Messaggio del Presidente dell’associazione Dario Locchi
“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine Orientale”. Così recita la legge che nel 2004 ha istituito ufficialmente una giornata a ricordo di una terribile pagina di storia che interessò I territori dell’Istria a partire dall’autunno del ’43 fino al ‘47 dove furono rastrellate, deportate e uccise dai partigiani dell’esercito di Tito, migliaia di persone, perlopiù italiani: ancora oggi,tuttavia, dopo circa sessanta anni, non si hanno cifre ufficiali relative ai deportati, e a coloro che furone uccisi durante la prigionia e di coloro di cui non si seppe più nulla e che si presume siano finiti in fosse rocciose comuni profonde fino a 200 metri,tritemente famose come “foibe”. La persecuzione, e gli efferati atti di violenza che si ebbero in particolare nella “terra di nessuno”, vicina la confine italiano, provocaroono un esodo forzato della popolazione. Si stimano in circa 350mila gli italiani dell’Istria e della Dalmazia, che furono costretti a lasciare le proprie case e tutto quello che avevano e raggiungere I campi di raccolta in Italia, e da lì altre città in Italia, mentre molti di loro furono costretti ad emigrare all’estero. I primi Sodalizi fra gli emigrati giuliani, istriani, fiumani e dalmati sono stati costituiti alla fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta in Australia, in Argentina, in Canada e successivamente negli altri Paesi. Attualmente consistenti Comunità giuliano-dalmate sono presenti nei vari Stati dell’Australia, in numerose città dell’Argentina, in Brasile, in Cile, in Uruguay ed in Venezuela; in Canada e negli Stati Uniti; oltre che in vari Paesi dell’Europa e nelle altre regioni dell’Italia. Allo scopo di collegare organicamente tutte le Comunità giuliano-dalmate presenti nei vari Paesi ed i Circoli, i Club ed i Sodalizi e le Associazioni che le aggregano e le rappresentano, è stata costituita nel 1970, per iniziativa di un gruppo di pubblici amministratori e di personalità della vita culturale e sociale delle province di Trieste e di Gorizia, la Associazione Giuliani nel Mondo. Il Presidente dell’associazione Dario Locchi, proprio in occasione della ricorrenza di quest’anno, ha rivolto un messaggio a tutti coloro che hanno vissuto direttamente ed indirettamente questo dramma proprio per «riaffermare la continuità della memoria, soprattutto per le nuove generazioni, attraverso la conoscenza di quegli eventi». Citando Claudio Magris il presidente Locchi dice:«la memoria aiuta a capire la verità del passato e ancor di più ad affrontare il futuro. La memoria non è il passato, bensì l’eterno presente, di tutto ciò che ha senso e valore. Memoria significa pure rapporto con la propria identità e consapevolezza di quest’ultima». E aggiunge: « Gli eccidi del 1943 e del dopoguerra, compiuti contro migliaia di inermi e di innocenti al confine orientale dell’Italia, furono un crimine contro l’umanità. Non c’è consolazione possibile per riempire il vuoto che si spalanca nell’anima quando si è costretti ad abbandonare la propria casa e la propria terra.Come ha scritto Enzo Bettiza, anche quando l’esule riesce a rifarsi una vita, una famiglia, una prole, egli non sfugge, non può mai sfuggire completamente al “marchio del trauma iniziale”.Non possiamo curare questa invincibile malinconia. Possiamo però sforzarci di farla pienamente nostra come comunità nazionale. Anche questa è memoria condivisa. E’ il condividere un ricordo struggente. E il saperlo trasformare in memoria comune».









