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Marcello migliora: «Sono tornato a vivere di nuovo»Tra una settimana tornerà a casaTORONTO - «Sono tornato a vivere per la seconda volta». La voce è ancora provata dal delicato intervento che lo scorso 27 settembre gli ha dato un nuovo fegato e la possibilità di continuare a vivere. Ma la forza d’animo e il coraggio sono sempre gli stessi. George Marcello, se non ci saranno complicazioni, la prossima settimana tornerà a casa. «Non potrò mai dimenticare - racconta l’italocanadese al Corriere - quando il 26 luglio una dottoressa del Toronto General Hospital mi disse che era stato trovato un donatore. Un nuovo fegato, una nuova speranza, proprio il giorno del mio compleanno». L’intervento, iniziato alle 6 di mattina e durato circa 10 ore, era poi perfettamente riuscito. «Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicino - continua Marcello - così come tutto lo staff del Toronto General Hospital». Se non ci saranno complicazioni quindi, Marcello verrà dimesso dall’ospedale la prossima settimana e potrà finalmente tornare a casa. Superato il momento più delicato - le 72 ore successive al trapianto, quelle in cui il rischio di rigetto è elevato - Marcello è pronto per uscire dal reparto di terapia intensiva. Poi, tra qualche giorno, il ritorno a casa, tra le persone che ama e che gli sono state vicino anche in quest’ultima, difficilissima, fase della sua vita. «Ringrazio - aggiunge l’italocanadese - tutti coloro che in questi giorni mi hanno dimostrato affetto. Ringrazio soprattutto la famiglia della persona che mi ha donato il fegato e mi ha dato la possibilità di continuare a vivere». Marcello porterà avanti la sua battaglia per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della donazione e per spingere la classe politica - sia a livello provinciale sia a livello federale - a cambiare la legge in vigore. Proprio quella legge che, tra l’altro, impedisce al trapiantato di conoscere l’identità della persona che gli ha salvato la vita. Marcello si trovava in Europa per raccogliere materiale informativo sulle leggi in vigore nel Vecchio Continente («con quel materiale - racconta - farò cambiare idea ai politici»), quando a causa di un’infezione, è stato costretto al ricovero. La diagnosi dei medici di un ospedale parigino fu impietosa: l’italocanadese avrebbe avuto bisogno di un nuovo trapianto di fegato. Poi il rientro in Canada, la nuova, disperata lotta per sopravvivere, fino alla notizia - giunta il giorno del suo cinquantesimo compleanno - di un fegato disponibile per il trapianto. Infine l’intervento del 27 luglio, l’angoscia e la speranza dei familiari, fino al lento e progressivo recupero. Una storia di speranza e coraggio quella di Marcello. Come quella delle centinaia di persone giunte da ogni parte del mondo per partecipare ai Giochi Mondiali per Trapiantati a London. Tra loro Tiziano e Monja Esposito, fratello e sorella, entrambi trapiantati di midollo, donatori l’uno con l’altro, in due fasi distinte della loro vita. Diciassette anni lui, ventuno lei, vivono a Fiumicino e sono da pochi giorni rientrati a casa dal Canada dove hanno ben figurato, come componenti della Nazionale italiana dell’Aned (l’associazione nazionale emodializzati). Monja, diplomata ragioniera, è giunta 5ª nei 50 metri stile libero di nuoto, Tiziano, studente di un istituto tecnico per costruzioni navali, sportivo eclettico, ha fatto un figurone vincendo l’oro nel lancio del peso, l’argento nei 200 metri stile libero di nuoto, il bronzo nel bowling singolo junior, oltre a raggiungere la quarta piazza con la squadra di pallavolo. A Tiziano, a soli 16 mesi, fu riscontrata una leucemia miloide: quasi subito fu sottoposto, con successo, nel 1990, ad un trapianto di midollo. La donatrice fu proprio la sorella, Monja. «Ma poi - racconta la mamma, Patrizia - accadde per la nostra famiglia una cosa da non credere: nel 1998 anche a Monja, all’età di 14 anni e non per fattore genetico, fu riscontrato un linfoma e fu questa volta Tiziano ad essere il donatore per il trapianto di midollo, avvenuto in due fasi, nel 1999 e nel 2000». I due ragazzi hanno confermato come l’esperienza a London sia stata «bellissima, di scambio, a contatto con persone che, come noi, mostrano ogni giorno un attaccamento alla vita attraverso lo sport». Data pubblicazione: 2005-08-03 |