Continua la campagna “Dai una mano alla Regina” lanciata dal console Bardini
di CONCITA MINUTOLA
KINGSTON – “Dai una mano alla Regina”. È l’appello lanciato dal console generale d’Italia Gianni Bardini, tramite il Corriere Canadese, un invito a contribuire a una “catena di solidarietà – ha scritto il console – per coprire i costi di un insegnante a contratto, per salvare e rilanciare il Dipartimento di Italiano della Queen’s University colpito da pesanti tagli di bilancio”.
Siamo arrivati alla fine dell’anno accademico, gli studenti preparano gli ultimi esami e si guarda già all’anno prossimo. Quello che sembra certo è che il Minor in italiano è riconfermato, almeno per il 2010-2011. È stato sospeso l’anno scorso, invece, il corso di laurea a livello Medial. Manca il Major. Dopo la recessione e i tagli decisi dall’amministrazione il corpo docenti è stato ridotto. Donato Santeramo, direttore del Dipartimento di spagnolo e italiano, spiega al Corriere Canadese il perché. «I problemi sono due – dice il professore – uno di carattere economico. L’università non ha mai avuto posti “fissi” per i professori di italiano. Basti pensare che fino all’anno scorso i quattro quinti erano a contratto. Quindi in un momento di crisi vengono a mancare quei soldi che servono a finanziare i contratti e diventa più difficile mantenere il programma. Per quanto riguarda i numeri, anche se la crescita degli studenti c’è stata, allo stesso tempo è relativamente bassa rispetto ad altri dipartimenti. Il problema non è tanto quanti studenti abbiamo e che vogliono studiare l’italiano, ma quelli che poi decidono di laurearsi».
Ed è un problema, per Santeramo, che non si limita solo a numeri e finanze. Occorre riflettere anche su cosa debba offrire un’adeguata istruzione universitaria, al di là di ciò che porta a un guadagno immediato. «La funzione delle università – insiste – non è solo soddisfare le esigenze della società a livello lavorativo, ma anche e soprattutto dare una base culturale e intellettuale a questi ragazzi. Dar loro gli strumenti per andare fuori e mettere in pratica ciò che hanno imparato in tantissime discipline». E in particolare quando si parla di italiano, il docente dell’ateneo di Kingston sottolinea l’importanza dell’apprendimento della lingua e il suo peso nel mondo della cultura, perché «è una lingua che bisogna conoscere se si vuole fare, per esempio, il curatore dell’arte di qualsiasi periodo o ci si vuole occupare di architettura e tanto altro ancora». Nonostante ciò, i laureandi rimangono in pochi, e non è il caso solo della cultura italiana. «Oggi – puntualizza – giusto o sbagliato che sia, la maggior parte degli studenti viene all’università per trovare poi un lavoro che paghi bene». Un discorso che coinvolge anche «materie come la matematica pura», e ciò vuol dire «non voler conoscere per il gusto della conoscenza, in quanto esseri umani, ma solo per guadagnare qualche dollaro in più».
Tornando all’ateneo di Kingston, il dipartimento attira comunque studenti che frequentano anche altri corsi di laurea. «Alla fine – spiega Santeramo – i corsi di lingua italiana sono pieni». A contribuire a questo successo è la possibilità di seguire le lezioni in inglese. «Per il corso su Pirandello, per esempio – spiega il docente – forse avrei avuto solo sei studenti se fosse stato tutto in italiano, e invece erano una trentina. La stessa cosa per un corso su Fellini e Benigni». Diversa storia per gli studenti che vogliono laurearsi in italiano che devono fare tutto, esami inclusi, chiaramente, in lingua italiana. I corsi insegnati in inglese, in più, sono frequentati per il 70 per cento da studenti non di origine italiana.
Dopo la difficile situazione economica dell’anno scorso alcuni contratti non sono stati riconfermati, con una riduzione del corpo docenti del dipartimento da cinque a tre insegnanti. «L’appello del console Bardini è stato davvero importante – dice il direttore del dipartimento – credo che il suo impegno in generale sia ammirevole. Ma il problema è che c’è una crisi vasta. Bisognerebbe avere un intervento forte anche dello Stato italiano, a questo punto. È nell’interesse dello Stato promuovere l’italianità, non solo per i figli degli italiani, ma soprattutto per i non italiani. Si tratta di un investimento anche per l’economia italiana, un aspetto che spesso viene preso sotto gamba».
Per garantire la continuità dei lavori a Kingston, servono «quattro milioni di dollari per una cattedra a tempo pieno». Santeramo ricorda che il Dipartimento di italiano è stato per anni «un fiore all’occhiello» della Queen’s University, con grandi conferenze e seminari, ma «con la crisi tutto questo non si può fare più».
Quale sarà il futuro dell’italiano alla Queen’s University se questi fondi non arriveranno? «Penso che il Minor rimarrà – risponde Donato Santeramo – ma vorrei costruire un dipartimento che possa offrire un Major in italiano, con il lavoro di due persone fisse a tempo pieno si può fare».






