GiovedÌ 17, Maggio, 2012

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«Creare iniziative i cui benefici siano tangibili»

Posted on 18 December 2009 by Concita

TORONTO - Secondo Antonio Porretta bisogna puntare, in collaborazione con le Regioni, sulla formazione scolastica e professionale dei giovani

di MARIELLA POLICHENI

TORONTO – «Ce n’era proprio bisogno e le parole del console Gianni Bardini sono state una vera e propria iniezione di entusiasmo, un invito ad affrontare il problema perché, inutile nasconderlo, corriamo il rischio di scomparire».
Il consultore della Regione Lazio Antonio Porretta è un fiume in piena quando si parla di associazionismo, un tema a lui caro. «Bisogna trovare la forza di rinnovarsi, bisogna far integrare i giovani e passare loro il testimone ricordando che nessuno è insostituibile – dice senza mezzi termini Porretta – in seno alla Federazione Laziale ci sono sodalizi che si muovono in questa direzione e consentono al presidente di rimanere in carica al massimo due mandati. È giunto il momento di dire basta ai presidenti che vengono rieletti per trenta o quaranta anni».

È alla creazione di programmi interregionali diretti ai giovani che Porretta affida il futuro del coinvolgimento delle nuove generazioni. «Con l’aiuto delle Regioni si potrà fare molto – dice l’italocanadese originario di Sora – la Regione Lazio, ad esempio, sponsorizza da tempo le vacanze studio dei giovani di origine laziale così come le vacanze degli anziani nella regione. Entrambe le iniziative riscuotono grande successo ma in particolare i giovani scoprono nel vero senso della parola la terra di origine dei genitori e visitano luoghi meravigliosi con il risultato che tornano in Canada innamorati dell’Italia».

Alcune regioni, sono secondo Porretta, più attive di altre nel dare vita a iniziative rivolte ai giovani: «Sarebbe bene quindi attivare programmi interregionali per evitare gli scompensi che affliggono le nostre comunità – precisa il consultore – Giovani laziali o friulani vanno in Italia a studiare ma altri non hanno le stesse opportunità. Inoltre non bisogna dimenticare che i nostri giovani si sentono innanzitutto italiani e non abruzzesi o siciliani».

Ma non solo. Secondo Porretta è importante andare oltre, affrontare nuove sfide per coinvolgere i giovani. «Occorre costruire, in sinergia con l’amministrazione regionale, programmi che garantiscano la formazione scolastica e professionale per i giovani nel campo della moda, dell’informatica, occorre garantire l’equipollenza scolastica, il riacquisto della cittadinanza e così via perché i ragazzi debbono poter toccare con mano dei vantaggi, dei benefici che non faranno altro che aumentare il loro interesse e il loro amore per l’Italia e tutto ciò che è italiano – continua con fervore Antonio Porretta – Bisogna fare della lingua italiana non solo l’idioma della memoria e della cultura ma anche lo strumento di comunicazione del mondo del lavoro consentendo di dar vita a nuove opportunità da e verso l’Italia».

La lingua è una ricchezza da difendere, secondo Porretta, che non esita a sostenere l’appello lanciato dal console italiano per salvare e sostenere il Dipartimento di italiano della prestigiosa Queen’s University colpito da pesanti tagli. «Condivido appieno l’appello, ritengo che sia una responsabilità di tutti far sì che la lingua italiana venga studiata dal momento che la lingua è comunicazione – continua il consultore laziale da venti anni – siamo sempre pronti ad organizzare raccolte fondi quando accadono calamità naturali ed eventi tragici, non vedo perché non possiamo unirci anche in questo caso».

Anche la scuola Leonardo da Vinci che offre un curriculum centrato sulla lingua e la cultura italiana dovrebbe essere, a parer del Console Bardini, maggiormente pubblicizzata nella comunità di origine italiana. «Con questo pensiero il nostro Console sfonda una porta aperta perchè la richiesta di poter avere un liceo anche a Toronto risale a molti anni fa – continua Porretta che vive in Canada dal 1969 – la Leonardo da Vinci andrebbe sostenuta in maggior modo ma non facendone una scuola di elite. La comunità dovrebbe invece individuare giovani meritevoli e aiutarli con borse di studio, in fondo ci sono tanti imprenditori di successo che potrebbero dare una mano. Gli ebrei, tanto per citare una comunità, hanno ben 20 scuole private che funzionano a meraviglia, potremmo darci da fare anche noi in questo senso».

Sorride quando parla della lingua, della cultura italiana, dello stile di vita, l’italian life-style appunto, conosciuto e invidiato da tutto il mondo, Porretta. «Cosa è l’italianità per me? – conclude d’un fiato – è la nostra storia, sono tre guerre d’indipendenza, è il Rinascimento, è tutta la gente che è morta per fare l’Italia. Certo l’Europa unita è un grande sogno ma l’Italia, per favore, lasciatecela godere…».

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«Puntare sull’insegnamento dell’italiano»

Posted on 18 December 2009 by Concita

di CHIARA DURANO

MONTREAL – Secondo il presidente della Fondazione Comunitaria Italo-Canadese del Québec a Montréal, l’italianità si mantiene viva attraverso la cultura e la lingua.

Montréal, com’è noto, ospita una delle comunità italiane più numerose del Nord America e la Fondazione Comunitaria Italo-Canadese, dalla sua istituzione senza scopo di lucro nel 1975, è diventata negli anni un’associazione molto attiva nella beneficenza e nella promozione della cultura italiana.

La Fondazione riunisce membri influenti della comunità italocanadese, imprenditori e professionisti, ed è formata da “governatori”, membri che si impegnano a contribuire finanziariamente all’attività filantropica della fondazione.
Numerosi gli eventi organizzati nel corso dell’anno per raccogliere fondi: dal torneo di golf, al rally, alla serata del poker. L’evento più importante è l’annuale Ballo dei governatori, serata di gala a cui partecipano oltre 600 invitati, tra cui rappresentanti delle istituzioni italiane, che ha festeggiato questo ottobre il suo venticinquesimo anno.

«La nostra fondazione ha raccolto milioni di dollari e sostiene numerosi organismi. Le organizzazioni che finanziamo non sono necessariamente italiane, ma tutte sono legate alla comunità italiana, come l’Ospedale Santa Cabrini o l’Università Concordia», racconta Carmine D’Argenio, presidente della Fondazione.

D’Argenio, nato a Montréal da una famiglia di Avellino emigrata in Canada negli anni ’50, parla con entusiasmo del suo paese di origine «quando arrivo a Roma mi sento a casa», dice. Se per i primi emigranti, appena arrivati senza conoscenze in un Paese straniero, la lingua e le proprie origini sono state quasi un handicap da superare, la seconda generazione è riuscita ad avanzare nella società canadese, mantenendo al tempo stesso la propria italianità: «Le nostre origini sono una ricchezza senza prezzo – afferma D’Argenio – un vantaggio che ci dà una mentalità più aperta e una visione più ampia delle cose».

Riguardo ai giovani – la terza generazione – il presidente della Fondazione dice che «si sentono italiani, ma non capiscono fino in fondo che cosa significa». Per far sì che l’italianità non vada persa secondo D’Argenio è necessario puntare sulla cultura e sull’educazione, in particolare sull’insegnamento della lingua italiana. La Fondazione si è dimostrata molto attiva in questo campo, con l’istituzione nel 2002 del Centro Leonardo Da Vinci, un centro culturale che offre rappresentazioni teatrali, mostre d’arte, concerti, proiezioni cinematografiche e corsi di lingua.

I corsi di lingua italiana organizzati dal Centro sono rivolti a studenti di tutte le età e frequentati anche da canadesi.
L’idea del presidente della Fondazione, però, sarebbe quella di organizzare dei corsi di italiano nelle scuole pubbliche canadesi, a tutti i livelli, dalle elementari all’università. «La maggior parte degli italocanadesi non ha un buon ricordo della scuola di italiano del sabato… veniva considerata come una scocciatura. Se vogliamo mantenere e diffondere l’italiano, dobbiamo far sì che venga insegnato nelle scuole pubbliche», sostiene.

Riguardo al futuro delle associazioni italocanadesi si dimostra ottimista e si dichiara d’accordo con la necessità di una maggiore collaborazione espressa dal Console Gianni Bardini: «Le associazioni italocanadesi hanno vocazioni diverse, ma tutte hanno uno stesso lavoro da fare, procedono parallele con uno stesso goal. La direzione è la stessa e la volontà c’è, ma una più stretta collaborazione non si realizzerà di qui a domani».

Le associazioni sono destinate a sparire? «È possibile che i piccoli club regionali chiudano tra cinque o dieci anni, il futuro sono le associazioni italocanadesi a livello nazionale», conclude il presidente della Fondazione.

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