Da destra a sinistra salvati tutti i fogli di partito, ma al gioco delle tre carte perdono i quotidiani editi all’estero
di PAOLA BERNARDINI
Udite, udite: la stampa italiana all’estero ha i giorni contati. Il decreto “milleproroghe” ha emesso la sentenza: tagliati del 50% i contributi ai quotidiani italiani all’estero. Senza troppi giri di parole, ha messo al patibolo la nostra sopravvivenza.
Nell’arena della spartizione dei contributi pubblici per l’editoria sono stati salvati i fogli politici e sacrificati i giornali all’estero, si è privilegiata l’editoria autoreferente a quella di informazione.
Con una decisione debole dal punto di vista della legittimità costituzionale che suona come una punizione, il Senato – confermando ieri la decisione della Camera – ha spinto giù dalla torre chi ancora crede e lavora per la promozione della lingua italiana all’estero. Come il Corriere Canadese, America Oggi, Il Globo e La Fiamma, Gente d’Italia, la Voce d’Italia.
Ma che importa se gli italiani nel mondo non avranno più un proprio giornale. O se la lingua italiana, che sta registrando un crescente interesse sia tra i giovani delle seconde e terze generazioni di emigranti che tra gli stranieri, non avrà più strumenti di comunicazione per diffondersi e svilupparsi, cosa importa se proprio per questa notevole crescita di “Italianità” tra i giovani le Università del Canada hanno deciso di inserire nei corsi di italiano il Corriere Canadese.
L’unica cosa che conta è che i giornali di partito restino in vita anche se, con un colpo di coda, si è costretti a decisioni incomprensibili «schiacciando come vasi di coccio altri poli deboli dell’editoria altrettanto significativi per il Paese: i quotidiani italiani all’estero», come dice il segretario della Federazione Italiana della Stampa Italiana, Franco Siddi.
Ma lo sa il governo di Roma che ci sono quasi 64 milioni di italiani nel mondo, con o senza passaporto?
Senza nulla togliere a L’Araldo Lomellino o all’Italia ornitologica – salvati in extremis – il Corriere Canadese da oltre 54 anni arriva tutte le mattine nelle case degli italiani che risiedono in Canada.
L’impressione è che Camera e Senato abbiano fatto il gioco delle tre carte e, al momento di dividere la torta, ha privilegiato le 250 testate italiane dando un calcio ai sei quotidiani e 150 periodici all’estero. «Bonaiuti si è reso conto che la decisione è assurda e troveranno il modo di recuperarla», ha affermato il senatore del Pd Vincenzo Vita. Demagogia pura del governo.
Il presidente della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero, Domenico De Sossi, ricordando che «è a rischio l’occupazione di molti giornalisti e sono limitate le possibilità di informazione e di dialogo con le comunità italiane», ha sollevato un altro punto importante parlando di «sospetti di qualche odiosa forma di baratto politico».
Come avranno votato i deputati e i senatori all’estero?
Destra, sinistra, centro, non ha importanza: i contributi ai fogli di partito arrivano anche se i gruppi parlamentari non esistono più. Nel 2006 e 2007 hanno incassato fondi alcuni giornali come il Secolo d’Italia, quotidiano di An il cui partito non esiste più perché fuso con il Pdl; La Rinascita della Sinistra dei Comunisti Italiani di Diliberto; Liberazione anche se Rifondazione durante le europee del 2009 aveva “oscurato” la falce e martello per amalgamarsi a Sinistra Arcobaleno e l’anno prima non era neppure riuscita ad entrare in parlamento. In passato la procura di Roma ha anche indagato su tycoon della stampa italiana per aver percepito indebitamente milioni di euro, era addirittura intervenuto il sindacato dei giornalisti, il fisco aveva imposto ipoteche e molti uffici erano stati perquisiti. Questo è il passato. Ma speravamo che servisse da lezione.
Oggi i giornali di partito pesano più dei quotidiani all’estero, quelli che qualcuno considera piccole armate Brancaleone sperdute nel mondo, senza sapere che queste affermazioni derivano da una totale mancanza di conoscenza della nostra realtà o senza considerare il numero delle copie stampate e vendute. Il relatore del dl Milleproroghe per la commissione Bilancio alla Camera ci ha citato come il “Corriere del Canada”. Che peccato. Ha perso un’occasione per conoscere il Corriere Canadese, l’unico quotidiano italiano in Canada che ha tutte le carte in regola per non essere confuso con un corriere dei pacchi nella terra degli indiani o il postino di Kevin Costner. A qualità e professionalità il Corriere Canadese non ha nulla da invidiare ad altre testate nazionali, lo possono confermare i giornalisti con tesserino dell’Ordine che sono scappati da un’Italia succube del nepotismo o che hanno scelto di restare in Canada per continuare a rendere un servizio serio e di qualità nel pieno rispetto della professione scelta e in cui credono.
Ed è a questi emigrati che il governo italiano, tagliando il 50% dei contributi al Corriere, ha presentato come conto un involucro vuoto in cui nessun diritto viene garantito per la diffusione e la stampa all’estero, per la promozione e la salvaguardia della lingua.
Sulle note del De Profundis, applaudiamo l’Italia perché tutto sommato ha salvato i fiori di Sanremo confermando i contributi in conto capitale al Comune della kermesse festivaliera. Che altro dire: the show must go on.
AI LETTORI
In seguito alla decisione del Senato italiano di tagliare i fondi del 50% alla stampa estera il Corriere Canadese rischia la chiusura. Chiediamo ai nostri lettori di sostenerci nella nostra battaglia: inviateci lettere via posta al 101 WINGOLD AVE., TORONTO, ON M6B1P8 o via- email a corriere@corriere.com








