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Anche tessuti muscolari dalle cellule staminali
Importante scoperta dell'italiano Tiziano Barberi dello Sloan Kettering Institute
Articolo pubblicato il: 2005-06-30
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LE APPLICAZIONI FUTURE
L'obiettivo ambizioso è riuscire a utilizzare questa fabbrica biologica per ottenere quantità di cellule umane utili per curare gravi malattie dei muscoli, come le distrofie. Ma la strada da percorrere è ancora tanta ed è necessario procedere a piccoli passi. Dopo avere verificato in provetta la validità del metodo di isolamento dei progenitori della cellule mesenchimali destinate a diventare muscoli, i ricercatori stanno passando adesso ai primi test sui topi. Le risposte che otterranno saranno cruciali per verificare sia quanto queste cellule progenitrici possono sopravvivere una volta introdotte in un organismo, sia se sono in rado di funzionare in modo adeguato.
INNANZITUTTO LA SICUREZZA
La sicurezza è un obiettivo fondamentale della ricerca sulle cellule progenitrici dei muscoli, come di tutte le altre cellule staminali embrionali umane. Il timore è che cellule con un potenziale di proliferazione così grande possano dare origine a tumori embrionali: è come se, una volta trasferite, volessero a tutti i costi perseguire il loro obiettivo di dare origine ad un embrione. È per questo motivo che trasferire cellule staminali che non hanno ancora intrapreso le graduali tappe che lentamente le portano a differenziarsi e a specializzarsi può dare origine ai cosiddetti tumori embrionali, ammassi di cellule che, contrariamente al cancro, restano localizzati e non danno origine a metastasi. «La prima cosa da fare è verificare la sicurezza delle cellule isolate - ha detto Barberi - e dalle prove che abbiamo condotto utilizzando dei marcatori abbiamo verificato che nelle cellule isolate non sono presenti cellule che non hanno cominciato la fase di differenziamento. Di conseguenza non possono dare origine a tumori».
Che la ricerca sulle staminali embrionali sia destinata ad avere grandi sviluppi non ci sono dubbi: «I risultati piano piano stanno arrivando - ha osservato il ricercatore-. Adesso la sfida è riuscire a controllare al 100% il potenziale differenziamento di queste cellule. È solo questione di tempo». Pagina 2/...Pagina 3
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