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Ritardi nei soccorsi, è polemica a Toronto

Un uomo ha accusato i paramedici di aver causato la morte del compagno perché l’ambulanza è arrivata dopo mezzora

La trattativa è in pieno stallo, lo sciopero va avanti e raggiunge quota 24 giorni, creando sempre nuovi problemi.
Ieri un uomo di 31 anni, Alejandro Martinez ha accusato i paramedici del 911 di aver risposto con troppa lentezza alla sua chiamata di emergenza, provocando di fatto la morte del compagno, Jim Hearst, 50 anni, deceduto per un attacco cardiaco il 25 giugno. Ems (Emergency Medical Services) nel tardo pomeriggio ha tenuto una conferenza stampa per rispondere alle accuse e ha sostenuto che il ritardo non è stato causato dallo sciopero, nonostante la serrata abbia ridotto il personale dei paramedici del 25%.
Secondo Martinez le telefonate al 911 sono state tre, ma l’ambulanza ci ha messo circa mezzora per arrivare alla loro abitazione, più del doppio del tempo impiegato a condizioni “normali”, cioè nove minuti. «Credo che sia colpa della riduzione di personale causata dallo sciopero - ha detto Martinez, compagno di Jim Hearst da otto anni - Selezionano le telefonate in base alla gravità dei casi, ma non si capisce bene quali criteri usino visto che era davvero un’emergenza. Evidentemente quella notte hanno commesso un grave errore. Un errore che ha causato la morte di una persona». L’accaduto, come ha sottolineato Bruce Farr, Chief di Toronto Ems, è già al vaglio, ma in conferenza stampa ha ripetuto che lo sciopero non è stato alla base del problema e che nella prima telefonata non era stato specificato che Hearst aveva smesso di respirare. I paramedici hanno ricevuto l’informazione solo alla terza chiamata e a quel punto dopo 9 minuti l’ambulanza era al numero 40 di Alexander Street.
La trattativa, intanto, non fa progressi. Ieri il sindaco Miller si è limitato a dire che il dialogo fra le controparti continua, ma i sindacati, che sabato hanno risposto all’offerta del Comune con una controfferta, lamentano il fatto di non aver ricevuto ancora una risposta.
Ora il Comune dovrà spendere circa un milione di dollari per pagare del personale di sorveglianza privato che presidi le discariche a cielo aperto dove i dipendenti in sciopero stanno facendo picchettaggio. Si tratta di una misura precauzionale per evitare cause legali contro eventuali “aggressioni” da parte dei netturbini.
Da ieri, però, il Comune si trova ad affrontare anche un altro problema, lo svolgimento del Caribana festival, che a causa dello sciopero, potrebbe essere costretto a cancellare alcune iniziative in cartellone e modificarne altre. La 42esima edizione della festa caraibica, infatti, è uno degli appuntamenti più attesi e seguiti della città, che ogni anno richiama circa un milione di turisti da tutto il Nord America, ha preso il via ieri, ma non da Nathan Phillips Square, come succede da 42 anni. Gli organizzatori sono stati costretti a spostare l’inaugurazione dell’evento a Yonge-Dundas Square perché l’altra piazza è “picchettata” dai dipendenti comunali da più di tre settimane. Uno spostamento costato ben 10mila dollari. Inoltre sono a rischio tre degli appuntamenti più attesi del festival: l’elezione del “re” e della “regina” del Caribana, la Pan Alive competition e le Olympics Island. I primi due, infatti, si svolgono di solito al Lamport Stadium, struttura di proprietà del Comune e, quindi, “sabotata” dal picchettaggio. Le “olimpiadi”, invece, si svolgono sulle isole, altro posto impraticabile, anzi letteralmente irraggiungibile, perché lo sciopero coinvolge anche i traghetti.

Data pubblicazione: 2009-07-15
Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=89349