con Spalletti dovranno funzionare da squadra. Quest'anno ci riprenderemo, saremo tra le prime tre. Io ci credo».
Tony Romanello, socio da sempre - «Bisogna avere fede, sempre. La squadra deve essere rinfrescata ed rinvigorita. La prima mossa mi sta bene. Con Spalletti non si scherza. Uno che ha gestito la patata bollente Totti saprà far rendere al massimo Icardi e soci. Certo, la difesa ha bisogno di una sistemata e non dispiacerebbe un centrocampista pensante».
Angelo Olivo, socio doc: «Il nuovo presidente cinese deve mettere a disposizione i soldi necessari per rafforzare la squadra. Chi dovremmo prendere? Gente giovane e tosta, gente che corra sempre per 90 minuti».
Giovanni Fiorillo, socio napoletano: «In arte mi chiamano Joooohnny. Io faccio la spola tra Napoli e Toronto. Sono impiegato di due governi, che mi pagano per non fare... niente. Scherzi a parte, io amo l'azzurro del Napoli ed il nerazzurro dell'Inter. Sono socio del club intitolato ad un grandissimo napoletano, Peppino Prisco, perchè sono amico di queste persone eccellenti, capitanate, si fa per dire, dal presidente Cerone, come le quali abbiamo un “avversario-nemico” comune, la... Giube».
 

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Nicola Sparano

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