GiovedÌ 2, Settembre, 2010   1:07 pm
CANADA
 

Il racconto del soldato pentito: «Civili uccisi senza un perché»

«Gli Stati Uniti stanno compiendo un genocidio, e lo stanno facendo volontariamente. 100.000 morti? Nessuno saprà mai il numero esatto»

Di FRANCESCO VERONESI

Articolo pubblicato il: 2004-12-06

Il
«È stato un massacro. Il mio battaglione era stato dispiegato in una zona periferica di Baghdad. Qui avevamo allestito un posto di blocco. Gli ordini erano precisi: sparare alle macchine che non si fossero fermate al nostro segnale di alt. Nel giro di quarantotto ore abbiamo ucciso trenta civili. Dentro le loro automobili non abbiamo trovato nessuna arma. Abbiamo finito il lavoro gettando i loro corpi in una fossa, come ci era stato ordinato dai nostri superiori». Jimmy Massey parla con distacco dell'inferno che ha visto e vissuto in prima persona in Iraq. Le sue parole sono misurate, il tono della sua voce è calmo e piatto, il suo sguardo molto spesso si abbassa a guardare le sue mani, mani che hanno sparato e ucciso altri esseri umani. Quando venne richiamato negli Stati Uniti, nel dicembre del 2003, il sergente Massey del corpo dei Marines venne colpito da una forte crisi depressiva. «Non ci sono medicine per poter curare le ferite dell'anima:sono sfregi interiori che rimarranno per sempre».
Jimmy Massey, 33 anni, dodici dei quali spesi nell'Esercito, è giunto a Toronto in occasione dell'inizio delle udienze presso l'Immigration and Refugee Board di Jeremy Hinzman, il soldato americano che, dopo essersi rifiutato di partire per l'Iraq, è fuggito dagli Stati Uniti e sta cercando ora di ottenere asilo politico in Canada. Massey porterà le sue esperienze vissute in Iraq di fronte alla commissione, per ribadire che «la guerra fatta dagli Stati Uniti è illegale e rifiutare di parteciparvi è un diritto».
«Ho fatto parte del corpo dei Marines per dodici anni -racconta l'ex soldato - in questo periodo ho avuto molti compiti, ho partecipato a varie missioni. Nell'inverno del 2002, nella nostra base nel North Carolina, iniziammo un'esercitazione specifica sulla guerriglia urbana che durò parecchie settimane. Quindi la preparazione venne incentrata sulla chiusura e il sabotaggio di pozzi petroliferi: nelle esercitazioni utilizzavamo le mappe di Ar Rumaylah, una località meridionale dell'Iraq. Il 2 gennaio ricevetti la telefonata dai miei superiori: sarei stato dislocato in Kuwait, in una missione top secret».

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