Martedì 9, Febbraio, 2010   9:25 am
MONDO
 

Betlemme in crisi fuggono i cristiani

Fosco rapporto dell'Onu sulla situazione in Israele

Articolo pubblicato il: 2004-12-21

La situazione a Betlemme è gravemente degradata dall'inizio dell'intifada e si traduce nel caos economico, nel crollo del turismo e in un aumento dell'emigrazione cristiana. Questo fosco quadro è tracciato da una rapporto dell'Onu pubblicato ieri.
Secondo il rapporto redatto dall'ufficio dell'Onu per il Coordinamento degli affari umanitari (Unocha) e da quello del coordinatore speciale dell'Onu per il processo di pace (Unsco), la regione di Betlemme è circondata da «78 ostacoli fisici» eretti dalle forze armate israeliane, che la isolano da Gerusalemme e dal resto della Cisgiordania. Oltre che dagli sbarramenti di vario tipo che bloccano le strade, Betlemme è parzialmente circondata dalla barriera di separazione eretta da Israele in Cisgiordania. Sui 63 chilometri previsti per la zona di Betlemme, ne sono stati realizzati già oltre 10, secondo il rapporto.
Il turismo, pilastro dell'economia cittadina, è stato duramente colpito da quando è iniziata l'intifada, nel settembre del 2000. La media mensile di presenze turistiche è scesa da 91.726 del 2000 a sole 7.249 nel 2004. In questo periodo il blocco imposto da Israele e le difficoltà economiche hanno spinto 2.071 cristiani, ovvero quasi un decimo (il 9,3%) della popolazione cristiana della città della Natività e delle località vicine di Beit Shaur e Beit Jala, a emigrare all'estero.
La popolazione totale della regione di Betlemme è stimata in 61.000 persone, cui si aggiungono 15.000 palestinesi che vivono nei campi profughi.
E la situazione non accenna a migliorare nonostante gli sforzi fatti dal governo di tel Aviv e dall'Autorità palestinese. Ieri il consiglio degli insediamenti ebraici in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza ha annunciato di condividere pienamente l'appello alla disobbedienza civile lanciato da uno dei suoi esponenti, Pinhas Wallerstein, nel tentativo di impedire l'attuazione del piano del premier Ariel Sharon di unilaterale ritiro di Israele da Gaza e Cisgiordania, una posizione che aggrava la situazione.

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