Thursday, May 17, 2012

Tag Archive | "associazioni italo-canadesi"

Tags: , , , ,

È viva l’italianità di Victoria, capitale della British Columbia

Posted on 03 August 2010 by Elena

La vicepresidente Giovanna Spagnolo Greco ci racconta il Leonardo Da Vinci Centre

Di ELENA SERRA

VICTORIA – L’italianità rimane forte a prescindere dal luogo nel quale un emigrante italiano decide di trasferirsi. È rigogliosa in tutto l’Ontario e nel Québec – grazie anche alla forte multiculturalità – e riaffiora in diverse città muovendosi verso Ovest nel Paese, sino ad arrivare a Vancouver. Ma la comunità italiana è presente anche oltre la città principale della British Columbia che si affaccia sul Pacifico, ed allora ecco che si arriva a Victoria, meno di 80mila abitanti di cui circa 6mila italiani.

«Negli anni Cinquanta un gruppo di persone si è riunito con l’intento di aiutare gli immigranti italiani che decidevano di trasferirsi qui a Victoria – ha raccontato al Corriere Canadese Giovanna Spagnolo Greco, vicepresidente del Leonardo Da Vinci Centre – Dopo anni di lavoro, nel 1955 è stato quindi fondato il Victoria Italian Assistente Center» del quale fanno parte oggi circa 350 persone. Dall’originale obiettivo di fornire supporto ad immigranti italiani, le attività si sono poi indirizzate verso la conservazione della cultura italiana e l’organizzazione di eventi per mantenere il senso di comunità.
«Oggi ci riuniamo per la festa della mamma e del papà, e a settembre celebriamo i nonni. Inoltre ci ritroviamo tutti per cene preparate con l’aiuto di tutta la comunità. Abbiamo la castagnata ed altre attività che spesso non sono nel calendario e nascono spontaneamente. A tutto ciò si aggiunge l’annuale picnic ed i giochi per i bambini». La vicepresidente ci parla poi del desiderio di italianità: «Molte persone che fanno parte del nostro centro sono arrivate qui tra gli anni Quaranta e Cinquanta – spiega – Ma nonostante ciò c’è una forte volontà di mantenere vive le tradizioni e la cultura italiana, anche grazie alle nuove generazioni che sanno quanto tutto questo sia importante per i propri nonni o genitori. La partecipazione non è numerosa come vorremmo, ma l’interesse c’è».

Tra le tante attività offerte del Leonardo Da Vinci Centre, vi sono anche corsi di italiano per adulti e bambini. «Quando ero presidente, tra il 1999 ed il 2005, ho reinserito nelle attività i corsi di italiano, che erano stati sospesi nel 1989 a causa del taglio dei fondi – racconta Giovanna Spagnolo Greco – Ricominciare è stato davvero difficile: la prima classe era frequentata solo da 10 bambini, ed anche ora non è facile coinvolgere i più giovani in corsi del genere, perché sono impegnati in tantissime attività. Per questo motivo il numero dei bambini iscritti è calato tanto negli anni, e spesso coloro che li frequentano sono adulti che vogliono recarsi in Italia. Durante l’anno abbiamo infatti tre corsi per adulti, e abbiamo sia studenti italo-canadesi che di altre nazionalità».

Approfondendo la conversazione, si arriva ad affrontare un punto focale per il futuro dell’italianità in tutte le comunità del Canada, ossia quello della partecipazione giovanile. «I giovani si divertono molto quando si ritrovano tutti insieme nei nostri eventi, soprattutto i più piccoli, perché possono correre e godersi le attività che organizziamo per loro – prosegue la vicepresidente -. Questo è anche dovuto al fatto che la nostra comunità è un po’ sparsa nel territorio, e spesso non è facile incontrarsi».

Pur essendo la capitale della British Columbia, Victoria è infatti situata sull’isola di Vancouver, e i circa 100 km di distanza dalla terra ferma possono rendere ancora più difficile il mantenimento della propria cultura.
«Vi sono quindi alcuni giovani che si ritrovano insieme solo al nostro centro in occasione degli eventi, e per questo si divertono molto». Se le chiediamo se i giovani italo-canadesi sono abbastanza coinvolti e spronati dalle famiglie, soprattutto riguardo la lingua, lei risponde: «Posso parlare per esperienza personale, perché i miei genitori hanno sempre parlato italiano, ed io ho fatto lo stesso con i miei figli. Ma è davvero difficile trasmettere una lingua ai bambini, perché una volta che iniziano ad andare a scuola la cultura e la lingua del luogo nel quale si vive prendono il sopravvento. I giovani conservano le tradizioni ed amano il cibo, ma mantenere la lingua viva è davvero difficile».

Arriva quindi la domanda d’obbligo: la lingua italiana verrà del tutto persa in Canada?
«Spero non si arrivi a perderla del tutto, ed in questo anche eventi musicali possono aiutare – conclude la vicepresidente – Comunque nella costituzione del nostro centro si dice che le nostre attività devono continuare anche se vi partecipano solo una decina di persone, quindi almeno per il prossimo secolo sappiamo che qualcosa sopravvivrà».

Comments (0)

Tags: , , , , ,

Nel West-Island l’italianità senza divisioni

Posted on 26 July 2010 by Elena

Il presidente Egidio Vincelli: «Una ricchezza il fatto di provenire da regioni diverse»

Di ELENA SERRA

KIRKLAND (QUÉBEC) – L’Associazione italo-canadese del West-Island si trova a Kirkland, cittadina di poco più di 20.000 abitanti nel Sud del Québec. Seppur lontani dalla grande comunità italiana di Montréal, gli abitanti del West-Island si sono organizzati, hanno celebrato la loro italianità, ed offrono oggi uno dei centri di riferimento degli italo-canadesi dell’intera regione.

«Molte associazioni intorno a Montréal hanno iniziato le loro attività negli anni Sessanta, in concomitanza con lo sviluppo dei quartieri italiani – ha raccontato al Corriere Canadese Egidio Vincelli, presidente dell’associazione – Per quanto ci riguarda, circa vent’anni fa abbiamo deciso di riunirci come associazione perché ciascuno di noi rappresentava una minoranza». Pur essendoci circa 300.000 italo-canadesi nel Québec, Vincelli racconta infatti come la situazione fosse diversa dalla realtà di Montréal, dove vi è un gran numero di persone che provengono dalla stessa regione o parte d’Italia. «Per questo abbiamo deciso di riunirci e celebrare il fatto di essere italiani».

Altro fattore importante, continua il presidente «è stata la velocissima diffusione della lingua inglese che, dopo quella francese, attirava le nuove generazioni a scapito della lingua italiana. Qui non vi sono chiese italiane o luoghi che è possibile frequentare per preservare la nostra lingua e cultura, così abbiamo deciso di crearli noi».
Così è nata l’Associazione italo-canadese del West-Island, che tre anni fa ha avuto il grande salto di qualità, iniziando a promuovere attivamente la lingua italiana attraverso corsi, agevolati anche dal fatto che molti italo-canadesi e giovani di seconda e terza si stanno trasferendo da Montréal verso il confine con l’Ontario.
«Attualmente qui nel West-Island ci sono circa 300 bambini che seguono i corsi d’italiano il sabato mattina, il che è una dato davvero positivo, al quale si aggiungono poi anche gli adulti». I corsi sono aperti a tutti, e vengono frequentati non solo da italo-canadesi ma anche da tedeschi, spagnoli e francesi che amano l’Italia.

«Queste esperienze positive ci hanno portato ad introdurre altre attività ed elementi della nostra cultura, come la Tombola, mostrando a tutti che Tombola e Bingo non sono la stessa cosa. Per noi è importante coinvolgere tutta la comunità nella quale viviamo e non isolarci da essa, quindi abbiamo anche eventi di solidarietà, come il torneo di golf che raccoglie fondi per l’ospedale, e la Giornata Multiculturale del 25 agosto».
Il presidente dell’associazione, che conta oggi più di 1.000 iscritti, parla anche della situazione dei giovani: «Certo, se la Nazionale di calcio fosse arrivata alla finale della Coppa del Mondo, sono convinto che sarebbero stato più facile coinvolgere i giovani in tutto ciò che è italiano – scherza Vincelli – La verità è che i giovani hanno bisogno di un motivo per avvicinarsi all’italianità, non possono farlo solo perché il nonno era italiano. Capisco che a volte possano essere più attratti da altre cose, da sport o altri passatempi, e credo che la chiave giusta sia quella di rendere l’italiano e altri aspetti della nostra cultura parte integrante della loro vita. Non è facile, ma più di 300 bambini che studiano l’italiano ogni sabato vogliono dire qualcosa».
Per aiutare le famiglie a far frequentare i corsi di italiano ai propri figli, l’associazione sta ora collaborando con la business community, per riuscire a fornire sostegni economici.

Per quanto riguarda l’associazionismo, il messaggio lanciato dal West-Island appare di chiara unità e cooperazione: «Io sono per l’unità, sono contro le divisioni. In tutte le nostre attività cerchiamo sempre di lavorare insieme alle altre associazioni italo-canadesi della zona. Ritengo una ricchezza il fatto che non proveniamo tutti dalla stessa parte dell’Italia, perché ciò ci fa sentire italiani e non molisani o abruzzesi. Questo è un messaggio importante anche per i giovani ed i bambini, il fatto che loro dicano “sono italiano”, senza divisioni interne. Inoltre oggi ci si sposa con persone di diverse etnie e religioni, e quindi queste divisioni non hanno senso. La realtà è questa, non la si può negare. Bisogna aprire le proprie menti e lavorare tutti insieme. Sono ormai passati i tempi dell’immigrazione, quando ci si sentiva soli e si era una minoranza. Ora gli italo-canadesi sono forti e non abbiamo più bisogno di divisioni. Gli italiani hanno fatto la storia, ed hanno ancora tanto da dire. Questo è il messaggio della nostra associazione».

Comments (1)

Tags: , , , ,

Social network, il futuro di Forza Giovani

Posted on 20 July 2010 by Elena

Tra i nuovi progetti dell’associazione le collaborazioni con le università della Gta

Di Elena Serra

TORONTO – Applicazioni per telefoni cellulari, collaborazioni con le università e la partecipazione alla National Exhibition. Sono passi importanti quelli che Forza Giovani, l’associazione di e per i giovani italo-canadesi di Toronto, si propone di compiere nell’immediato futuro.
Il primo evento ufficiale che ha avuto luogo il 23 giugno al Capitol Event Theatre di Toronto, e che ha presentato l’associazione a tutta la comunità italo-canadese, è stato infatti un importantissimo trampolino di lancio per le loro attività.

«Siamo stati davvero colpiti dalla risposta e dalla partecipazione della comunità» ha raccontato al Corriere Canadese il presidente di Forza Giovani Mario Pileggi, entusiasta della presenza di circa 400 persone, compreso il console generale di Toronto Gianni Bardini e il chairman di Wind Mobile Anthony Lacavera.
«La cosa più bella è stata la partecipazione di italiani che erano qui a Toronto in vacanza e che avevano conosciuto Forza Giovani ad un festival italiano – continua Pileggi – Questo evento ci ha sicuramente confermato che quella che stiamo percorrendo è la strada giusta, e che dobbiamo puntare sui giovani».

Per questo motivo l’associazione sta lavorando ad alcuni progetti importanti che si propongono di puntare maggiormente sulle risorse che i giovani italo-canadesi dai 16 ai 35 hanno da offrire. «Non vogliamo fare troppe cose tutte insieme, ma preferiamo concentrarci su determinati progetti e svilupparli bene».

Sicuramente è importante l’opportunità che Forza Giovani ha ricevuto da Adlure Media, che fornirà loro un sito web compatibile con tutte le principali marche di telefoni cellulari – iPhone, Blackberry e Motorola – e che permetterà quindi a Forza Giovani di avere la propria “app” per telefonini. La presenza dell’associazione alla National Exhibition 2010 permetterà inoltre di superare la cifra dei 300 membri raggiunta durante l’evento di giugno, e lo sviluppo di una futura collaborazione con le tre principali università della Gta – UofT, Ryerson University e York University – darebbe loro la possibilità di coprire e coinvolgere l’intera rete di giovani di Toronto.

Comments (0)

Tags: , , , ,

«Associazionismo senza divisioni»

Posted on 28 May 2010 by Caterina

Mario Tattoni: unire le forze e attirare sempre di più i giovani
Di ELENA SERRA
BURLINGTON – Una numerosa comunità italo-canadese ed un altro numero di club o associazioni non stanno necessariamente a significare una forte partecipazione della comunità, o uno spiccato senso di italianità.
Questa sembra essere la situazione descritta al Corriere Canadese da Mario Tattoni, emiliano di nascita, in Canada dal 1961, e presidente dell’Italian Canadian Club of Burlington dal 1998.
«Il nostro social club è stato fondato nel 1982, e oggi conta 255 simpatizzanti e circa 100 membri. Il nostro obiettivo – racconta il presidente – è quello di reclutare il maggior numero di famiglie possibili, perché siamo convinti che il futuro del club sia in mano ai bambini e ai giovani».
Ma proprio l’importanza attribuita dal club alle nuove generazioni ne ha rappresentato l’ostacolo principale, «soprattutto alla fine degli anni Novanta quando ho assunto la presidenza, il club stava seriamente rischiando di morire per la mancanza di adesioni e partecipazione della comunità – racconta Tattoni – C’è voluto molto tempo e lavoro, ma ora finalmente abbiamo famiglie giovani con bambini che fanno parte del nostro club e prendono parte alle nostre attività».
Questo miglioramento è stato però «molto lento e difficile, ed ancora adesso non mi ritengo soddisfatto» spiega Tattoni, ricordando che la comunità italo-canadese di Burlington conta almeno 20.000 persone. «La città è cresciuta molto, demograficamente siamo vicino ad Hamilton, e molti sono arrivati nella nostra zona da Toronto. Ma attrarre i giovani sembra un’impresa davvero difficile».
Priorità di tutte le associazioni e club italo-canadesi, i giovani appaiono però, sfuggenti o addirittura irraggiungibili.
«Se devo essere sincero, ritengo che i genitori siano la causa della mancanza d’interesse delle nuove generazioni verso l’italianità, perché credo che si sia trascurata l’importanza di trasmettere ai figli il senso di italianità» afferma il direttore. «Penso questo sia un problema che tutta la comunità italo-canadese si trova ora ad affrontare».
In particolar modo, sottolinea Tattoni, queste mancanze sono molto visibili se si pensa alla non conoscenza della lingua italiana, ma toccano un po’ tutti gli aspetti della cultura e delle tradizioni. «Di sicuro si parla pochissimo l’italiano. Quello che però sto notando è una forte crescita d’interesse dei giovani una volta completata la maturità, intorno ai 30 anni, che li porta a riavvicinarsi a quelle che sono le radici familiari. Lo vedo nelle giovani coppie con bambini, che spingono i propri figli a frequentare i corsi d’italiano e, anche se loro stessi non lo sanno parlare -perché magari l’hanno abbandonato ai tempi delle scuole superiori – vogliono ricominciare a studiarlo».
Note positive quindi, che dovrebbero però essere colte da tutti in maniera diversa, magari accompagnate da un cambio di mentalità per quello che ha rappresentato fino ad oggi il mondo dell’associazionismo. Tutto questo perché il problema del passaggio del testimone dell’italianità alle nuove generazioni dovrebbe, secondo Tattoni, essere affrontato in modo diverso, nella sua area così come in tutto il Paese. «Nella nostra regione, ad esempio, abbiamo molte organizzazioni e club, ma sembra che ognuno voglia solo lavorare per se stesso. Il nostro club non si limita ad accogliere italiani di una sola regione, bensì raccoglie italo-canadesi di tutta Italia. Penso che oggigiorno i club regionali stiano morendo perché non hanno più motivo di esistere. Non ha senso avere quattro o cinque club nella zona, ciascuno con pochissimi soci, o avere delle attività in un parco e vedere che vicino a noi c’è un altro evento di un’altra associazione. Ma soprattutto i club che posseggono una sede sembrano essere molto chiusi in se stessi».
Per il futuro dell’italianità in Canada sono quindi necessari dei cambiamenti profondi, e Tattoni lancia un appello a tutte le associazioni e club: «Ritengo che sarebbe più ragionevole unire le forze, lavorare insieme, e sono certo che i risultati risulterebbero più soddisfacenti. Sarebbe davvero importante trovare quell’unità nei club che oggi manca, anche perché il fine delle nostre attività dovrebbe essere uguale per tutti. Una migliore cooperazione ed organizzazione vorrebbe dire risolvere il problema della sopravvivenza dei club stessi, risolvere il problema dei giovani e garantire il mantenimento della lingua e della cultura italiana».

«Associazionismo senza divisioni»
Mario Tattoni: unire le forze e attirare sempre di più i giovani
Di ELENA SERRABURLINGTON – Una numerosa comunità italo-canadese ed un altro numero di club o associazioni non stanno necessariamente a significare una forte partecipazione della comunità, o uno spiccato senso di italianità.Questa sembra essere la situazione descritta al Corriere Canadese da Mario Tattoni, emiliano di nascita, in Canada dal 1961, e presidente dell’Italian Canadian Club of Burlington dal 1998.«Il nostro social club è stato fondato nel 1982, e oggi conta 255 simpatizzanti e circa 100 membri. Il nostro obiettivo – racconta il presidente – è quello di reclutare il maggior numero di famiglie possibili, perché siamo convinti che il futuro del club sia in mano ai bambini e ai giovani». Ma proprio l’importanza attribuita dal club alle nuove generazioni ne ha rappresentato l’ostacolo principale, «soprattutto alla fine degli anni Novanta quando ho assunto la presidenza, il club stava seriamente rischiando di morire per la mancanza di adesioni e partecipazione della comunità – racconta Tattoni – C’è voluto molto tempo e lavoro, ma ora finalmente abbiamo famiglie giovani con bambini che fanno parte del nostro club e prendono parte alle nostre attività». Questo miglioramento è stato però «molto lento e difficile, ed ancora adesso non mi ritengo soddisfatto» spiega Tattoni, ricordando che la comunità italo-canadese di Burlington conta almeno 20.000 persone. «La città è cresciuta molto, demograficamente siamo vicino ad Hamilton, e molti sono arrivati nella nostra zona da Toronto. Ma attrarre i giovani sembra un’impresa davvero difficile».Priorità di tutte le associazioni e club italo-canadesi, i giovani appaiono però, sfuggenti o addirittura irraggiungibili. «Se devo essere sincero, ritengo che i genitori siano la causa della mancanza d’interesse delle nuove generazioni verso l’italianità, perché credo che si sia trascurata l’importanza di trasmettere ai figli il senso di italianità» afferma il direttore. «Penso questo sia un problema che tutta la comunità italo-canadese si trova ora ad affrontare».In particolar modo, sottolinea Tattoni, queste mancanze sono molto visibili se si pensa alla non conoscenza della lingua italiana, ma toccano un po’ tutti gli aspetti della cultura e delle tradizioni. «Di sicuro si parla pochissimo l’italiano. Quello che però sto notando è una forte crescita d’interesse dei giovani una volta completata la maturità, intorno ai 30 anni, che li porta a riavvicinarsi a quelle che sono le radici familiari. Lo vedo nelle giovani coppie con bambini, che spingono i propri figli a frequentare i corsi d’italiano e, anche se loro stessi non lo sanno parlare -perché magari l’hanno abbandonato ai tempi delle scuole superiori – vogliono ricominciare a studiarlo».Note positive quindi, che dovrebbero però essere colte da tutti in maniera diversa, magari accompagnate da un cambio di mentalità per quello che ha rappresentato fino ad oggi il mondo dell’associazionismo. Tutto questo perché il problema del passaggio del testimone dell’italianità alle nuove generazioni dovrebbe, secondo Tattoni, essere affrontato in modo diverso, nella sua area così come in tutto il Paese. «Nella nostra regione, ad esempio, abbiamo molte organizzazioni e club, ma sembra che ognuno voglia solo lavorare per se stesso. Il nostro club non si limita ad accogliere italiani di una sola regione, bensì raccoglie italo-canadesi di tutta Italia. Penso che oggigiorno i club regionali stiano morendo perché non hanno più motivo di esistere. Non ha senso avere quattro o cinque club nella zona, ciascuno con pochissimi soci, o avere delle attività in un parco e vedere che vicino a noi c’è un altro evento di un’altra associazione. Ma soprattutto i club che posseggono una sede sembrano essere molto chiusi in se stessi». Per il futuro dell’italianità in Canada sono quindi necessari dei cambiamenti profondi, e Tattoni lancia un appello a tutte le associazioni e club: «Ritengo che sarebbe più ragionevole unire le forze, lavorare insieme, e sono certo che i risultati risulterebbero più soddisfacenti. Sarebbe davvero importante trovare quell’unità nei club che oggi manca, anche perché il fine delle nostre attività dovrebbe essere uguale per tutti. Una migliore cooperazione ed organizzazione vorrebbe dire risolvere il problema della sopravvivenza dei club stessi, risolvere il problema dei giovani e garantire il mantenimento della lingua e della cultura italiana».

Comments (0)

Tags: , , , , ,

Il console alla comunità: «Dobbiamo collaborare»

Posted on 29 April 2010 by Elena

I presidenti delle associazioni hanno risposto positivamente all’incontro proposto da Bardini
di ELENA SERRA

TORONTO – È stato un incontro che in molti hanno definito più unico che raro quello che martedì sera ha raccolto al Columbus Centre i presidenti di tutte le associazioni e club dell’Ontario.
Il tutto era partito semplicemente dall’e-mail del console generale Gianni Bardini che, ringraziando tutti della disponibilità che aveva portato al completamento della rete associativa, chiamava tutti a raccolta in un incontro che ne avrebbe “testato” l’efficacia. Ed è stato un successo.

Nella sala Rotonda del Columbus Centre è stato il console stesso a fare da moderatore all’incontro, e da vera e propria guida verso quello che era l’obiettivo della serata organizzata insieme al Comites. «L’intento di questo nostro incontro è quello di un approccio concreto – ha spiegato Bardini iniziando il suo discorso – e di un invito alla collaborazione anche attraverso l’uso della nostra rete associativa che abbiamo appena creato».
Punto di partenza del dibattito sono stati tre progetti nei quali il consolato generale è direttamente coinvolto, e che sono stati definiti «di interesse comune». Il primo di essi è stato introdotto dal cav. Marino Toppan, che ha espresso il desiderio e l’esigenza di onorare gli italiani caduti sul lavoro. «Ci sono monumenti, ma non ci sono nomi – ha affermato Toppan – ed i nostri figli e nipoti devono sapere chi ha perso la propria vita nella costruzione dell’Ontario». Forte amarezza è trapelata dal cavaliere quando ha raccontato le difficoltà burocratiche che rendono molto difficile l’ottenimento della lista dei caduti sul lavoro, e si è rivolto all’intera comunità in cerca di aiuto: «Bastano due per avere il plurale, ma sono centinaia le persone che sono morte, e dobbiamo trovare il modo di onorarle». La gente si dimentica troppo facilmente, ha concluso Toppan, «ma i nomi di queste persone rimarrebbero per sempre».

La parola è poi passata a Daniele Procacci, che ha spiegato il progetto Storia dell’emigrazione italiana in Canada a fumetti, finalizzato a conservare la memoria dei tanti immigrati italiani in Canada che ora saranno in grado di trasmetterla ai propri figli e nipoti. «Questo avverrà attraverso un linguaggio ben conosciuto ai giovani, quello dei fumetti – ha spiegato Procacci – che permetterà loro di rafforzare il legame con le proprie radici». Il progetto, che ha impegnato Procacci ed il suo team per due anni e mezzo, dovrebbe vedere pubblicata la sua edizione definitiva a settembre, «ma stiamo cercando di fornire al pubblico la prima parte entro la festa della Repubblica del 2 giugno». In questo caso è stato chiesto a tutte le associazioni un aiuto di diffusione dell’opera nella propria comunità, in modo tale da farla conoscere al maggior numero di persone possibili, visto che si tratta di una parte della storia degli italo-canadesi.

Corrado Paina, segretario generale della Camera di Commercio italiana dell’Ontario, ha invece parlato dell’esperienza di lavoro in Italia per giovani italo-canadesi. «Un’esperienza lavorativa nel Belpaese permetterebbe ai giovani di crearsi una qualifica e rafforzare quel legami con le radici della propria famiglia» ha spiegato Paina, sottolineando l’importanza di apprendere la lingua italiana con un metodo «attivo». Il progetto, in collaborazione con numerose aziende ed enti italiani che si sono resi disponibili, dovrebbe partire all’inizio del 2011. «È necessario che i nostri giovani abbiano un’esperienza positiva, e per questo è giusto che l’intera comunità si faccia carico delle spese» ha detto Paina rivolgendosi al pubblico presente. «Le associazioni italiane sono talmente tante che il contributo che chiediamo a ciascuno di voi è davvero ragionevole».

La serata è poi proseguita con diversi interventi dei presidenti delle associazioni e membri della comunità, che hanno ringraziato il console per l’organizzazione dell’incontro, ed espresso il proprio parere sui temi affrontati.
Alcuni si sono semplicemente presentati alla comunità, ed in molti hanno colto il desiderio del console rendendosi disponibili a cooperare. Erano presenti anche molti giovani che hanno voluto mettere a tacere coloro che criticano il loro disinteresse verso l’italianità, e hanno espresso la volontà di fare tutto ciò che è necessario per afferrare il testimone e non perdere la lingua e la cultura italiana.
È apparso chiaro che tutti hanno lasciato il Columbus Centre più che soddisfatti, alcuni anche sorpresi, con in mente le ultime parole pronunciate dal console: «Cerchiamo di essere uniti».

Comments (0)

Tags: , , , ,

È online l’elenco delle associazioni

Posted on 22 March 2010 by Concita

TORONTO – È disponibile sul sito del Consolato Generale d’Italia a Toronto www.constoronto.esteri.it, alla voce “Il Consolato”, “Albo delle Associazioni Italo-Canadesi”, l’elenco aggiornato delle Associazioni censite nei mesi scorsi.

È possibile visionare, cliccando sugli apposti link sia in inglese sia in italiano, due distinti elenchi. Il primo riguarda le Associazioni che hanno autorizzato questo Consolato Generale a pubblicare i dati che le riguardano, il secondo le Associazioni che a tutt’oggi non hanno fatto pervenire tale autorizzazione. Tutti i sodalizi che intendano far rilevare inesattezze o aggiornare i propri dati, sono pregate di contattare il Consolato Generale all’indirizzo e-mail console.toronto@esteri.it.
Il Console Generale
Min. Plen. Gianni Bardini

VAI ALL’ELENCO

Comments (0)

Tags: , , , , , , , , ,

«Nel nostro futuro i giovani e la cultura»

Posted on 24 February 2010 by Concita

Secondo Moreno Bernardi, presidente del Circolo Ricreativo Toscano, le basi per garantire continuità al sodalizio sono state gettate

di MARIELLA POLICHENI

Moreno Bernardi

TORONTO – È un sodalizio, il Circolo Ricreativo Toscano, già proiettato verso il futuro.
Un presidente dinamico, Moreno Bernardi, 50 anni, un gruppo in seno al Circolo, I giovani toscani di Toronto, tante idee chiare e grande determinazione a passare il testimone alle nuove generazioni è quel che caratterizza questo Circolo che vanta 347 tesserati. «Paura di scomparire? Il pericolo c’è, ma noi stiamo facendo di tutto per portare avanti iniziative che interessano i giovani».

«Notiamo con piacere dei progressi – dice con un sorriso il presidente in carica da due anni Bernardi dopo essere stato vicepresidente per altri due – il gruppo di giovani che si è formato tre anni fa ha un certo livello di autonomia ma anche delle responsabilità verso il Circolo stesso. Noi li incoraggiamo, diamo loro una spinta quando serve e notiamo che cominciano a muovere i primi passi dando vita a picnic e festicciole, qualche concerto ma vorrebbero riuscire a organizzare tanti eventi culturali».

Hanno una loro costituzione, un loro logo, questi giovani di origine toscana dei quali Adamo Nardi, 25 anni è il presidente e Christina Sebastiani, 23 anni, la vicepresidente: «La nascita del gruppo dei giovani è stata ufficializzata dalla Regione per cui adesso, come già accade con noi, la Regione Toscana darà loro un sussidio per portare avanti iniziative sia culturali che destinate a mantenere vivo il legame con la Regione – spiega Bernardi in un meraviglioso italiano con una leggera inflessione toscana, nato a Toronto da genitori originari di Bagni di Lucca – organizziamo da tempo una serata di gala durante la quale premiamo con il Trofeo Cristoforo Colombo 12 ragazzi dal grado 1 al grado 11, e da tre anni a questa parte, anche dodici giovani iscritti alle università o ai college con borse di studio. Privilegiare la cultura e un inserimento prestigioso dei ragazzi nel mondo del lavoro è la nostra priorità».

È proprio al fine di raccogliere i fondi per le borse di studio (parte del denaro va anche alla Alzheimer Society) che il Circolo organizza ogni anno un torneo di golf. “I giovani prima di tutto” sembra essere lo slogan fatto proprio dai toscani. «Dobbiamo precisare che ben 25 anni fa la nostra Regione spinse, senza fortuna, affinchè fosse creato un movimento formato dai ragazzi – spiega il presidente Bernardi – i direttivi del passato non ne hanno capito l’importanza e di conseguenza non hanno profuso alcun impegno e alcuna volontà nel far sì che i ragazzi si unissero. Adesso è davvero giunto il momento di guardare avanti e di dare una mano ai nostri giovani nel farlo». Quel che sta a cuore a Bernardi è anche lo studio della lingua italiana: «Io sono nato a Toronto e parlo italiano, le mie figlie parlano un buon italiano – dice il presidente – purtroppo però la maggior parte dei ragazzi non lo parlano per cui mentre da un lato dirigiamo i nostri sforzi verso lo studio della lingua di Dante, dall’altro possiamo avvicinarli alla nostra cultura attraverso la lingua inglese».

In fondo, l’italianità, dice Bernardi, è fatta di tante cose: la lingua sì, ma anche la gastronomia, la cultura, la moda, la storia. La nostra storia. «A noi manca la celebrazione di una festa importante – aggiunge Moreno Bernardi che condivide l’idea del Console Gianni Bardini di organizzare un evento comunitario importante nel 2011 in occasione del 150º anniversario dell’Unità d’Italia – sarebbe bello poter dar vita a una festa di grande portata, una festa che unisca tutta la nostra comunità».

Le idee ci sono, i giovani pure, la volontà non manca. «Il mio team collabora, pensiamo tutti in maniera progressista, non ci sono interessi personali ma solo tanta voglia di divertirci e di puntare al futuro con i nostri giovani», conclude Bernardi.

Comments (0)

Tags: , , , , , , ,

«Cultural and generational gap»

Posted on 29 January 2010 by Caterina

Guido Braini hopes to get youth aboard despite difficulties
by Mariella Policheni

TORONTO – “It’s obvious we’d like that our language and culture continues to live on through our children and grandchildren,” says Guido Braini, the president of the Giuliano Dalmato Club of Toronto.Italy and Italianià are terms that especially enthuse Braini, who says that handing down one’s Italian-ness to the next generation is the goal of every organization but difficulties are a common denominator for clubs and associations.“We’re all in the same boat,” says Braini, who’s been president since 1990.  “It’s not easy to involve the new generations. There’s the cultural along with the generational gap. To encourage them to participate we even organized chess tournaments but with minimal results.  The only event they freely participate in is the picnic.  It could be because you’re in open air in a big park, or because of the games and sports activities – it’s a fact that the big summer outing attracts them.”
Braini attempts to analyze why youth don’t care to take part in the organizations founded by their grandparents and parents – societies created from the desire to keep the memory of one’s origins alive.
“The problem, from my point of view, is that with the generation gap that has always existed between parents and children, one can add the cultural discrepancy in the sense that this youth grew up and absorbed a different culture from ours. They speak English, they’re integrated – and rightfully so – in an Anglo Saxon society,” continues Braini.  “The result is that we lost our youth by the wayside.  And forcing them to do something they don’t feel isn’t right.  We’ve tried, and will continue to attempt to spark their interest in our clubs, but they must be the ones who feel the need to participate. We’ve also begun introducing them to English-language books about Italy and especially on the history of our exodus.  Even the voyages to Italy are certainly a winning method of having them fall in love with the Bel Paese.”
Braini’s sons, Roberto, 50, and Mario, 44, participate to a good extent.
“They’re interested and this gives me great pleasure,” said Braini.  “My grandchildren, instead, did not want to attend Italian-language courses.  If the will isn’t there, there’s no use insisting.  However, what angers me a bit is when the young people suddenly have a rediscovery of being Italian when the Italian national soccer team wins the World Cup.  That’s too easy.”
Despite the obvious difficulties, Braini tries to remain optimistic, envisioning a long future for the associations: “I want to think positively so if we manage somehow to adjust our aim and involve the youth, we’ll go forward,” continues Braini.  “As long as we of the old guard are around, the clubs won’t disappear.  But after that I hope that the youth decide to take over and move forward.”

Comments (0)

Tags: , , , , , , , ,

The Italian community talks about its future

Posted on 15 January 2010 by Caterina

COMITES of Toronto shares views on engaging youth and organizing events

by CONCITA MINUTOLA

The Italian community in Toronto is undergoing a period of transformation as it considers various restructuring approaches. Wednesday evening, advisors and representatives from the associations and federations reunited to discuss the future at a meeting at Columbus Centre organized by COMITES of Toronto (association of Italians Abroad, Toronto district).It was a “brainstorming” session – in the words of Consul General Gianni Bardini who was present at the round table – to identify challenges and issues of generational turnover, and to discuss new proposals such as an Italian day to bring together, celebrate, and promote the Italian-Canadian reality in Toronto with a June 24 Cabot Day, for example.
Italian-Canadian organization presidents are open to dialogue and willing to collaborate in the open debate on modalities of restructuring, amid the optimism and pessimism, to ensure survival of the associations and clubs.
For his part, COMITES president and moderator of the round table, Gino Cucchi, affirmed the availability of COMITES to “act as coordinator, offer space, and share ideas, without judging the decisions taken by associations, which are and must remain independent.”
Cucchi also pointed out there will be follow-up round tables to discuss the future of associations, the role of youth, and events for the community.
Passing the torch to the youth is fundamental, emphasized COMITES member Fulvio Florio. But how?
Italian-Canadian youth are attracted to the Italy of today, attests Cristiano De Florentis, speaking on the success of the L’Altra Italia association which attracts increasing numbers of university and college students.
These are youth who are integrated into the Canadian social fabric, therefore solidarity among immigrants and a sharing of local traditions – which was the basis for the founding Italian associations – today are no longer elements for aggregating. This is the analysis that emerged during the course of the debate.
Cosmo Femia, president of Federazione Giovani Italo-Canadesi (FGIC), reassures us however, in their willingness to create new generations who “know how to speak Italian.”
“It’s not true that associations are finished. They only need to restructure,” says Antonio Porretta, advisor for Lazio region, who invites advisors from other Italian regions of Canada to reunite and discuss common strategies in support of associations and the Italian-Canadian community during this period of transition.
Caroline Di Cocco, president of Federazione Lazio calls for “discussions for a common strategy among federations,” reminding us that the associations are part of Canadian society, and of the importance of opening up and promoting ourselves.
“Times have changed and a round table on the survival is essential for understanding how we, together, can do something for the future,” confirms Di Cocco.
Tony Marcantonio from Campania region also emphasizes the urgency of an analysis.
Also joining the chorus is Franco Sampogna, Molise region advisor and president of the Federazione delle associazioni molisane in Ontario.
“The associations are headed towards extinction. We need to collaborate,” he invites, citing the successful example of the Italian-American community, “because much can be achieved, at least for the youth, by collaborating.”
“This is a positive step,” says Vincenzo Antezza, advisor for Lucania, who questions however how many truly are open to dialogue, and how visible COMITES is.
Tony Silipo of Federazione dei calabresi invited COMITES to join in along with the federations “when it involves taking a position with government or with the Consulate,” and expressed his regret over the absence of the National Congress of Italian-Canadians.
“The Calabrian federation,” he reassures, “is always open to all institutions,” and is in favour of a Cabot Day for June 24.
Roberto Bandiera from Molisani ne Mondo re-proposed the idea of an Italian week, including a big parade but “the problem is to see if the people are prepared to (do the) work,” appealing to such institutions as COMITES and the Consulate to urge the associations to come together.
COMITES councillor Mario Marra confirmed the willingness of his organization, calling for openness, and considers that a Cabot Day in Canada can be similar to Columbus Day in the U.S.A. – a world-renowned event.
“But you have to start with the basics,” he added. “This is the first step – another successful COMITES reunion organized by Mimmo Rizzo confirms that we’ll continue to have success.”
“I marvel at the pessimism,” says Lucia Flaim of Club Trentino pointing out the generation gaps of today, and not only for the Italian-Canadian community. Citing the NEXT (Nuove energie per il Trentino) program, Flaim invites us to look to the future with enthusiasm, giving youth autonomy and having faith in their professionalism.
“We chose the academic route using scholarships,” says Moreno Bernardi (Toscana), who is open to collaboration.
With respect to previous debates, recalls Paolo Natale of Confederazione siciliana, participation has increased but we also need to involve the Congress, and “pass this torch on to the youth.”
For Gino Ripandelli, who invites us to overcome individualism and to unite for initiatives such as la Giornata del sacrificio (day of sacrifice) and the Festa della donna (women’s day), the will for COMITES to cooperate with the Congress is there. “We’re not against it but are always open.”
As an objective outside observer, Consul General Bardini ended proceedings, praising the COMITES initiative, and urged associations to organize youth trips to Italy and commit to safeguarding university Italian departments, such as at Queen’s University.
A team of representatives (Roberto Bandiera, Vittorio Scava, Tony Marcantonio, Franco Sampogna, Moreno Bernardi, Giovanni Addolisio, Cosmo Femia, Caroline Di Cocco, Antonio Porretta, and Domenico Servello) along with Gino Cucchi, will now draw up an agenda. In other words, the debate continues.

Comments (0)

Tags: , , , , , , ,

Rebirth of the landing point

Posted on 13 January 2010 by Caterina


Italian-Canadian students in Halifax tell story of their community

by CONCITA MINUTOLA

HALIFAX – With microphones, pens, and pads of paper in hand, young Italian-Canadian students living in Halifax transformed themselves into reporters in order to tell the story of their community. The interviews they conducted with Italians who arrived at Pier 21 will be published in an upcoming book, which will also include traditional recipes from the various regions of their parents.
The book project entitled Next Generation, was launched by the Italian Canadian Cultural Association (ICCA) of Nova Scotia as a way to unite Italian-Canadian youth between the ages of 13-30.
It began two years ago when the association, which was founded in the ’70s, nominated a group of young people all under 30 to the executive committee.
Michael Gasparetto, Alessandra Rosetti and Caterina Fava, along with Luigi Velocci, who at 36 is the new president of ICCA, became the leaders of the association’s future.
“The youth group is growing,” said Luigi Velocci, thanks to more club activities, Facebook, and a new website (www.iccans.org).
But Velocci is well aware that attracting young people to Italian clubs is a concern elsewhere.
“I’ve spoken with various Italian association presidents in all of Canada and the problem is that there are few young people,” he said.
Even among the ICCA members, at least half are more than 65 years old. Velocci suggested that in order to attract new generations it is necessary to organize activities that unite the past and present, which will “allow the youth and elders to work together in common projects, whether they are cooking lessons, etc. By doing so, the older group members will feel better and the youth will learn the culture, language, art and cuisine, and they will become aware of what the older members have experienced.”
The book project is part of this goal — allowing young people a chance to hear stories about the Italian immigrants who traveled to Canada, some of whom decided to remain in Nova Scotia, the province where they arrived.
“There are 3,000 families of Italian origin in Nova Scotia,” Velocci said.
The ICCA was informally born during this period of mass immigration and in the ’70s it became a non-profit organization whose objective was to preserve Italian culture throughout the province.
However, the club, which has more than 600 members, had to make due with the same office for 10 years.
“Last year was very important for the association,” explains Velocci. “We opened a new office and an Italian school that allows us to organize new events.”
About 200 students participate in language lessons, as well as culinary and wood-working classes. The centre also includes a library.
Velocci said that the renovations took a long time, but it was well worth it.
“We wanted to be sure that we had the right place and that we had the means to build and sustain it,” he said.
“My parents arrived at Pier 21 in Halifax and then moved to Ontario. When I returned to Nova Scotia, I missed the Italian Canadian community in Toronto, and thanks to the ICCA, I’ve found a new family. Now my children Danilo, 9, and Matteo, 4, are able to participate in community life.”
Velocci has only returned to Italy once, when he was a small boy, but it was his parents who passed on to him the Italian spirit. The next Velocci family vacation will be in Italy, however, for now Velocci voluntarily dedicates a great part of his free time and his vacation days to the Italian community.
“In the past, many Italians who immigrated to Canada didn’t want their children to speak Italian because they were ashamed.”
It is no longer like this today, he said. “I grew up in an Italian speaking family, in contact with Italian workers. It’s never too late to rediscover your Italian identity. It is a part of who we are. Learning Italian and going to Italy are very important.”

Comments (0)


Letters from Readers

Per leggere clicca qui
Address your letters to :
Italian Consul General, Gianni Bardini
italianita@corriere.com
Community Focus
Foto Gallery