Thursday, May 17, 2012

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“We need to find the strength to rejuvenate”

Posted on 18 December 2009 by Concita

TORONTO - Professional training programs and scholarships are essential, says Porretta
By Mariella Policheni
Originally Published: 2010-01-24

“There truly was a need, and the words of Consul Gianni Bardini were a true and proper injection of enthusiasm – an invitation to face up to the problem because, no use hiding the fact, we run the risk of disappearing.”
The Consultore della Regione Lazio (regional advisor), Antonio Porretta, is a full-flowing river when he gets talking about associations – a theme close to his heart.
“We need to find the strength to rejuvenate. We need to integrate the youth and pass down the torch, keeping in mind that no one is irreplaceable,” says Porretta with no holds barred. “Within the Federazione Laziale there are societies that are moving in this direction, granting presidents a maximum of two mandates. The time has come to say enough to presidents who are elected for 30 or 40 years.”
Porretta is placing his bets on the future involvement of youth through the creation of interregional programs geared towards them.
“With the help of the Regions, much can be done,” says the Italian-Canadian who is originally from Sora. “The Lazio Region, for example, has been sponsoring for some time now study vacations for Lazio youth, as it has for vacations for the elderly in the region. Both initiatives achieve great success but it is especially beneficial for youth who discover the true sense of the word ‘the land of their parents’ origin’ as they visit wonderful places, with the end result that they return to Canada having fallen in love with Italy.”
Some regions, according to Porretta, are more active than others in creating youth initiatives: “It would be good, therefore, to activate interregional programs to avoid our communities from getting out of balance,” the advisor specifies. “Youth of Laziale or Friulan origins travel to Italy to study, but others don’t have the same opportunity. As well, we must not forget that our youth feel Italian above all, not Abruzzesi or Sicilian. for example.”
And according to Porretta, it’s important to go beyond, facing new challenges, to involve the youth.
“We need to build, in synergy with the regional administration, programs that guarantee scholastic and professional training for youth in the areas of fashion and IT. We need to present the Italian language not just as an idiom of memory and culture, but also as an instrument of communication in the working world, allowing new life and opportunities from and to Italy.”
The language is a richness that needs to be safeguarded, according to Porretta, who is in favour of the appeal launched by the Italian Consul General to save and support the Italian Department at the prestigious Queen’s University that was hit by heavy budget cuts.
“I fully agree with the appeal. We’re always at the ready to organize fundraisers whenever a natural calamity or tragic event occurs, so I don’t see why we can’t unite in this case as well.”
Even the Leonardo Da Vince Academy, which offers a curriculum focused on the Italian language and culture, should be, according to Consul Bardini, promoted more within the Italian-Canadian community.
“With this thought, our Consul is opening a door because the request to have a high school in Toronto also goes back many years,” continues Porretta, who has lived in Canada since 1969. “The Leonardo Da Vinci should be supported in a major way but not by turning it into an elitist school. The community should, instead, identify worthy youth and help them with scholarships. Ultimately, there are many successful businessmen who could lend a hand. The Jewish community, just to cite an example, has over 20 private schools that function wonderfully. We could do the same in this regard.”
He smiles when discussing the Italian language and culture, and the Italian life style that is known and envied throughout the world.
“What is Italianità for me? It’s our history.”

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«Puntare sull’insegnamento dell’italiano»

Posted on 18 December 2009 by Concita

di CHIARA DURANO

MONTREAL – Secondo il presidente della Fondazione Comunitaria Italo-Canadese del Québec a Montréal, l’italianità si mantiene viva attraverso la cultura e la lingua.

Montréal, com’è noto, ospita una delle comunità italiane più numerose del Nord America e la Fondazione Comunitaria Italo-Canadese, dalla sua istituzione senza scopo di lucro nel 1975, è diventata negli anni un’associazione molto attiva nella beneficenza e nella promozione della cultura italiana.

La Fondazione riunisce membri influenti della comunità italocanadese, imprenditori e professionisti, ed è formata da “governatori”, membri che si impegnano a contribuire finanziariamente all’attività filantropica della fondazione.
Numerosi gli eventi organizzati nel corso dell’anno per raccogliere fondi: dal torneo di golf, al rally, alla serata del poker. L’evento più importante è l’annuale Ballo dei governatori, serata di gala a cui partecipano oltre 600 invitati, tra cui rappresentanti delle istituzioni italiane, che ha festeggiato questo ottobre il suo venticinquesimo anno.

«La nostra fondazione ha raccolto milioni di dollari e sostiene numerosi organismi. Le organizzazioni che finanziamo non sono necessariamente italiane, ma tutte sono legate alla comunità italiana, come l’Ospedale Santa Cabrini o l’Università Concordia», racconta Carmine D’Argenio, presidente della Fondazione.

D’Argenio, nato a Montréal da una famiglia di Avellino emigrata in Canada negli anni ’50, parla con entusiasmo del suo paese di origine «quando arrivo a Roma mi sento a casa», dice. Se per i primi emigranti, appena arrivati senza conoscenze in un Paese straniero, la lingua e le proprie origini sono state quasi un handicap da superare, la seconda generazione è riuscita ad avanzare nella società canadese, mantenendo al tempo stesso la propria italianità: «Le nostre origini sono una ricchezza senza prezzo – afferma D’Argenio – un vantaggio che ci dà una mentalità più aperta e una visione più ampia delle cose».

Riguardo ai giovani – la terza generazione – il presidente della Fondazione dice che «si sentono italiani, ma non capiscono fino in fondo che cosa significa». Per far sì che l’italianità non vada persa secondo D’Argenio è necessario puntare sulla cultura e sull’educazione, in particolare sull’insegnamento della lingua italiana. La Fondazione si è dimostrata molto attiva in questo campo, con l’istituzione nel 2002 del Centro Leonardo Da Vinci, un centro culturale che offre rappresentazioni teatrali, mostre d’arte, concerti, proiezioni cinematografiche e corsi di lingua.

I corsi di lingua italiana organizzati dal Centro sono rivolti a studenti di tutte le età e frequentati anche da canadesi.
L’idea del presidente della Fondazione, però, sarebbe quella di organizzare dei corsi di italiano nelle scuole pubbliche canadesi, a tutti i livelli, dalle elementari all’università. «La maggior parte degli italocanadesi non ha un buon ricordo della scuola di italiano del sabato… veniva considerata come una scocciatura. Se vogliamo mantenere e diffondere l’italiano, dobbiamo far sì che venga insegnato nelle scuole pubbliche», sostiene.

Riguardo al futuro delle associazioni italocanadesi si dimostra ottimista e si dichiara d’accordo con la necessità di una maggiore collaborazione espressa dal Console Gianni Bardini: «Le associazioni italocanadesi hanno vocazioni diverse, ma tutte hanno uno stesso lavoro da fare, procedono parallele con uno stesso goal. La direzione è la stessa e la volontà c’è, ma una più stretta collaborazione non si realizzerà di qui a domani».

Le associazioni sono destinate a sparire? «È possibile che i piccoli club regionali chiudano tra cinque o dieci anni, il futuro sono le associazioni italocanadesi a livello nazionale», conclude il presidente della Fondazione.

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L’associazione calabrese di Vancouver per i giovani

Posted on 03 December 2009 by Concita

mike cuccione

Michael Cuccione

CONCITA MINUTOLA

VANCOUVER – Un club dentro il club. È così che l’Associazione culturale calabrese di Vancouver cerca di mantenere vivi l’interesse e la partecipazione e dei giovani verso il mondo comunitario, dando loro uno spazio autonomo che ormai è attivo da oltre 15 anni e che è al centro di varie iniziative.

Michael Cuccione, presidente dell’Associazione calabrese e membro del direttivo dell’Italian Cultural Centre Society di Vancouver, spiega che sono circa 70 i giovani italocanadesi che fanno parte del “Calabresi youth club”, rispetto ai 250 soci attivi del gruppo calabrese. «Ogni anno i ragazzi organizzano il Fashion Show, il ballo e “Miss Calabria” – dice Cuccione». L’Associazione calabrese, nata nel 1990, è la più grande di Vancouver e fa parte dei club iscritti all’Italian Cultural Centre Society. Molti degli eventi che organizza, quindi, sono aperti a tutti gli italiani. Se “Miss Calabria”, per esempio, è chiaramente un appuntamento rivolto alle giovani alle origini calabrese, altri eventi per i giovani come il “Fashion show” sono aperti a tutti gli italiani.

Anche a Vancouver si sente il cambiamento generazionale, e la preoccupazione ora è «dare ai giovani – insiste Cuccione – il nostro appoggio e aiutarli con la nostra esperienza. Invece di non ascoltare le loro idee, dobbiamo aprire le braccia e fornire i mezzi per il loro lavoro. Se non li aiutiamo – si chiede – come possono andare avanti?». Per questo l’Associazione calabrese dona ogni anno due borse di studio da 500 dollari rivolte agli studenti di scuola superiore che intendono proseguire gli studi. «Incoraggiamo gli studenti a raggiungere il successo nella vita, e abbiamo tanti esempi di ragazzi che ci sono riusciti dopo aver ottenuto questo sostegno», dice Cuccione. Con il ricavato delle feste come la “castagnata calabrese” vengono finanziate le iniziative rivolte alle nuove generazioni, come le borse di studio, le squadre di calcio italiane, o per aiutare chi ne ha bisogno nella comunità.

Le associazioni devono rimanere vive, e sono importanti come punto di incontro «per continuare a promuovere la nostra cultura», spiega Cuccione. Una cultura che non è solo di carattere regionale. «Siamo calabresi – aggiunge – ma anche italiani, per questo cerchiamo di far partecipare tutti gli altri club ai nostri appuntamenti». Senza contare, sottolinea Cuccione, che «l’italianità e la parola Italia nel mondo è un brand fortissimo, dobbiamo essere orgogliosi delle nostre origini italiane e delle nostre associazioni». E parlando di giovani, «spero che con queste esperienze quando saranno grandi e avranno una famiglia – si augura – continueranno a lavorare con il Centro». Come ha fatto Luca Citton, che nelle vene ha sangue calabrese e veneto.

luca citton

Luca Citton

Diciassette anni fa era uno studente meritevole e uno dei primi a ricevere la borsa di studio dell’Associazione calabrese. Oggi è un avvocato di 34 anni, ed è il membro più giovane del consiglio d’amministrazione dell’Icc di Vancouver. «I miei genitori hanno partecipato molto alla vita comunitaria, e quindi anch’io ho sempre contribuito». Per Luca Citton essere parte del Centro italiano è un’occasione per prestare volontariato a favore della comunità. «Il nostro mandato – puntualizza Citton – è di promuovere la cultura e la lingua italiana, il cibo e il made in Italy». Ma è anche un’opportunità per allargare la rete di conoscenze, un fattore da non sottovalutare dal punto di vista professionale, perché «grazie ai legami con un network di persone così unito – spiega il giovane avvocato – si crea una fiducia professionale» e «un clima di incoraggiamento che è sempre positivo». Senza contare altri due aspetti, non meno importanti: le opportunità di svago da una parte e l’attrattiva dell’essere italiano dall’altra. «È divertente – continua Citton – partecipare agli eventi italiani, non solo quelli del Centro, ma anche tutte le iniziative che si svolgono nella comunità, organizzate per esempio dalla Camera di commercio italiana, con le visite delle delegazioni italiane, o altri eventi di beneficenza. Quello che mi stupisce è che tutti i miei amici canadesi vorrebbero essere italiani, tutti vogliono partecipare ai “wine tasting”. E adesso che lavoro, sembrerà strano, ma ho più tempo per riscoprire la mia cultura rispetto a quando ero uno studente». L’italianità attira e incuriosisce, ma manca a livello dirigenziale la presenza dei giovani. «Abbiamo svolto una ricerca sui membri iscritti – dice Luca Citton – scoprendo che la maggioranza ha più di 65 anni. Quelli sotto i 40 sono pochissimi, mentre nel Board io sono il più giovane. Non sono sicuro dei motivi, forse mancanza di tempo, di interesse o eccessivo controllo da parte dei più anziani, ma sicuramente per sopravvivere i giovani devono essere più coinvolti».

Come il presidente del Centro culturale italiano, Joe Finamore, anche per Luca Citton «sarebbe ottimo creare un grande un network nazionale, attraverso l’unione dei centri culturali italiani in Canada, perché l’unione fa la forza». E per quanto riguarda i rapporti tra Italia e Canada, per Luca Citton le Olimpiadi invernali di febbraio saranno una grande occasione: «Grazie a Casa Italia – dice l’avvocato – la delegazione italiana che arriverà a Vancouver per le Olimpiadi potrà scoprire non solo la città e il Canada, ma anche la comunità italo-canadese».

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«La nostra passione non basta, ai giovani non interessa partecipare»

Posted on 27 November 2009 by Caterina

Ciccocioppo, presidente del Lanciano Social Club è pessimista mentre Carabetta de La Valle del Torbido avverte la necessità di una organizzazione che raggruppi tutti i sodalizi

Di DANIELA DELLE FOGLIE

TORONTO – La lettera del Console Generale Bardini ha acceso un vero e proprio dibattito all`interno del mondo associativo italocanadese. I presidenti e i membri dei club vogliono esprimere la propria opinione sul presente e futuro della comunità.
Dal Lanciano Social Club arrivano parole piene di sconforto: il presidente Guido Ciccocioppo infatti, ci illustra le sue negative previsioni: «Io credo che i club italocanadesi fra dieci anni non sopravviveranno, così come è successo a tutti i cori attivi dal 1969 di cui ormai ne è rimasto solo uno -dice convinto – i giovani della seconda e terza generazione non sono interessati ad onorare le loro origini, sono canadesi, per loro ormai esiste solo il Canada. Siamo nel 2009 e io ormai non la penso più come 40 anni fa».
Eppure il presidente del Lanciano Social Club è un amante del mondo associativo, ma la sua personale passione non basta più, come lui stesso ci confida: «Io amo le associazioni italocanadesi, sono in contatto con tanti club, tra cui quello abruzzese. Io alla mia età ci tengo, ma i giovani hanno perso interesse in queste cose, certo c`è qualcuno a cui piace portare avanti la cultura italiana, ma sono eccezioni, non basta – continua Guido Ciccocioppo – Il nostro club è ancora attivo, organizziamo il torneo di bocce, il picnic e le feste, ma il numero dei membri sta diminuendo di anno in anno, credo sia destinato a chiudere fra meno di dieci anni».
Parole realiste, ma con un po’ di speranza in più, arrivano dal presidente del club La Valle del Torbido, organizzazione nata 11 anni fa con lo scopo di portare la vera cultura calabrese in Canada. «Condivido le parole del Console – racconta il presidente Toni Carabetta – ho letto anche gli interventi delle varie associazioni e devo dire che sono sempre gli stessi argomenti su cui discutiamo da 10 o 15 anni».
Secondo il presidente del club calabrese bisognerebbe offrire ai giovani delle reali occasioni per partecipare alla vita associativa. Carabetta individua infatti, un preciso fattore che attualmente ostacola la partecipazione giovanile: «Io sono convinto che si debba dare spazio ai giovani, ma bisogna realmente offrire loro delle opportunità, dar loro fiducia. Spesso nelle associazioni i giovani vengono frenati dai membri più anziani. Dobbiamo lasciarli fare».

Durante la frittulata annuale, evento culturale-culinario organizzato dalla Valle del Torbido, la partecipazione giovanile non manca, ma secondo Carabetta la paura di un no o la timidezza impediscono ai ragazzi di prendere l`iniziativa, avanzando delle proposte. Il presidente però ci tiene a sottolineare come la sua porta sia sempre aperta per i giovani del suo club.
Riguardo al tema della collaborazione tra le varie associazioni, il presidente del club calabrese ha le idee molto chiare: «Io sono convinto da anni che serva un ombrello che raccolga tutte le organizzazioni italocanadesi, perché siamo tutti italiani, nessuno di prima o seconda classe, e dobbiamo mettere da parte il regionalismo se vogliamo che la comunità sopravviva».
Fiducia ai giovani e collaborazione tra i club è la ricetta calabrese per il futuro del mondo associativo.

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«Facciamo nascere nei ragazzi la curiosità per l’Italia»

Posted on 27 November 2009 by Caterina

Pietro Girardi è convinto che oltre a far innamorare i propri nipoti del Belpaese occorre che gli anziani a capo dei sodalizi lascino spazio alle nuove generazioni

Di MARIELLA POLICHENI

TORONTO – «Il futuro non sarà tutto rose e fiori ma sono certo che i club e le associazioni, anche se tra tante difficoltà, continueranno a vivere».
È moderatamente ottimista Pietro Girardi in Canada dal 2 agosto 1957, come ama precisare, e da allora attivo nella comunità italo-canadese. «Sento di dover dire grazie al Console Gianni Bardini che ha espresso in modo chiaro e forte il suo punto di vista sulla situazione dell’associazionismo – dice Girardi, nato 79 anni fa a Ponte di Piave (Treviso) – è giunto il momento di guardare il futuro e di agire per dare nuova linfa ai nostri sodalizi». Di certo non è un compito facile, nessuno ha la ricetta magica per far uscire da una situazione di stallo i club e le associazioni.
«Non è facile coinvolgere i giovani, i tempi sono cambiati, le esigenze e gli interessi dei ragazzi pure, il mondo oramai corre su binari, a noi della vecchia guardia, sconosciuti o comunque poco familiari – aggiunge Pietro Girardi che dopo essere stato segretario per 34 anni dei Bersaglieri ne è il presidente da cinque oltre a essere un socio del San Marco Veneto Club dal 1983 e vice-presidente da sei anni – sono convinto comunque che noi anziani dovremmo essere un po’ meno ambiziosi e smettere di voler essere sempre a capo di tutto ma dare ai giovani la possibilità di organizzare serate ed eventi che rispecchiano i loro interessi. Non dimentichiamo che la loro cultura è superiore alla nostra e che quindi anche gli interessi sono differenti da quelli che noi abbiamo coltivato finora».
Ama ricordare la nascita dei tantissimi sodalizi formati da italocanadesi Pietro Girardi che cerca anche di capire i motivi che ne hanno decretato l’enorme successo: «Erano gli anni sessanta-settanta e noi emigrati del dopoguerra eravamo un po’ soli, sbandati, confusi, desideravamo stare assieme per farci coraggio, per sentirci meno soli, per ritrovare facce amiche e giocare a carte o organizzare una cenetta all’italiana – continua l’italo-canadese – abbiamo fondato quindi club e associazioni di paese, associazioni d’Arma e di Corpo, federazioni regionali che sono diventate man mano più grandi perché le abbiamo aiutate a crescere con tanta passione, ma ora è arrivato il momento di dare un giro di boa a questo grande meccanismo che ci ha fatto vivere meglio il nostro tempo libero in tutti questi anni».

Ma mentre l’Associazione Nazionale Bersaglieri d’Italia è formata da persone che hanno un passato nel Corpo dei Bersaglieri e che non sono quindi più giovani, il San Marco Veneto Club può vantare la presenza di persone con parecchi anni di meno nelle proprie fila: «Il presidente di questo club, Steven Andreetta, è giovane e del direttivo fanno parte altre otto persone che hanno meno di cinquant’anni mentre gli ultrasettantenni siamo solo tre – dice Girardi – è un club dove le cose vanno abbastanza bene. Noto con piacere che le nuove generazioni amano stare in compagnia come noi, magari si ritrovano per assistere in tv ad una corsa di Formula Uno tifando naturalmente per la Ferrari oppure per giocare a calcio, fare un barbecue, il picnic estivo al quale portano i figli ed organizzano mille giochi per farli felici».
È la lingua italiana un tema caro a Pietro Girardi che non perde occasione per ribadire quanto sia importante parlare in italiano con i propri figli e i propri nipoti: «L’Associazione dei Bersaglieri destina parte del ricavato di due feste annuali a borse distudio che permettano a studenti meritevoli dell’Università di Toronto di recarsi in Italia presso l’ateneo di Siena per seguire un corso di italiano – dice con evidente orgoglio Girardi – come padre e come nonno invece sono felice di constatare che i miei tre figli Mara, Sandra e Franco parlino fluentemente la lingua italiana e che mia nipote Melissa che ha venti anni e che fino a dieci anni fa non ne voleva sapere di imparare l’italiano adesso legge anche il Corriere Canadese».
Il viso di Pietro Girardi si illumina quando ricorda i primi tentativi fatti per far innamorare Melissa della lingua di Dante: «Il merito è di mia moglie Imelda che pian piano e riuscita a farle capire quanto sarebbe stato bello parlare in italiano e conoscere la cultura italiana – continua Girardi – ora gioca a calcio in vari tornei, parla in italiano con grande sicurezza. Sono io che a volte le sottopongo articoli in italiano che potrebbero interessarle. Lei li legge e poi li commentiamo assieme».

È la famiglia, secondo Girardi, a far nascere l’amore per l’Italia nei ragazzi: «Viviamo in Canada per cui è ovvio che i nostri figli e nipoti parlino in inglese e che siano inseriti nella società canadese – conclude Pietro Girardi – la curiosità e il desiderio di conoscere l’Italia glieli dobbiamo far nascere noi, in fondo conoscere la cultura italiana che tutto il mondo ci invidia non può che arricchirli».

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Antezza: concentriamo le nostre forze sull’italianità

Posted on 25 November 2009 by Caterina

L’appello: dopo il primo intervento sul Corriere Canadese «il console faccia da mediatore»

Di CONCITA MINUTOLA

TORONTO – «Dobbiamo concentrare le nostre forze sull’italianità» per superare le divisioni e per attirare i più giovani. È quanto propone Vincenzo Antezza, membro della Commissione dei lucani all’estero per il Canada e tra i fondatori della Basilicata Cultural Society. Antezza denuncia la frammentazione nella comunità italiana, dopo la lettera del console pubblicata dal Corriere Canadese.
«Il punto di vista del console è molto valido – sostiene – però personalmente credo che fino a quando ci saranno i “senatori” sarà impossibile che le sue proposte diventino realtà». I «senatori» per Antezza sono la «casta della comunità, i soliti nomi che pensano solo a proteggere il loro orto», spiega. Una situazione che deriva, secondo il parere di Antezza, al legame esclusivo con regioni o paesi d’origine. «Se noi portiamo avanti solo la cultura locale – continua – rimarremo da soli. Dobbiamo concentrare le nostre forze sull’italianità. Ecco perché dico che non c’è la disponibilità, perché i gruppi sono ancora troppo radicati all’appartenenza regionale e non vogliono andare avanti».
Come superare questo ostacolo? Secondo Antezza, «bisogna superare l’orgoglio personale, smettere di dire “la mia regione o la mia cultura è migliore della tua”. Questi sono ragionamenti che penalizzano la comunità. Se facciamo un esame di coscienza e mettiamo da parte l’orgoglio, che va sempre a scapito della comunità, si può fare ancora molto. Però dobbiamo promuovere il concetto che siamo di origine italiana, e partire da questa base». Un discorso che vale ancora di più oggi, secondo Antezza, per i giovani italo-canadesi di seconda o terza generazione.
«Da anni – prosegue – cerco di portare avanti questa idea di unire le associazioni. Con i matrimoni misti e con il passare del tempo, infatti, non ci sono più solo lucani o siciliani, per esempio, ma persone di origine italiana. Quindi, per me, le associazioni e le federazioni devono collaborare di più, oltre a un’appartenenza di tipo regionale». Divisioni che Vincenzo Antezza dice di aver sperimentato in prima persona, citando per esempio la mancanza di un’ampia collaborazione per un progetto teatrale rivolto agli italo-canadesi promosso quest’anno. «Quando ho presentato la rappresentazione teatrale “Ammerika!” – ricorda – con il sostegno dell’Istituto italiano di cultura, dei patronati e della Federazione pugliese, ho contattato anche altre federazioni e associazioni per allargare le collaborazioni. Ma nessuno si è fatto avanti, perché dicevano di essere impegnati con i loro eventi. Gli autori dello spettacolo erano disponibili anche a fare dei workshop sulla recitazione, ma a distanza di due mesi non mi è arrivata nessuna risposta neanche dal Centro Scuola. Alla fine, abbiamo organizzato con successo i workshop nella scuola Cardinal Carter con oltre 100 studenti, anche non italo-canadesi».

Sul dibattito scatenato dalla prima lettera del console alla comunità, pubblicata dal Corriere Canadese lo scorso ottobre, Antezza dice che gli interventi dei rappresentanti di associazioni e federazioni sono validi, «ma adesso – continua – bisogna mettere il mulo davanti al carretto e cominciare a camminare».
Il ruolo del console Bardini, in questo senso, per il rappresentante dei lucani può essere centrale, e «non dovrebbe fare solo raccomandazioni – aggiunge Antezza – ma dettare anche delle regole, facendo da mediatore. In fondo, tutte queste associazioni ricevono fondi dal governo italiano e dalle Regioni, e quindi potrebbero partire anche delle direttive». Secondo Vincenzo Antezza, il primo intervento concreto del console dovrebbe essere una riunione con tutti i rappresentanti «riconosciuti dalle regioni». Ma l’idea del segretariato può andare bene «solo se sarà autonomo – puntualizza – e non dipendente da enti come il Centro Scuola». Anche Antezza ritiene che la chiave stia nel dare spazio ai giovani: «Bisogna mettersi a disposizione per dare consigli, non per imporre il proprio modo di vedere, perché i giovani non si riconoscono nella mentalità e nel modo di fare dei più anziani. Dobbiamo dare loro spazio». Per promuovere la cultura e la lingua italiana tra i giovani con successo «servono workshop, viaggi sovvenzionati dal governo e dalle regioni, collaborazione con università – continua – per organizzare più appuntamenti culturali, per esempio portando i giovani a vedere i documentari e fare in modo che questi mezzi arricchiscano la loro cultura».
Più spazio ai giovani, quindi, ma anche alle comunità italiane dalla Gta in poi. «Non bisogna dimenticare la presenza di molte comunità italiane nelle periferie, non solo a Toronto. Ma purtroppo sembra mancare l’interesse di promuovere la cultura italiana, e la cultura in generale», dice. Il sostegno del consolato a favore delle associazioni giovanili è però «a un buon punto di partenza – commenta Antezza – e anche Veronica Ferrucci sta facendo un buon lavoro. Spero che Gianni Bardini possa riuscire ad andare avanti, come mediatore per i bisogni della nostra comunità».

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«It’s necessary to invest in the study of Italian»

Posted on 23 November 2009 by Caterina

Roberto Zuzek
Roberto Zuzek
Roberto Zuzek, president of Gente de Liguria, believes in passing on love of culture

By Mariella Policheni

“We endeavour to pass unto our children the customs and the mores of our Region, the family values and the ‘joie de vivre,’ which is innate in the Ligurian character,” reads the “Who We Are” section of the Gente de Liguria website at www.gentedeliguria.ca.
Founded in 1984, the Liguria association in Canada is committed to safeguarding cultural and gastronomic traditions, and its strength is in the pride of its origins.
The association’s president since 2005 is Roberto Zuzek who hails from Rapallo, Genova, and has lived in Canada since 1981.
He spoke to Corriere Canadese/Tandem about the future of Italian-Canadian associations and about the suggestions proposed by Consul General of Italy Gianni Bardini in an open letter published several weeks ago.

Do you share the opinions expressed by Bardini in his open letter about Italian-Canadian associations?
“Yes, I fully share the opinions expressed by the consul general, and I’m happy that a representative of the Italian government in this electoral district has finally had the courage to stimulate a lucid and lively debate on the future of associations, over and beyond the usual complaints and rhetorical phrases that unfortunately continue to be heard and read. The way I see it, it’s right that the associations – which, whether for good or bad, constitute almost the entire community structure – seriously reflect on their future, for the benefit of the entire community of tomorrow. The directive of Gente de Liguria follows along this line.”

You’re president of the Gente de Liguria Club. Does the young generation participate in the Club?
“Barely. It’s true that there are not many people with roots in Liguria living in Canada, but aside from that, our experience with trying to recruit the second generation has been negative, unfortunately. For now we’re trying to see – with the initiatives through the Liguria Region such as for example training courses in Italian – if we can succeed in stimulating interest from the third generation, which some of us believe might be interested in rediscovering their own roots.”

Many associations complain about the minimal participation of the new generations. What can be done to get them more involved?
“From our association’s experience, I think that it would be more useful and coherent to first discuss the eventual role our associations will have in the future. I think that even if we uphold the spirit of the ideals codified in the statue, the role of the associations is transforming into more of a role of ambassador for our origins and traditions, for a wider audience. That’s the only way, I believe, we can elicit interest from the younger, even ethnically different, generations.”

Do you think the clubs and associations are destined to die?
“Unfortunately, yes, I feel that the notion of traditional associations, are, unfortunately but inevitably, destined for extinction. I say that with sadness, but also with great respect because I feel they have played a fundamental and irreplaceable role. I believe, however, that the reason for their existence is dwindling, which was the first generation’s strong uprooting from Italy and subsequent need for mutual assistance in integrating into a diverse society. The directive of Gente de Liguria has for years been very active in seeking out partners in the new generation through focused initiatives, but unfortunately, without noticeable results.”

Are young Italian-Canadians interested in maintaining the culture and traditions of their parents’ and grandparents’ country of origin, or do you think they feel fully Canadian and have no desire to do so?
“I don’t think I can make such a general statement regarding this since I represent just a small portion of the Italian-Canadian youth – the ones with origins in Liguria registered with our association. As far as they are concerned, I can say without doubt that they love our land – and who wouldn’t? – and our language, but they feel they are Canadian.”

What do you think is the state of health of the Italian language? Is there interest in studying it, or will attendance to Italian courses drop over time?
“I think the role of the Italian language is fundamental both as a bond for the associations and as an entry point for all that is ‘Italy’. I believe institutions should invest heavily in the development of the Italian language through an awareness campaign especially targeted to Canadian current multiethnic reality.”

What do you think can be done for youth to fall in love with Italy?
“I don’t think encouraging youth or anyone else to fall in love with Italy is that difficult. ‘The medium is the message’ as Marshall McLuhan used to say.”

Do you agree with Bardini about the importance of creating a bilingual Italian-English school in Toronto, where Italian history, art, and language can be studied? Could that be successful?
“Yes, and I also believe we can learn from the analogous experiences of France and other countries in the world.”

What is Italianità to you?
“Italianità is a feeling that, when you have it, you know it. Even if it has a strange last name like mine.”

 

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«Speriamo che questo ritrovato entusiasmo non svanisca»

Posted on 23 November 2009 by Caterina

Il presidente del Ceprano Social Club interviene sul futuro dell’associazionismo auspicando un cambiamento nella comunità italocanadese

Di DANIELA DELLE FOGLIE

TORONTO – Al Ceprano Social Club la lettera del Console Bardini è stata accolta con grande entusiasmo.
A partire dall’appassionato presidente Dino Di Palma, che si è dimostrato favorevole a molte delle proposte avanzate. «Sono d’accordo con Bardini sull’importanza della partecipazione giovanile. Personalmente mi do tanto da fare per coinvolgere i giovani all’interno del nostro club» dice Di Palma. «Grazie al nostro picnic annuale riusciamo a richiamare tantissimi bambini, che partecipano ogni anno con grande entusiasmo. Abbiamo cercato di capire cosa potesse fare loro piacere e per questo li facciamo giocare, diamo loro dei giocattoli, delle medaglie, non soltanto ai vincitori, ma a tutti i partecipanti, perché è importante che si sentano benvenuti, nessuno escluso».
Secondo il presidente del Ceprano Club è sullo sport che bisogna fare leva per coinvolgere i giovani nella vita comunitaria: «Noi puntiamo molto sullo sport, ad esempio attraverso il nostro torneo di golf al quale partecipano ragazzi di età compresa tra i 16 e i 25 anni. Io credo che bisognerebbe concentrarsi molto sulle attività sportive, e sul calcio in particolare, per coinvolgere i nostri ragazzi».
Sull’attuale situazione della comunità italo-canadese Di Palma è molto chiaro: «Io credo che la collaborazione tra i vari club sia la cosa più importante per la comunità. Attualmente non c’è uno scambio di idee tra le associazioni al fine di promuovere iniziative comuni».
A questo proposito il presidente del Ceprano avanza una personale proposta che potrebbe contribuire a risolvere il problema: «La mia idea è quella di dar vita a una piccola squadra di calcio per ogni club, in modo da poter organizzare un piccolo torneo estivo, che permetterebbe a noi membri delle associazioni di ritrovarci alle partite, a cui assisterebbero tanti amici e parenti. Certo per seguire questo progetto servirebbero delle persone competenti in materia sportiva».
Per Di Palma è molto importante pensare al futuro della comunità, rappresentato dai giovani della seconda e terza generazione. Di questo e molto altro, il presidente del Ceprano ha parlato durante il meeting generale del club, tenutosi lo scorso 15 novembre, davanti a 100 persone. «Abbiamo parlato del nostro passato, presente e futuro. Noi ci teniamo ad ascoltare le richieste dei nostri membri e proviamo ad accontentarli nei limiti delle nostre possibilità» racconta Di Palma. «Durante il meeting abbiamo stabilito le attività dell’anno 2010, a partire dalla grande festa annuale di San Valentino a cui partecipano 500-600 persone, quindi il torneo di bocce per uomini e donne al quale prendono parte dai 40 ai 50 partecipanti, il torneo di golf nel mese di luglio, fino al picnic del prossimo 8 agosto».

Il Ceprano Social Club è un’associazione nata nel 1985 e nonostante tante cose siano cambiate nella comunità, l’organizzazione è ancora in piena attività.
Il club fa parte della Federazione Laziale all’interno della quale il presidente Di Palma si confronta per capire i propri errori e correggerli e per scovare nuove idee utili alla sua associazione.
Anche sulla questione dell’importanza dello studio della lingua italiana c’è piena intesa tra il Console Bardini e il presidente del Ceprano: «Io sono al 100% favorevole allo studio della lingua e della cultura italiana, perché abbiamo tanto da offrire, ma dobbiamo essere noi i primi a trasmettere questo prezioso patrimonio a figli e nipoti, non dobbiamo far dimenticare le nostre origini, dobbiamo portarli in Italia, anche se per questo servirebbero degli aiuti finanziari» aggiunge l’italocanadese. «Ho due nipoti di 11 e 16 anni, con loro parlo italiano, e li ho mandati alla Leonardo Da Vinci. Ma scuole come questa rappresentano una spesa grande per un famiglia, è normale che poi il patrimonio italiano si perda. Se ci fosse una maggiore collaborazione tra Italia e Canada, sarebbe tutto più semplice, sarebbe bello se nelle scuole si potesse inserire nel programma un’ora di italiano».
A proposito della possibilità di un albo pubblico delle associazioni, Di Palma si trova concorde e pronto a collaborare: «Un albo pubblico consultabile sarebbe l’unico strumento in grado di tenerci informati e in comunicazione tra di noi, altrimenti il mondo associativo potrebbe svanire nell’arco di 10-15 anni».
In conclusione al Ceprano Social Club tutti sperano che l’intervento del Console Bardini porti ad un reale cambiamento nella comunità italocanadese, come sottolinea Di Palma: « Giudico l’intervento del Console Bardini molto positivo. Ha dato a tutti noi, presidenti e membri dei club, una spinta a lavorare per migliorare la situazione. La lettera ci ha sicuramente offerto delle buone idee, ci ha svegliato. Mi sembra che i club siano per ora sulla stessa linea d’onda. Speriamo che tutto questo ritrovato entusiasmo non svanisca, speriamo che si continui tutti su questa strada».

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Ferri: «Positivo il messaggio del console sui musei»

Posted on 21 November 2009 by Caterina

Il co-fondatore del Museo Amici invita alla collaborazione per i progetti sull’emigrazione

Di CONCITA MINUTOLA

TORONTO – “La memoria comune è importantissima”, ha scritto il console generale Gianni Bardini nella sua lettera alla comunità del 14 ottobre. “Ricerche, documenti e testimonianze sulla storia dell’emigrazione meritano di essere promossi e meritano di essere sostenuti gli enti che di ciò si occupano”, e tra questi, il console cita proprio il Museo Amici e il Museo dell’immigrazione in Canada Pier 21.
«Il fatto che il console abbia scritto questo messaggio – commenta Mario Ferri (nella foto), co-fondatore del Museo Amici assieme ad Antonio Porretta e consigliere comunale di Vaughan – è molto positivo. Ribadisce la necessità di andare avanti e mostra l’appoggio del Consolato. Il sacrificio, il lavoro e il contributo degli italiani nel Paese è enorme e bisogna far capire alle generazioni di oggi e del futuro tutto ciò che è stato fatto, in tutti i settori. Man mano che il tempo passa rischiamo di perdere la memoria. Se la comunità italiana non si alza e non è presente ora – è il monito di Mario Ferri – perderemo un’opportunità importantissima».
Conservare la memoria storica degli emigrati italiani in Canada è la missione del Museo Amici (Association for the Memory of Italo-Canadian Immigrants), nato due anni fa nel Community Centre di Maple. Un centro che ha già richiamato centinaia di persone nel corso di eventi e mostre, ma che ha ancora bisogno del contributo di chi quella storia l’ha fatta, la comunità italo-canadese.
Sono due i progetti più importanti per il futuro del museo. Il primo, su cui l’associazione sta lavorando, è una biblioteca della memoria «per registrare le storie delle famiglie che sono emigrate in Canada e dei nostri concittadini che hanno avuto successo», spiega Mario Ferri, La seconda iniziativa è una collezione di documenti e oggetti legati alle storie di tanti italiani emigrati in Canada. «La risposta degli italiani è stata grandissima – dice Ferri – ma si può fare di più per realizzare questi progetti. Ci sono molte opportunità per partecipare. Per esempio stiamo preparando la mostra del presepio per illustrare la tradizione italiana del Natale e della Befana. Ci servono sempre volontari che diano una mano. Poi ci occorre il sostegno economico, con dei fondi per portare avanti i nostri progetti».

E c’è molto lavoro da fare anche per la collezione dei cimeli della comunità italo-canadese. «È necessario avere lo spazio adeguato per esporre gli oggetti in maniera ordinata – sottolinea Ferri – oltre che l’assicurazione per garantire che siano protetti da furti o danni. Abbiamo ricevuto fondi dall’Ontario Trillium Foundation per l’amministrazione, per il resto dobbiamo fare raccolte di fondi. Più ne arriveranno, e prima riusciremo a realizzare queste iniziative».

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L’italianità vista da Silipo

Posted on 19 November 2009 by Caterina

«Sì all’associazionismo senza perdere d’occhio la realtà canadese»

Di MARIELLA POLICHENI

TORONTO – «Come coinvolgere i giovani? Una domanda da un milione di dollari. Non ho la risposta, ma sono convinto che il coinvolgimento derivi dall’interesse per cui è necessario dare loro spazio, far sì che organizzino gli eventi che desiderano. Di certo anche a loro piace riunirsi, è il modo che deve cambiare».
Per Tony Silipo la lettera inviata dal console Gianni Bardini al Corriere contiene un’analisi e una serie di proposte interessanti, ma anche tanti quesiti ai quali è difficile rispondere.
«Il console puntualizza cose giuste, il suo scopo è quello di avvicinare la realtà italocanadese a quella italiana – dice il presidente della Federazione dei calabresi dell’Ontario, Tony Silipo (nella foto) – dobbiamo però tener presente che viviamo in Canada per cui penso che associazioni e club dovrebbero indirizzarsi verso la realtà canadese, la nostra realtà». Che i sodalizi non attraversino un momento felice è risaputo secondo l’avvocato nato a Martore nel 1957, che la realtà italocanadese la conosce bene. «C’è stato un periodo in cui abbiamo trascurato l’associazionismo – aggiunge Silipo – negli ultimi dieci anni è cresciuta la presenza delle federazioni che secondo me hanno rappresentato la risposta al vuoto che esisteva. In fondo siamo una comunità grande e ci identifichiamo anche con l’identità regionale».
È importantissimo il ruolo delle federazioni, a parere di Tony Silipo, è importante la loro funzione di coordinamento per i club e le associazioni: «È un ruolo di grande peso. Noi della Federazione calabrese cerchiamo di essere attivi nella comunità, di diventare un punto di riferimento, di coinvolgere i giovani organizzando anche viaggi in Italia e soprattutto di costruire il Centro Calabria che sarà sede di una biblioteca, di un centro vendita di prodotti tradizionali calabresi, di un campo di calcio e di vari campi di bocce, di un bar, di un internet cafè, di una piazza come punto di incontro ideale. Al Centro Calabria potranno riunirsi e organizzare i loro eventi anche i piccoli sodalizi, che non hanno soldi per una sede». Vuole essere un ponte tra Canada e Calabria, il Centro Calabria: «Sarà un simbolo di unità, di continuità per i calabresi in Canada capace di superare le divisioni che caratterizzano purtroppo la vita di tanti sodalizi non solo calabresi – dice ancora Silipo – sarà anche un modo di essere presenti come comunità nella società canadese». Il futuro dei sodalizi, per Silipo, non è particolarmente roseo ma neppure infausto. «Non credo che siano destinati a scomparire ma a cambiare la loro struttura. Diminuirà certamente il numero delle persone coinvolte, ma continueranno a vivere perché ci sarà sempre il bisogno di stare assieme, di sentirsi legati dalle stesse tradizioni e dalla stessa cultura».
Cultura vuol dire anche studio della lingua italiana, fattore d’identità forte che le nuove generazioni dovrebbero difendere: «L’insegnamento dell’italiano, nonostante il momento difficile, non è destinato a scomparire perché molti giovani di origine italiana sono interessati al suo studio – dice Silipo – è nostro compito invece risvegliare l’interesse per la lingua di Dante negli altri, bisognerebbe riuscire a portare i giovani in Italia a scoprire le città d’arte per farli innamorare e far nascere il desiderio di parlare la lingua italiana».
La scuola, in genere, e lo studio dell’italiano in particolare, sono temi cari a Tony Silipo che, oltre ad essere stato un fiduciario scolastico del Board of Education dal 1978 al 1990 e presidente dello stesso organismo per un anno, ha ricoperto la carica di ministro dell’Istruzione dell’Ontario dal 1991 al 1992 nel governo Ndp di Bob Rae. «Mi rattrista pensare che al tempo abbiamo perso la battaglia per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole nell’ambito dell’International Language Program – continua Silipo, giunto in Canada a 12 anni – Certo l’italiano si insegna ancora, ma non come ci eravamo prefissi. È stata una battaglia persa, ne fui molto rattristato».
Ma la risposta giusta non è nemmeno la creazione di una forte e prestigiosa scuola italiana bilingue: «Non sono un grosso sostenitore di questa proposta. Certo sarebbe privata perché anche se ipoteticamente potrebbe nascere in seno al Board di Toronto di fatto ci sarebbero molte difficoltà. La Leonardo Da Vinci Academy, tra l’altro, ha fallito nell’intento per cui penso che nel cercare di stabilire una scuola di questo genere perderemmo tempo ed energie che possiamo impiegare in altre direzioni».

Ma l’italianità non è solo lingua, storia e arte secondo il presidente della Federazione calabrese dell’Ontario, l’italianità è un qualcosa di più complesso che identifica la comunità che ha origine nel Belpaese: «Per italianità intendo quello che esprime la cultura italiana nel contesto in cui ci troviamo, nella realtà della nostra comunità: la famiglia, per esempio, le tradizioni e tutti quei valori sui quali si fonda la nostra cultura. L’italianità, per me, è tutto questo».

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