GiovedÌ 17, Maggio, 2012

Andrea Meloni: «Prioritario il sostegno alla lingua italiana»

Posted on 16 March 2010 Print This Post Print This Post
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Cooperazione, ricerca e interscambio sono i prossimi impegni del nuovo Ambasciatore d’Italia in Canada
di PAOLA BERNARDINI

TORONTO – Pieno sostegno all’insegnamento della lingua italiana in Canada; potenziamento della cooperazione nella ricerca in campo scientifico e tecnologico, favorendo la costruzione di una rete tra università italiane e canadesi; negoziazione per un Comprehensive Economic Partnership Agreement, un trattato di libero scambio tra Europa e Canada che aprirà il mercato dei servizi con l’Italia; i prossimi incontri internazionali del G8-G20 e ancora: voto all’estero e il rebus del caso Castagnetta. Di questi e di altri argomenti abbiamo parlato con l’Ambasciatore d’Italia, Andrea Meloni, da pochi giorni in Canada ma con un’agenda di lavoro intensissima: prima tappa Vancouver, in occasione dei XXI Giochi Olimpici, e poi Toronto dove ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni italiane, della comunità ed è stato ospite della Multimedia Nova Corporation e della redazione del Corriere Canadese: «Una realtà straordinaria – ha commentato – con la capacità di rinnovare quella che era una prestigiosa istituzione e di riuscire a rinnovarsi scommettendo sul futuro». Durante la sua visita, ha parlato dei prossimi impegni che verteranno su quattro punti importanti: cooperazione, lingua, ricerca e interscambio.
Come stima i rapporti diplomatici attuali tra governo italiano e Canada?
«Eccellenti, sia sul piano bilaterale che dei rapporti che legano i due Paesi all’interno di organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, la Nato, il G8 e il G20. Molto buona anche la collaborazione con l’Unione europea: sono stato per quattro anni a Bruxelles e posso confermare che, anche nel settore degli aiuti e delle assistenze internazionali in aree di crisi, siamo spesso sulla stessa lunghezza d’onda del Canada».
«Adesso siamo fortemente impegnati ad Haiti: il governo canadese ha fatto uno sforzo straordinario ma anche l’Europa non è stata da meno e in particolare l’Italia. Il governo italiano ha inviato l’ammiraglia della Marina Italiana, la portaerei Cavour, che resterà a Port-au-Prince fino a metà aprile, con un grosso sforzo da parte di civili e militari per aiutare le centinaia di migliaia di persone colpite dal sisma. Haiti è sicuramente un grande momento di cooperazione e altri ne seguiranno nel 2010, sin dai prossimi mesi nel quadro G8 e G20: basta citare la visita del ministro Frattini in occasione del G8 dei ministri degli Esteri di Gatineau che si terrà il mese prossimo e la presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al G8 di Muskoka e al G20 di Toronto a giugno».
Un legame storicamente solido ma con qualche incrinatura: pensiamo al voto all’estero e alle riserve di Ottawa sulla candidatura di cittadini italo-canadesi per il parlamento italiano.
«Francamente, non ho avuto ancora modo di parlare di questo argomento con i responsabili canadesi. Le ultime elezioni si sono svolte regolarmente, nei prossimi giorni avrò modo di parlarne con i due parlamentari eletti: l’on. Gino Bucchino e il senatore Basilio Giordano. Naturalmente è un argomento che ci sta molto a cuore ed è mia ferma intenzione aprire un dialogo con il governo canadese affinché si pronunci in modo univoco e permanente, evitando così di lasciare sempre, al singolo momento elettorale, l’attesa di una decisione in merito».
Altro nodo: il caso Castagnetta. Il precedente ambasciatore Gabriele Sardo aveva duramente attaccato il governo del Québec e di Ottawa, Lei come intenderà procedere?
«Sono arrivato da poco, ma sono pienamente consapevole della complessità di questo tema e delle possibili implicazioni future sulla nostra comunità. Posso solo dire che tutti i temi che riguardano la sfera della difesa dei diritti personali sono di primaria importanza e questo, in particolare, presenta aspetti molto delicati e complessi».
Dal punto di vista della cooperazione internazionale ed economica, auspica più Europa o Italia-Europa come partner del Canada?
«Sono fermamente convinto che i due aspetti non sono contrapposti. Non c’è dubbio che bisogna lavorare – e questo sarà il mio compito – per incrementare la collaborazione economica e commerciale tra i due Paesi e favorire quindi le imprese italiane che vogliono venire in Canada. Ma proprio per un miglior e pieno raggiungimento di questo obiettivo, essere inseriti all’interno di un contesto europeo ci dà sicuramente dei grandi vantaggi. Pur dovendo confrontarci – come è ovvio – con le imprese degli altri Paesi europei, l’esistenza di un quadro regolamentare tra Europa e Canada più sviluppato e avanzato, è di fondamentale importanza per la nostra economia. A tal proposito vorrei attirare l’attenzione su un negoziato che è stato avviato in questi mesi per la conclusione di un “Comprehensive Economic and Trade Agreement” (Ceta) e in cui l’Italia è fortemente interessata in quanto può aprire numerose opportunità economico-commerciali. Mi auguro, inoltre, che si possa giungere in breve tempo, ad un accordo che riguardi sia l’apertura dei mercati degli appalti pubblici delle diverse province canadesi, sia la protezione e il riconoscimento dei nostri marchi e delle indicazioni geografiche dei prodotti italiani. Questo negoziato riveste notevole interesse per l’economia del nostro Paese e ha una posizione di primo piano nella mia agenda di lavoro dei prossimi mesi».
Cooperazione in campo scientifico: negli ultimi anni ci sono stati diversi passi in comune sulle nanotecnologie, aerospazio, ricerca. Quale sarà la politica dell’Ambasciata di Ottawa?
«Si ispirerà sicuramente alle linee guida della politica del governo italiano, dove la cooperazione scientifica assume grande priorità. Noi abbiamo la fortuna di avere qui in Canada un addetto scientifico che da diversi anni svolge un ruolo centrale nell’attività promozionale e nello sviluppo della cooperazione bilaterale. Mi sono reso subito conto della ricchezza dei rapporti che esistono tra Università e Centri di ricerca. Il compito dell’Ambasciata continuerà ad essere quello di dare un quadro favorevole e di agire come impulso per questa attività. Mi riprometto di lavorare con i principali Centri di ricerca, ma anche di sviluppare e favorire il più possibile i rapporti tra Università italiane e canadesi. C’è una stretta connessione tra ricerca e sviluppo dei settori di punta che potranno essere tradotti in competitività nel campo della scienza e della tecnologia per le imprese italiane».
A suo parere il Sistema-Italia in Canada potrebbe occupare ulteriori spazi? Il governo italiano è intenzionato a sostenerlo rafforzando le istituzioni italiane presenti come Consolati, Istituti Italiani di Cultura, Ice, Enit?
«Credo che bisognerà utilizzare gli strumenti che esistono. È chiaro che siamo in un momento di forte pressione dei bilanci statali e quindi non possiamo illuderci: ma quello che ho trovato in Canada è una grossa ricchezza che non tutti i Paesi europei hanno. Oltre all’Ambasciata, vi sono tre Consolati generali, due Istituti di Cultura, più la sezione staccata di Vancouver, due uffici Ice, un ufficio del Turismo. Non siamo pochi e siamo ben distribuiti sul Paese: l’importante è poter lavorare al meglio, interagendo in rete, e questo sarà un obiettivo che l’Ambasciata provvederà a favorire».
Negli ultimi anni – anche attraverso i pareri raccolti tra i lettori del Corriere Canadese e Tandem, in particolar modo tra i giovani di terza generazione e gli studenti delle università canadesi – stiamo osservando una crescita della “voglia di Italia” (Ottawa, Queen’s, Montréal) che si manifesta esplicitamente in un incremento della domanda di corsi di italiano, a cui però il Canada sta rispondendo con una riduzione dei fondi, così come d’altronde sta facendo il nostro governo che ha tagliato sostanzialmente i finanziamenti in questo settore. Cosa pensa di questa situazione?
«Non ho ancora una conoscenza approfondita del problema in Canada tale da permettermi di esprimere un’opinione in merito. Ma certo il sostegno all’insegnamento della lingua italiana è una delle istruzioni permanenti date dal ministero a tutta la nostra rete all’estero e quindi per me è senz’altro una priorità. È chiaro che bisogna lavorare molto con gli importanti centri che già esistono: a Toronto, a Montréal, a Ottawa e in altre realtà e che stanno svolgendo al meglio il loro lavoro. Al tempo stesso dobbiamo instaurare un dialogo con le università affinché, lì dove i corsi esistono, possano continuare ad essere erogati e dove non ci sono, si possano possibilmente attivare o estendere. Ma mi rendo conto che la crisi pone degli oneri. Sarà necessario verificare, parlando e dialogando con le università, se sarà possibile in qualche maniera farvi fronte ed evitare – prima di tutto – che si cancellino corsi già esistenti».
Come sta avvenendo per il Dipartimento di Italiano della Queen’s University di Kingston che va avanti da anni con la spada di Damocle dei tagli?
«Il Console di Toronto Gianni Bardini me ne ha parlato: cercheremo di valutare insieme cosa fare».
Per quanto riguarda la comunità italiana in Canada stiamo assistendo ad un momento importante di transizione del modo di “essere e sentirsi italiani” non più o non solo in qualità di emigrante della prima generazione, ma di giovani delle generazioni successive che fanno proprio il concetto di Italianità. Ci sono numerose resistenze a questo processo di rinnovo del mondo associativo italiano caratterizzato da una marcata parcellizzazione. Cosa pensa di fare a tale proposito?
«È noto a tutti – anche a chi non conosce il Canada – che gli italiani in Canada o i canadesi di origine italiana, sono una delle realtà più grosse, più dinamiche e di successo nel mondo. Evidentemente è una straordinaria realtà e devo dire riconosciuta come tale da tutte le autorità canadesi, sia federali che provinciali. Sono appena arrivato, non dubito che cercheremo di lavorare insieme ai rappresentanti della nostra comunità e ad esponenti di origine italiana, per creare insieme occasioni rivolte a rafforzare i legami con l’Italia, sia in campo culturale che scientifico e tutto quello che può servire per continuare a rimanere in contatto e a far scoprire o riscoprire l’Italia».


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