GiovedÌ 17, Maggio, 2012

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A scuola di italiano con la commedia di Dario Fo

Posted on 24 February 2010 by Concita

Quattro spettacoli per la comunità alla University of Toronto Mississauga

di CONCITA MINUTOLA

TORONTO – Le grandi commedie italiane come strumento di apprendimento della lingua. È questa la missione di Maschere Duemondi, la storica compagnia teatrale della University of Toronto Mississauga (Utm) che quest’anno porta in scena “Non tutti i ladri vengono per nuocere” di Dario Fo.

Con due spettacoli per oltre 300 studenti delle scuole superiori, i giovani attori del corso di “Italian Comic Theatre” (offerto dal programma di italiano del Dipartimento di lingue della Utm), hanno segnato il loro primo successo giovedì 18 e venerdì 19 febbraio. E ora Maschere Duemondi si mette alla prova con quattro rappresentazioni aperte alla comunità, un appuntamento annuale ormai diventato tradizione dal 1986 per la compagnia, nata negli anni Settanta.
Sotto la direzione del docente Salvatore Bancheri, i sette studenti Luca Mazzulla, Maria Coscarelli, Peter Felice, Karolina Frasunkiewicz, Adwoa Asare, Adam Cresswell e Matthew Lima hanno fatto proprio tutto, persino l’allestimento, impegnando anche il tempo libero della loro “reading week” per provare la commedia del premio Nobel Dario Fo.

«Questi studenti – dice Salvatore Bancheri – si sono impegnati moltissimo, facendo enormi progressi nell’apprendimento della lingua italiana fino al punto di saper recitare. E hanno fatto anche un doppio lavoro per preparare la scena, i costumi e le musiche». Il gruppo è composto anche da studenti non italo-canadesi. Si tratta di un’attività, insomma, che piace, diverte e attira a prescindere dalle origini culturali. Il lavoro degli studenti che partecipano a Maschere Duemondi, inoltre, viene premiato con varie borse di studio offerte dalla comunità e, dagli anni Novanta, fa guadagnare un credito scolastico.

Ecco il calendario delle rappresentazioni: sabato 27 febbraio, alle 7.30 pm e domenica 28 febbraio, alle 3 pm, e poi ancora sabato 6 marzo alle 7.30 pm e domenica 7 marzo alle 3 pm. L’appuntamento è al Matthews Auditorium del Kaneff Centre, aula 137, dell’Università di Toronto a Mississauga (3359 Mississauga Road North). Per informazioni e prenotazioni chiamare il 905-569-4321, oppure scrivere all’indirizzo belinda.grayburn@utoronto.ca.

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Proposte concrete per la lingua e la cultura italiana

Posted on 18 February 2010 by Caterina

Di Gianni Bardini – Console Generale d’Italia a Toronto

Caro Direttore,
seguo con estremo interesse il vivace dibattito sul tuo giornale che ha fatto seguito alla mia lettera che hai ospitato il 14 ottobre scorso. Me ne rallegro molto.  L’obiettivo che aveva ispirato il mio intervento era stato proprio quello di stimolare una riflessione sul tema che sta a cuore a tanti del futuro della comunità e mi fa piacere che molti suoi autorevoli esponenti abbiamo raccolto il mio invito e offrano contributi importanti di pensiero e di proposte!

Credo che questo confronto sia prezioso.  Lo è certamente per me che sto traendo dalle interviste sul tuo giornale molti spunti per approfondire la mia conoscenza di questa straordinaria realtà nella quale (e per la quale) ho il privilegio di lavorare. Permettimi, dunque, di condividere con te e con i lettori alcune  mie preliminari impressioni ad un mese esatto dall’avvio di questa tavola rotonda.

Quale presente e quale futuro?
Innanzitutto mi sembra che affiori con chiarezza la legittima soddisfazione di tutti per quello che la collettività è riuscita a realizzare e per quello che rappresenta oggi. Era questo il mio assunto di base.  La nostra collettività e la struttura associativa attraverso la quale essa agisce è una forza straordinaria ed ha un potenziale immenso.

Il quesito fondamentale che questa constatazione però pone e che ho cercato di mettere in evidenza  è:  sarà sempre così? Questa grande forza si mantiene o si affievolisce? Esiste o meno un problema di “ricambio generazionale” all’interno della struttura organizzata e, in particolare, nei tanti e ancora vitalissimi Club sociali?
La mia personale risposta che ho posto nel cuore della mia precedente lettera è :  la forza della nostra struttura associativa non solo non è destinata a declinare con l’invecchiamento dei suoi membri (come molti sembrano temere), ma può anzi crescere, a condizione però che abbia la capacità di adattarsi al contesto di oggi e rispondere alle attuali esigenze.  Al riguardo ho fornito – a solo titolo di esempio – alcune modeste proposte operative, sicuramente non nuove come concetto, ma ancora inattuate.

Le opinioni espresse finora dagli intervistati non sono del tutto omogenee, anche se hanno denominatori comuni.
Alcuni sembrano ottimisti sulla possibilità che l’attuale struttura così com’è sia adeguata ad  affrontare la sfida del futuro. Livia Guglielmo, presidente dell’Andreatta Social Club, ad esempio, sembra fiduciosa che all’interno del suo Sodalizio il ricambio sia in atto e dobbiamo sicuramente rallegrarci molto della capacità della sua e di tante altre Associazioni di attirare le nuove generazioni e di rinnovarsi all’interno.

La maggior parte degli altri intervistati tuttavia lamenta che il problema nelle loro Associazioni invece esiste e che è molto evidente. Quasi tutti, in misura maggiore e minore, rilevano che effettivamente i loro Club invecchiano e si chiedono cosa fare per coinvolgere i più giovani.

Assorbire energie o proiettarle all’esterno?
Su questo punto focale mi permetto di ravviare il dibattito con una mia osservazione che potrebbe apparire paradossale e in “controtendenza” al sentire comune. Nella mia qualità di umile osservatore esterno (e purtroppo temporaneo..) di questa comunità, a me non sembra che i dirigenti e membri dei molti Sodalizi che lamentano i loro figli e nipoti nati in Canada non partecipino attivamente alla vita associativa abbiano necessariamente motivo di rammaricarsi. Né credo che incentivare il coinvolgimento dei giovani (cioè l’attrazione di nuove energia “all’interno” del Club) debba necessariamente rappresentare il loro obiettivo prioritario.

Molte Associazioni, infatti,  sono figlie della loro storia.  Una storia straordinaria, “epica” e di successo, ma anche unica e irripetibile.  Molti Sodalizi sono state creati da coloro che sono nati e vissuti in Italia per tanti anni e per i quali il “Club” ha rappresentato uno strumento insostituibile per sentirsi a proprio agio nel nuovo Paese, per aiutarsi e per affermarsi socialmente ed economicamente in questa nuova realtà.

Un contesto insomma storico e psicologico completamente diverso da quello in cui  si trovano gli italo-canadesi nati negli ultimi trenta anni in Canada che in Italia non hanno mai vissuto e che non hanno vissuto la comune esperienza migratoria con le difficoltà che essa ha comportato. Essi hanno ereditato una forte “italianità” dalle loro famiglie ma certamente manca loro il radicamento con il paese italiano di origine. Si sentono, giustamente, pienamente canadesi, classe dirigente di questo Paese e perfettamente a loro agio in questa realtà che è la loro. Non mi sorprende quindi che essi non sempre si riconoscano pienamente in strutture sociali fondate su presupposti distanti dalla loro storia.

Credo quindi che più che puntare a “sopravvivere” , alcune Associazioni potrebbero più opportunamente porsi come obiettivo quello (che a me sembra entusiasmante) di continuare ad essere attive e rilevanti fino al termine del loro ciclo storico (cioè proiettare maggiormente la loro energia “all’esterno”), impegnandosi in particolare a fondo per favorire la nascita e il consolidamento di strutture nuove.  Non diversamente, mi si passi la metafora, da un genitore che non pensa certo di vivere in eterno, ma che trova il senso della sua esistenza nel crescere i figli e nel gioire dei loro successi.
Su questo piano credo fermamente che tutte le Associazioni abbiano tantissimo da dare ed è per questo che ho indicato in un migliore “coordinamento interno” (ben diverso dalla “rappresentanza politica”, come mi sembra abbia invece capito il dottor Grande, equivocando pero’ fortemente le mie parole e il mio pensiero) e in un impegno nel campo dell’ ”istruzione, della cultura e dello sviluppo dei rapporti istituzionali e privati fra Italia e Canada” il terreno sterminato e fertilissimo per azioni comuni.

Colgo l’occasione al riguardo per aprire una parentesi in riferimento all’intervento  molto ottimista del dottor Servello del Centro Scuola – uno dei fiori all’occhiello della nostra comunità, che rappresenta un eccellente modello da imitare. Resto convinto che un significativo apporto di risorse da parte della comunità – a integrazione e non certo sostituzione dei fondi concessi dal Governo italiano – sarebbe benvenuto e utile al Centro Scuola per ampliare i suoi programmi per i quali la domanda è molto elevata. Ricordo peraltro che il nodo delle risorse per la lingua è uscito prepotentemente dal Convegno che questo Consolato Generale ha organizzato il 6 maggio scorso, al quale il Centro Scuola ha partecipato insieme a tutti gli altri principali operatori del settore (universita’, insegnanti, studenti, enti gestori, esperti ecc.).

Proposte concrete?
Nella mia precedente lettera ho formulato alcue idee operative, a solo titolo di esempio. Collegandomi a quanto già prospettato e allo scopo di rendere ancora più “incisivo” e mirato il dibattito (e sempre a titolo di mero esempio), sottopongo al commento dei lettori che vorranno continuare ad alimentare questo dibattito solo quattro progetti cooperativi – fra i mille possibili e immaginabili – che potrebbero essere inizialmente attuati – per testare la capacità di agire a sistema, se riscontrassero interesse e consenso.

Progetto “Dai una mano alla Regina”
Ho già citato il fatto, noto a molti, che i Dipartimenti di Italiano delle piccole Università stanno soffrendo per i tagli di bilancio (e non certo per il numero degli studenti che continuano ad affollare i corsi !). Ultimo in ordine di tempo, il Direttore del Dipartimento di Italiano della prestigiosa Queen’s University, prof. Santeramo, ha dovuto quest’anno ridurre drasticamente i corsi. Ha ottenuto però dal Rettore la possibilità di far sopravvivere il Dipartimento, anche se purtroppo drasticamente ridimensionato, per ancora due anni a condizione però che egli riesca a dimostrare che la comunità italiana lo sostiene.
La presa in carico da parte della Comunità del costo di un insegnante a contratto (anche forse solo part–time) sarebbe un segnale importantissimo e forse decisivo non solo per salvare il Dipartimento ma anche per rilanciarlo. Si tratterebbe di raccogliere una cifra limitata, un obiettivo non eccessivo per una comunita’ grande come la nostra. Credo sarebbero soldi investiti piuttosto che spesi.

Progetto “Giovani dentro all’Italia”
La Camera di Commercio Italiana di Toronto sarebbe particolarmente qualificata  per subentrare in un progetto che questo Consolato Generale ha avviato con successo a titolo esplorativo la scorsa estate, ma che non ha i mezzi per portare avanti.
Si tratta di creare, tramite la rete delle Camere di Commercio, un “data base” di aziende produttive o istituzioni culturali italiane disponibili ad offrire “stage” estivi di formazione a giovani italo-canadesi, molti dei quali, so con certezza, sarebbero interessatissimi a una  possibilità di “ immersione linguistica e culturale totale” nel paese di origine.
Per fare bene il lavoro (contatti con le aziende italiane, disseminazione dell’informazione, “match-making” fra aziende e studenti, analisi delle esperienze ecc.) sarebbe tuttavia indispensabile dedicare una persona a tempo pieno. Qualora questo progetto fosse sostenuto, credo che la Camera sarebbe disposta a prenderlo in carico e sarebbe sicuramente in grado di fare un lavoro eccellente. Anche in questo caso sarebbero soldi “ad elevata redditività”.

Progetto “Uniti ovunque”
Nel 2011 ricorrerà il 150º  anniversario dell’Unità Italiana. Importanti date della nostra storia e cultura sono passate relativamente  inosservate qui in Canada (il 200°  anniversario della nascita di Garibaldi nel 2007, il 100°  anniversario del premio Nobel a Marconi e il 400° annivesario dell’uso del telescopio da parte di Galileo nel 2009, ecc.).
Questa ricorrenza ancora più speciale non dovrebbe invece sfuggire ad un evento comunitario solenne, ben articolato e prestigioso che dovrebbe servire anche come occasione per proiettare all’esterno la nostra immensa storia a cultura.
Per organizzare qualcosa di veramente valido che dia orgoglio a tutti i giovani italo-canadesi e che coinvolga i non italiani sarebbe indispensabile l’impegno attivo di molti.  Un primo, imprescindibile passo sarebbe quello della costituzione di un autorevole “Comitato organizzatore” di rappresentanti della collettività, strumentale anche ad attivare le tante sinergie possibili con gli enti regionali e locali italiani con i quali tante Associazioni mantengono eccellenti rapporti.
Varrebbe la pena di provarci?  Io credo di sì.

Progetto “fai conoscere Leonardo”
Ho citato anche il caso della scuola “Leonardo da Vinci” che da anni offre un curriculum particolarmente centrato sulla lingua e cultura italiana come un’encomiabile iniziativa che però a trovato finora poco sostegno da parte della collettività. La scuola non riceve fondi pubblici e quindi può vivere solo con le rette di iscrizione. Non è quindi alla portata di tutti. È anche vero, tuttavia, che molti italo-canadesi scelgono di far studiare i propri figli presso scuole private (il “Saint Michael College” – ad esempio – è particolarmente frequentato dalla nostra comunità) che spesso costano molto di più. Credo sia quindi positivo offrire l’alternativa di una scuola privata “italiana” a scuole “private” anglosassoni o francesi (gli ebrei, cito ad esempio, hanno ben 20 scuole private, pur essendo la loro comunità numericamente la metà della nostra…).
Credo che le tante Associazioni potrebbero aiutare molto la “Leonardo da Vinci” semplicemente impegnandosi a renderla più nota fra i loro soci, magari semplicemente distribuendo fogli informativi, in occasione di qualche evento sociale. Si tratterebbe di un aiuto materiale e psicologico importantte e a “costo zero”.
Ricordo con l’occasione che la “Leonardo” terrà una giornata di “open house” giovedì  26 novembre prossimo che potrebbe essere una utile occasione per molti per conoscerla meglio.

Nell’auspicio che questo mio prolisso intervento possa servire ad alimentare il “fuoco” di discussione, partecipazione e voglia di azione che il tuo giornale ha lodevolmente acceso e a focalizzarlo sempre di piu’ sulle “risposte” piuttosto che sulle “domande”, ti prego di gradire, caro Direttore, i miei migliori saluti.
Gianni Bardini
Console Generale


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Una borsa di studio offerta dall’Università per stranieri di Perugia

Posted on 11 February 2010 by Concita

Contributo per la frequenza di un corso di lingua e  cultura italiana nell’anno 2010

L’Università per Stranieri di Perugia mette a disposizione dell’Istituto Italiano di Cultura di Toronto n. 1 borsa di studio per la frequenza di un corso di lingua e cultura italiana della durata di un mese, da usufruirsi entro l’anno 2010.

Possono presentare domanda gli interessati di età maggiore ai 18 anni, residenti dell’Ontario (Ottawa esclusa), del Manitoba e  dei Territori del Nord-Ovest che sono già avviati allo studio della lingua italiana.

L’Università offre, in vari periodi dell’anno, corsi dal Iº al Vº livello.

La borsa comprende l’iscrizione gratuita a un corso mensile e una somma netta di €500,00 quale contributo per le spese di soggiorno a Perugia.

Si pregano gli interessati di far pervenire le proprie domande, corredate da curriculum vitae, anche via telefax entro le ore 17.00 di venerdì 2 aprile 2010, al seguente indirizzo:
Istituto Italiano di Cultura
496 Huron Street
Toronto – Ontario M5R 2R3
telefax: 416-962-2503; telefono: 416-921-3802 int. 226

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Il Québec riscopre la lingua italiana

Posted on 11 February 2010 by Concita

Cresce la richiesta di corsi, intervista alla docente Livia Cattaneo
di CATERINA ROTUNNO

MONTREAL – “Una voce della passione per l’insegnamento della lingua italiana”: così l’Apiq, l’Associazione dei professori di italiano del Québec, descrive se stessa e la motivazione che accomuna gli insegnanti della lingua italiana della provincia francofona.
Fin dal momento della sua fondazione, avvenuta nel 1971, l’ APIQ ha perseguito l’obiettivo di monitorare e difendere la lingua e la cultura italiana promuovendone l’insegnamento attraverso il consolidamento della professionalità degli insegnanti di italiano delle scuole pubbliche del Quebec e una costante collaborazione con le autorità scolastiche della provincia. L’associazione gode dell’alto patrocinio della Governatrice Generale del Canada, Michaelle Jean e collabora con numerose organizzazioni governative canadesi, associazioni negli Stati Uniti e università italiane quali le università per stranieri di Siena e Perugia, l’università Ca’Foscari di Venezia e quella della Calabria.

Nel 2007, l’Associazione, che vive grazie all’attività svolta su base volontaristica dei suoi soci, ha voluto dare nuovo slancio ai suoi programmi, arricchendo l’offerta culturale con rassegne cinematografiche, conferenze e un incontro annuale aperto a tutti gli insegnanti di italiano del Quebec:l’ultimo si è svolto nell’ottobre dello scorso anno e ha registrato la presenza di professionisti nel campo dell’insegnamento linguistico, docenti universitari ed esponenti del mondo letterario e giornalistico italiano che si sono confrontati su tematiche inerenti le moderne metodologie di insegnamento della lingua del Belpaese e su progetti che mirano a promuovere in modo semplice e diretto la cultura italiana come ad esempio “L’Italiano in Piazza”, una carrellata storico-culturale delle 1000 piazze d’Italia.

Gli scopi, l’attività e l’offerta culturale sono descritti in modo dettagliato nel sito web dell’associazione (www.apiq.org) che , come come ci racconta la professoressa Livia Cattaneo, docente universitaria e consigliere del Comitato direttivo, ne rappresenta la sua sede virtuale, mancando una vera e propria sede fisica dell’associazione: «Negli ultimi tre anni l’attività dell’APIQ ha registrato una nuova e ritrovata vitalità che si è manifestata attraverso un ricambio dei membri del Comitato direttivo e la nomina a Presidente della professoressa Maria Bendinelli Pedrelli e un’ampia programmazione di eventi culturali, anche in collaborazione con altri enti e istituzioni presenti sul territorio come l’Istituto Italiano di Cultura, il Centro Leonardo da Vinci, il PICAI (Patronato ItaloCanadese Assistenza Immigrati ) e il Centro Cultural Simón Bolívar, che gentilmente mettono a disposizione i loro spazi per le nostre iniziative. Questa offerta culturale – continua Livia Cattaneo- affianca e integra il progetto pedagogico grazie al quale insegnanti di ogni ordine e grado possono scambiarsi esperienze, trovare, sul nostro sito web, strumenti utili per l’insegnamento dell’italiano come le risorse online, novità editoriali, una biblioteca composta da libri e riviste specializzate e un forum di consulenza linguistica».

Questo progetto pegadogico oltre alla consultazione on-line prevede anche momenti di incontro?
«Sì. Nel corso dell’anno si svolgono numerosi momenti di formazione e incontri pedagogici rivolti a tutti coloro che sono impegnati nell’insegnamento dell’italiano comprendendo, oltre ai docenti che svolgono questa attività quale loro professione principale, anche coloro che da anni si dedicano a insegnare per passione e legame con la lingua italiana.
Questi ultimi sono principalmente impegnati nell’insegnamento ai bambini e ragazzi in determinati centri privati frequentati dalla comunità italiana. L’incontro più importante, resta sicuramente la riunione annuale dell’APIQ che è giunta ormai alla sua terza edizione, divenendo in questi anni un punto di riferimento e un momento di riflessione e scambio di esperienze per tutti coloro che sono impegnati nell’insegnamento della lingua e della cultura italiana nel Quebec».

ll vostro sito web presenta anche una sezione dedicata alle offerte di lavoro per l’insegnamento della lingua italiana?
«Abbiamo voluto raccogliere e portare a conoscenza dei visitatori del sito web, alcune proposte di lavoro da parte di scuole e università non solo canadesi ma anche americane. Pensiamo che questo possa rappresentare un valido aiuto sia per chi già vive in questi Paesi, ma anche per chi, ad esempio, risiede in Italia e ha intenzione di fare un’esperienza di insegnamento oltreoceano».

Qual è attualmente il trend relativo all’insegnamento della lingua italiana in Quebec?
«Sicuramente in crescita. Oltre ai corsi curriculari ed extra curriculari presenti nelle scuole di ogni ordine e grado e a quelli gestiti dal PICAI, negli ultimi anni si è avuto un significativo aumento della domanda di corsi di italiano per adulti che, a differenza del passato, molto spesso sono persone che non hanno origine o legami con il Belpaese, ma sono solo semplicemente attratte dalla cultura e dal “mondo italiano” o in procinto di intraprendere un viaggio nel nostro Paese».

Ci può anticipare i prossimi eventi che andranno a comporre la ricca offerta di eventi culturali della vostra associazione?
«L’APIQ offre ogni mese una conferenza, o un’attività culturale, su un aspetto della cultura italiana e un film italiano scelto fra quelli più recenti e importanti. Per esempio, dopo la conferenza del prof. Boglioni sulle “Piazze d’Italia”, sono previste una presentazione del Carnevale a Venezia e in Campania (18 febbraio), una conferenza sullo sviluppo sostenibile nelle città con l’architetto Zardini (18 marzo), un’altra sull’origine del sistema solare con il professor Giampaolo Sassano (15 aprile) e infine una serata dedicata al Paradiso di Dante (27 maggio). Il ciclo di proiezioni affronta quest’inverno il “film-verità”, o di tipo documentaristico: “Gomorra” (proiettato lo scorso 30 gennaio), “Biùtiful Cauntri” (27 febbraio), “L’orchestra di Piazza Vittorio” (27 marzo), “Videocracy – Basta apparire” (24 aprile) e “Improvvisamente l’inverno scorso” (15 maggio). Ogni film sarà presentato da uno studente dell’Università McGill (Mauro Sassi), e sarà possibile rimanere dopo la proiezione per un’eventuale discussione».

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