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Inarrestabile Alzheimer

La malattia, secondo gli studiosi, avanza come una colata lavica

Una colata lavica che porta morte e desolazione dove passa, e che distrugge sempre più terreno al suo avanzare. È il ritratto dei danni al cervello causati dal'Alzheimer fotografata con la Risonanza Magnetica per Immagini (MRI). Drammatici i dati emersi dall'esame: la malattia avanza uccido ogni anno il 5-10% del tessuto cerebrale.
È quanto rivela uno studio condotto dalla Università della
California di Los Angeles, pubblicato sulla rivista scientifica
Journal of Neuroscience.
«Per la prima volta - afferma Paul Thompson, coordinatore della ricerca - si è riusciti a valutare la progressione delle lesioni sul cervello causati da questa forma di demenza senile
in pazienti in vita».
In media muore il 5,3% dei tessuti l'anno, con punte del 10% nelle aree dove ha sede la memoria. Individuata anche una sequenza delle zone più colpite. «Le prime ad essere intaccate - spiega Thompson - sono le regioni della memoria, seguono i lobi frontali che regolano le inibizioni e l'autocontrollo e poi quelli laterali implicati nelle emozioni».
Dallo studio è emerso inoltre che ci sono poi alcune parti del cervello che sembrano immuni alla malattia, come per esempio l'area visiva. «Perchè questo accada - continua Thompson - è però ancora un mistero».
L'impatto dell'Alzheimer sul cervello è stato valutato su 14
soggetti sani e 12 pazienti a cui era stata diagnosticata la malattia tramite i test comportamentali e cognitivi. Il campione è stato sottoposto alla MRI ogni 3 mesi. «La progressione dei danni nei soggetti malati - scrive Thompson - ricorda l'immagine di una colata lavica che partendo dall'area della memoria si muove attraverso il cervello distruggendo tutte le cellule che trova lungo il suo cammino».
I ricercatori sottolineano però che la risonanza magnetica non è solo uno strumento di diagnosi, ma può aiutare nel migliorare le cure. «I questionari per la valutazione delle funzioni cognitive - ribadisce Thompson - rimangono l'unica arma oggi a disposizione per stabilire se un soggetto è affetto dall'Alzheimer. Per contro con la MRI è possibile stimare se i trattamenti prescritti riescono a frenare l'avanzamento della malattia».
Al momento, ricordano gli esperti, le cure a disposizione possono, infatti, solo rallentare la progressione della patologia.
Le diagnosi di Alzheimer, malattia che colpisce la memoria e crea disorientamento nelle persone colpite, sono in aumento in tutto il mondo. Ogni scoperta sulle sue possibili cause non può che aprire nuove strade verso la cura del morbo che affligge gli ammalati. «Entro il 2011 verranno diagnosticati solo in Canada 11.600 nuovi casi raggiungendo quota 111.600 - afferma Stacey Johnson, manager del Media relations and communication office dell'Alzheimer Society of Canada - nel 2001 gli ammalati sono stati 83.200».
È una malattia della quale ancora non si riesce a individuare con esattezza le cause, l'Alzheimer, che distrugge progressivamente i neuroni cerebrali in una persona su venti nella popolazione ultrasessantacinquenne. «La vita non si ferma in seguito alla diagnosi di Alzheimer - conclude la Johnson - l'Alzheimer Society oltre a offrire programmi e servizi devolve fondi alla ricerca. Solo la ricerca biomedica può scoprire le cause che danno origine al morbo e porre le basi per una cura».
Una triste realtà, quindi, che trova ulteriore conferma nello studio condotto dai ricercatori dell' Università della California di Los Angeles.

Data pubblicazione: 2003-02-11
Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=14959