Corriere Canadese

TORONTO - Dal porto di Zara a quello di Montreal. Le rotte di un “muletto” dalmato e della nave scuola più bella del mondo sono incrociate per la seconda volta dopo la bellezza di quasi 80 anni.  
La prima volta fu nel lontanissimo 1941, la seconda appena qualche giorno fa a Montreal. 
Nel 1941 Mario Angelucci, nato a Zara ma invecchiato a Toronto, era un “muletto” di 11 anni cui  venne il torcicollo per ammirare i pennoni più alti di un fantastico vascello che sembrava uscito dalla pagine di Emlio Sagari.  Il vascello era la nave scuola Amerigo Vespucci.  
Il ragazzino e la nave scuola si incontrarono la prima volta nel porto di Zara un anno dopo l’entrata  in guerra dell’Italia. Mussolini utilizzava la Regia Nave Vespucci e la sua gemella Regia Nave Colombo per scopi propagandistici, per illudere la gente che la guerra andava bene. Alla fine del conflitto, la Colombo fu data alla Russia come parziale risarcimento dei danni di guerra. Il magnifico vascello fu prima cannibalizzato, pi usato come nave trasporto ed infine affondato. 
La nave gemella sopravvissuta, ora battezzata Nave Scuola Americo Vespucci, fortunatamente, ha continuato ad addestrare il fior fiore dei marinai italiani, facendosi ammirare in tutti gli oceani della terra e diventando, a giudizio unanime, la nave più bella del mondo. La stupenda imbarcazione a vela costruita a Castellammare di Stabia, Napoli, nei cantieri che una volta avevano fatto della flotta di Borboni la seconda forza marinara del mondo, fu varata nel 1931. Negli ultimi tre anni, pur conservando l’immutato fascino, l’Unità è stata potenziata tecnologicamente. 
Nonostante le trasformazioni e adeguamenti in linea con il progresso tecnologico, la Vespucci non è mai venuta meno alla primitiva elegante sobrietà delle sue linee strutturali che si trasformano in una sontuosa, regale maestosita’ quando spiega le sue vele al vento.
«Quando l’ho vista, mi sono venute la lacrime agli occhi», racconta il “muletto” Mario ormai diventato “mulo” di vecchio corso.
«Dalla banchisa, mentre ero in fila con moltissima altra gente, ho cercato con gli occhi il pennone più alto sul quale garriva il Tricolore. Alla mia età mi emozioni facilmente. Davanti alla nave che avevo visitato, insieme alla buonanima di mio padre Riccardo, quando avevo in pantaloni corti, mi sono messo a piangere come un bambino, meno male. Meno male nel senso che la mia emozione ha attirato l’attenzione di uno dei tre sommozzatori che regolarmente ispezionano la ciglia della nave scuola, ogni volte che attracca in porto».
“Il marinaio mi chiede perchè sto piangendo. Io gli rispondo che l’emozione mi ha sopraffatto pensando a quella volta quando da ragazzo, nel 1941, misi piedi sulla tolda della Vespucci».
Quella vecchissima visita trasforma Mario da visitatore comune ad ospite di riguardo, praticamente un VIP. I marinai, e gli ufficiali, si rendono conto che Mario , in un certo senso, rappresenta un pezzo di storia del loro incredibile vascello.
L’87enne dalmata, esule due volte, ex portiere di calcio della vecchissima Italia di Toronto, ciclista da giovane e ciclista ancora oggi (col tempo buono pedala 40 km ogni secondo giorno), viene scortato in ogni angolo della nave, gli fanno vedere e gli spiegano tutto del veliero.
Lui Mario, quando non piange, riesce a ringraziare i marinari dicendo che loro sono la parte bella e sana dell’Italia, che la loro professionalità, la loro cortesia, la loro italianità ci rende tutti orgogliosi di avere radici tricolori.
L’ex “muletto” incontra, mariani e ufficiali. Gli stringe la mano anche il vice comandante che gli offre un espresso. Gli regalano libri e poster dell’Amerigo Vespucci e posano per le foto di rito.
«Ero mezzo imbranato  per l’emozione - ricorda Mario – e non ricordo i nomi dei ragazzi che mi hanno fatto sentire uno di loro. So soltanto che il sommozzatore era un siciliano, che ad offrirmi l’espresso è stata una bella signorina in divisa, la quale con una faccia seria seria mi ha detto: La prossima volta non aspetti 76 anni per rivenire a bordo». 
 

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Nicola Sparano

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