GiovedÌ 17, Maggio, 2012

“L’italiese in Canada: considerazioni sul lessico”

Posted on 21 March 2010 Print This Post Print This Post
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Un volume sulla lingua degli emigrati  scritto da Giovanni Scarola
di Mariella Policheni

TORONTO – Basamento (da basement, seminterrato), silingo (da ceiling, soffitto), mascina (machine, macchina). Ed ancora morgheggio (da mortgage, mutuo ipotecario, ipoteca), screccio (da scratch, graffio). È lunghissima la lista dei termini italiesi usati nella vita quotidiana dagli emigrati in Canada, vocaboli che hanno avuto la funzione di “tessuto connettivo”. Parole diventate familiari, modi di dire oramai consolidati e “riconosciuti” senza difficoltà e divenuti nel tempo oggetto di numerosi studi, ultimo dei quali “L’italiese in Canada: considerazioni sul lessico” edito da G.F. Graphics  presentato dal Centro Scuola e Cultura Italiana il 19 febbraio al Columbus Centre.

Lo studio, elaborato della tesi di Giovanni Scarola che sta frequentando un Master in Italianistica presso l’Università di Toronto, si propone di fornire un quadro della situazione attuale della “lingua di contatto” parlata ancora oggi da gran parte della collettività italiana. «L’idea iniziale era quella di raccogliere delle voci di italiese per farne un articolo o un servizio televisivo ma mi resi conto ben presto che sarebbe stato impossibile riassumere il fenomeno – dice Scarola – lo spunto della pubblicazione me l’ha dato la mia tesi di laurea perchè così ho potuto farlo sotto un profilo scientifico e non puramente empirico».

Il libro di Scarola, già giornalista ed al momento assistente del deputato al Parlamento italiano Gino Bucchino, parte dal primo studio in assoluto che fu quello di Domenico Pietropaolo, preside della facoltà di Studi italiani della Università di Toronto, pubblicato nel 1974: sono seguiti vari studi di Gianrenzo Clivio e di Marcello Danesi. «Per quel che riguarda la parte italiana, la mia relatrice è stata la professoressa Stefania Scaglione, ordinaria dell’Università di Perugia – continua Giovanni Scarola – il libro si dirige sia alle prime che alle seconde generazioni dal momento che si tratta di uno studio dell’italiese ma sullo sfondo ci sono le coordinate socio-linguistiche ovvero la presentazione della situazione in cui l’italiese si è sviluppato: ciò significa che è illustrata la storia della nostra emigrazione corredata da dati e cifre ufficiali, la consistenza delle varie comunità fino ai problemi odierni che riguardano il Comites, il voto all’estero, la cittadinanza. Viene presentato anche un quadro attuale della situazione della comunità italiana».

È dalle coordinate sociolinguistiche unite allo studio dei termini che nasce l’opera. «I termini sono suddivisi in tavole tematiche, ci sono diversi temi dall’italiese nella vita quotidiana a quello nell’ambiente di lavoro e nell’edilizia – spiega l’autore – accanto ad ogni termine vi è il significato, la derivazione inglese e la trascrizione fonetica. Una parte importante è dedicata ai calchi strutturali e ai calchi semantici: quel che non scomparirà in futuro è proprio il calco, cioè il fatto di usare espressioni inglesi con parole italiane e nel libro c’è una lunga casistica».

Lo studio, come spiega Scarola, si dirige alle prime generazioni per quanto riguarda i vocaboli in sè, alle seconde per l’adozione della lingua italiana come traduzione pedissequa delle espressioni inglesi. «Per la prima volta in uno studio viene anche preso in considerazione il collegamento con la lingua francese, c’è quindi una corrispondenza triangolare italiano-francese-inglese – dice Giovanni Scarola – la parola contrattore, ad esempio, contractor in inglese, è a sua volta un calco dal francese contracteur».

È un’opera, questa, esaustiva del fenomeno dell’italiese: «L’italiese è destinato a scomparire per essere soppiantato naturalmente dall’inglese o dall’adozione di un italiano sul calco dell’inglese – conclude Scarola – i media e Rai International giocano un ruolo importante per correggere questo trend. Naturalmente occorrerebbero aiuti, anche di tipo finanziario, dal governo italiano, aiuti che non ci sono, anzi sono in corso dei tagli e questa, mi si permetta di dire, è cecità politica». Giovanni Scarola apre e chiude il suo lavoro con le parole del poeta siciliano Ignazio Buttitta: «…Un populu,/diventa poviru e servu/ quannu ci arribbanu a lingua/ addutata di patri:/ è persu pi sempri».
I proventi netti della vendita del libro andranno alla Pink Box Foundation della quale Giovanni Scarola è segretario.


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