Corriere Canadese

Primo Piano

TORONTO - Sicurezza, lotta al terrorismo, crisi in Siria, Iraq e Libia. Se nell’incontro di venerdì a Ottawa tra Paolo Gentiloni e Justin Trudeau al centro dei colloqui saranno le relazioni commerciali e il Ceta, nel summit alla Casa Bianca di domani tra il premier italiano e Donald Trump sarà la politica estera a farla da padrone. Secondo le ultime indicazioni che arrivano dagli Stati Uniti, infatti, il presidente americano è pronto a chiedere all’Italia un impegno maggiore nella missione a guida americana in Siria e in Iraq. Secondo quanto scritto da La Stampa nell’edizione di ieri, Trump sarebbe intenzionato a domandare a Gentiloni la partecipazione dei militari italiani in operazioni belliche in prima linea contro l’Isis in Iraq. Un’ipotesi questa che per ora non ha trovato conferme, ma che rientra nella strategia complessiva del presidente Usa che continua a chiedere un maggiore impegno - finanziario, di mezzi e di uomini - a tutti gli alleati della Nato.
L’Italia, per ora, ha messo a disposizione solamente un numero limitato di militari che però non stanno al fronte: sono impegnati infatti nell’addestramento delle forze di sicurezza irachene e nella difesa della preziosa diga a 38 chilometri da Mosul. Con i suoi 1.500 soldati che fanno parte della missione Prima Parthica, l’Italia ha il secondo contingente più numeroso in Iraq nella missione a guida Usa, dietro solamente agli americani.
Nonostante la possibile richiesta del presidente americano, appare molto difficile che Gentiloni possa garantire uno sforzo maggiore sul suolo iracheno. Il premier italiano non sembra intenzionato a cambiare le modalità della partecipazione italiana alla coalizione. Inoltre l’Italia ha già stanziato all’estero militari in Libia, in Afghanistan, in Libano e nei Balcani.
Di sicuro Gentiloni garantirà il pieno appoggio italiano al pressing americano sul regime di Assad. E nel contributo italiano alle operazioni americane è contenuto anche l’utilizzo delle basi Usa in territorio italiano - 59 tra basi navali, militari, aeree, istallazioni e centri addestramento - che ospitano tuttora più di 11mila militari statunitensi.
Ma il vertice di domani alla Casa Bianca può anche essere visto come una tappa intermedia verso il summit G7 di Taormina, in programma nella cittadina siciliana il 26 e il 27 maggio. Trump, da quando è stato eletto alla presidenza, si è già incontrato con tutti i leader dei Paesi G7 - Regno Unito, Germania, Giappone, Canada - eccetto il presidente francese Francois Hollande, tenendo conto del fatto che la Francia tra cinque giorni andrà alle urne. All’appello mancava solo Gentiloni. Il premier italiano, dopo il meeting con Trump, si incontrerà il 21 aprile a Ottawa con il primo ministro canadese Trudeau. 
 
TORONTO - Continua il caro benzina nella Gta. Ieri, come era stato ampiamente previsto dagli analisti, gli automobilisti di Toronto e dintorni per fare il pieno hanno dovuto pagare oltre 6 centesimi in più al litro, un aumento che è destinato a lievitare anche nelle prossime settimane. In media il costo del carburante si è stabilizzato poco sotto i 120 centesimi al litro, con picchi di 127 centesimi in alcune stazioni di servizio a Toronto. Solo sette giorni fa la media era di 110 centesimi al litro, mentre il mese scorso il carburante non superava i 106 centesimi.
Ma per avere la giusta idea del balzo in avanti dobbiamo tornare indietro di un anno, quando a Toronto in media si pagava un dollaro al litro, mentre nel resto del Canada la benzina si attestava attorno ai 96 centesimi. 
Secondo gli esperti, con l’arrivo della stagione estiva i prezzi aumenteranno. Il primo fattore da tenere in considerazione è quello della temperatura, che costringe le compagnie a miscelare il carburante con un additivo che  impedisce alla benzina di evaporare o di espandere. Un extra costo che viene ovviamente girato nelle tasche dei consumatori. Oltre a questo, l’instabilità della situazione internazionale potrebbe avere delle ripercussioni sul prezzo del greggio e, in seconda battuta, sul costo della benzina.
Se prendiamo il prezzo medio di ieri al litro scopriamo che su 119 centesimi ben 44.5 se ne vanno in tasse e accise. Il costo netto infatti è di 74.5 centesimi, al quale vanno aggiunti le accise governative fisse - 10 centesimi per il governo federale, 14,7 per quello dell’Ontario - e la tassazione variabile, ovvero l’HST (13% del prezzo) che ieri era a quota 15.5 centesimi. Resta da sommare, infine, il nuovo balzello di 4,3 centesimi al litro imposto dal governo provinciale per il sistema di cap-and-trade.
 
TORONTO - Nicola Sparano, il decano dei giornalisti sportivi del Canada, si è guadagnato la standing ovation quando ha fatto il riassunto, diretto e coinciso, dello stato di salute del soccer a Toronto durante una serata di gala organizzata per celebrare coloro che hanno costruito il soccer in questa città. Attenzione,  la maggior parte dei presenti era della generazione dei “gloriosi tempi andati”. Quei giorni quando i giovani uomini entravano in campo per la “gloria di Dio e della Nazione”.  
Giorni nei quali con pochi soldi si potevano raggiungere grandi risultati. Quando i datori di lavoro facevano a gara per offrire impieghi part time con paghe a tempo pieno per sussidiare il talento sul campo da gioco. Quando club come i Polish White Eagles, i Serbian White Eagles, il Toronto Italia, il Roma Club da Niagara Falls, i Metros Croatia e altri lavoravano per stabilire quella che sarebbe poi diventata la Eastern Pro League e il suo successore North America Soccer League.
Questo attrasse qualità e talento sul campo da gioco. Eusebio giocò con i nostri Bob Iarusci e Carmen Marcantonio quando Toronto (Metro-Croazia) vinse il NASL Soccer Bowl nel 1976.
Roberto Bettega ha rilanciato la sua carriera a Toronto. I fans lo amavano. E lui contraccambiò, rendendosi sempre disponibile ai fan e ai social club quando altri invece trovano scuse per essere da un’altra parte. Divenne un ambasciatore del calcio, e i fan italiani mantennero in vita il calcio in Canada.
A dire il vero, altri gruppi etnici come quelli menzionati prima (tra gli altri) pretendevano che vi fossero grandi giocatori sul campo.
Franz Beckenbauer, Giorgio Chinaglia, Pelè e (ancora) il nostro Bob Iarusci regalarono grandi emozioni calcistiche ai New York Cosmos, riempiendo fino all’ultimo posto stadi quando né i New York Giants, né i loro rivali Jets, erano in grado di farlo. Ma il football americano aveva gigantesche entrate dalla Tv e superbe strategie di marketing.
Toronto aveva solamente fan leali e che se ne intendevano, grazie a gente come Tino Baxa, che Sparano ha riconosciuto essere stato il suo maestro, e l’ex business partner/broadcaster Emilio Mascia, che portò le finali della Coppa del Mondo in Canada sulla tv satellitare in 1978 e nel 1982. 
Poi regalò le finali alla CBC perché voleva che tutti i canadesi potessero godersi il gioco che tutto il mondo ama.
Ma il soccer non poteva togliersi di dosso l’immagine di sport etnico, che dipendeva dal sostegno di una comunità etnica o di un’altra per la sua sopravvivenza.
Un’appendice, per così dire, al principale modello di business - da coltivare nel modo in cui i grandi imperi del passato, romano e britannico, avevano fatto: dividi e sfrutta.
Il gioco e la sua base di fan sono più importanti dei precedenti proprietari e dei loro amministratori che si lamentano che la base di fan non è “reattiva” come dovrebbe essere.
Loro preferiscono tifosi che accettano tutto, che si comprano la felpa della squadra rispetto a chi invece chiede qualità e classe in cambio della loro lealtà.
Gli italocanadesi, ad esempio, erano i responsabili per assicurare i fondi necessari per costruire quello che oggi è lo stadio BMO. Nel fare questo furono in grado di garantirsi il mondiale Fifa under 20 per il Canada nel 2007, e con quello, la validazione della franchigia TFC.
Senza lo stadio, la franchigia correva il rischio di collassare o di vedersi un aumento nella tariffa per la franchigia di 10 milioni di dollari - un aumento del 40% che avrebbe messo in pericolo l’entrata di Toronto nella MLS.
Adesso che funziona  a pieno regime, il modello di business sembra essere cambiato.
L’aspettativa del Club è meglio caratterizzata nel dire “lo abbiamo costruito; ora è la vostra responsabilità venirci”. I veri fan, come quelli indicati prima, lavorano sotto un’aspettativa arcana che la Franchigia (proprietà e giocatori) possa raggiungere la comunità. Immaginiamo la loro sorpresa alla risposta di TFC quando agli organizzatori del Soccer Wall of Fame è stato detto che Giovinco non avrebbe preso parte all’evento come da loro richiesto.
Giovinco, per chi non lo conosce o non si interessa, è la star che gioca con il TFC nella MLS, un grosso passo avanti rispetto al “bloody big deal” del transfugo dalla Premier League inglese tre anni fa.
È nel suo e nel loro diritto dire sì o no grazie. In una email - della quale il Corriere è in possesso di una copia - un rappresentante del TFC ha suggerito che vi sia una correlazione tra il livello di supporto della comunità italiana e la risposta negativa. 
Avventato, forse. Noi (io personalmente) abbiamo chiamato per un chiarimento su come il dipartimento marketing avesse verificato la provenienza etnica di chi acquista i biglietti. Non lo aveva fatto. Si stavano riferendo alla abilità di certe organizzazioni - quattro, nello specifico - di portare gli spettatori previsti su alcune “notti culturali”. I suggerito che il loro network avesse bisogno di un update, visto che il Corriere Canadese e il suo staff sono connessi continuamente con circa 350 e più organizzazioni oltre a quelle quattro. Probabilmente c’è un numero addizionale uguale nel database del TFC.
Caso chiuso. O così pensavo, fino a quando dal dipartimento delle Comunicazioni ha deciso di gettare benzina sul fuoco, suggerendo che noi facevamo affidamento su informazioni di terza mano, che non avevamo diritto ad avere quella email, che io non mi ero identificato propriamente come colui stava lavorando sulla storia.
Quanta arroganza. Nessuno dei quattro gruppi prima citati sono amici del Corriere Canadese. Tuttavia sono italocanadesi. 
Un consiglio per loro: la prossima volta che TFC o qualche altra organizzazione del meanstream vi chiamerà, chiedete forti sconti. Il loro prodotto e la loro classe sono sopravvalutati e il vostro valore sottovaluto.

Francesco Veronesi
 
TORONTO - Un taglio sostanziale del 25 per cento delle bollette della luce per le famiglie e le imprese dell’Ontario. È quanto presenterà oggi la premier Kathleen Wynne a Queen’s Park, ultimo capitolo di una vicenda che negli ultimi mesi è diventata centrale nel dibattito politico provinciale. La leader liberale presenterà il piano del suo governo che dovrebbe essere effettivo da subito e che non dovrebbe, secondo le prime indiscrezioni, pesare sul bilancio provinciale. In sostanza il governo allungherà i tempi di pagamento del cosiddetto “aggiustamento globale”, una sorta di sovrattassa che paghiamo mensilmente con la bolletta della luce per coprire il buco creato dalla Provincia per finanziare le centrali nucleari e i progetti che si basano su fonti di energia a basso impatto ambientale con i gestori pubblici e privati. Secondo il piano del governo questo debito non sarà aumentato, ma semplicemente spalmato in un periodo di anni più lungo rispetto ai 20 previsti. Di conseguenza - è questo l’obiettivo dell’esecutivo liberale - dalle prossime bollette dovremmo assistere già a un calo significativo.
Andando ad analizzare i numeri, il calo effettivo nei prossimi mesi dovrebbe essere del 17 per cento che si andrà a sommare all’8 per cento che viene già tolto da gennaio, dopo che il governo Wynne aveva deciso di rinunciare all’aliquota provinciale dell’Hst.
Nel frattempo continuano pressioni a livello federale affinché Ottawa faccia altrettanto: se vi fosse il via libera - che al momento però appare alquanto prematuro - ci sarebbe un ulteriore calo del 5 per cento.
L’annuncio che sarà fatto oggi a Queen’s Park arriva a pochi giorni di distanza dalla proposta presentata dalla leader dell’Ndp Andrea Horwath. In quel caso, il piano prevedeva un taglio del 30 per cento e una profonda modifica delle politiche energetiche della Provincia: in primo luogo, il ritorno in mani completamente pubbliche di Hydro One, l’azienda provinciale che gestisce l’energia elettrica in parte privatizzata dal governo liberale.
Anche il leader del Progressive Conservative Patrick Brown ha chiesto a più ripreso un intervento del governo per tagliare i costi delle bollette, senza però presentare un piano organico. 
Secondo l’ultimo sondaggio della Forum Research, il tema delle bollette della luce e dei costi energetici sarà decisivo nella prossima campagna elettorale: circa un elettore su tre è pronto a votare a seconda della soluzione politica che sarà presentata per il taglio dei costi.
WASHINGTON - Via libera alla costruzione del muro al confine con il Messico, stop all’immigrazione dalla Siria e da altri Paesi “a rischio”.