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Muore l'urbanista anti città
Nelle sue opere accurate indagini sulle relazioni tra uomini e ambiente
Articolo pubblicato il: 2006-04-26
Si è spenta ieri Jane Jacobs, sociologa canadese conosciuta in tutto il mondo sin dal secondo Dopoguerra, quando venne pubblicato il suo Vita e morte delle grandi città. Un male l'ha stroncata a 90 anni nella sua casa di Toronto città in cui aveva scelto di vivere e di lavorare. Nei suoi lavori ricorreva la critica feroce contro il nuovo modello urbanistico statunitense e punto di riferimento per le teorie che privilegiano le relazioni informali rispetto al sistema dei rapporti strutturati.
Nata nel 1916 a Scraton, città mineraria non lontana da Pittsburgh, la Jacobs si è trasferita a Toronto nel 1968 dopo aver vissuto con la propria famiglia per tre anni a New York. Nella Grande Mela ha mosso i primi passi da urbanista, grazie ad una serie di articoli pubblicati da Vogue e New York Herald Tribune. Ma il grosso della produzione letteraria, quella che l'ha resa celebre in tutto il mondo, arriva negli anni Sessanta e Settanta, quando si trasferisce in Canada.
Le sue teorie hanno influenzato i politici europei ed americani di ogni schieramento. Jane Jacobs considerava Vita e morte delle grandi città un attacco contro gli attuali metodi di pianificazione e ristrutturazione urbanistica delle città. Impostosi all'attenzione per la radicalità dell'atteggiamento intellettuale e lo stile aggressivo e scarno della sua autrice, il libro ha acceso il dibattito fra gli addetti ai lavori sin dalla prima uscita nel 1961. I suoi più accaniti detrattori (schierati tra le fila del professionismo americano) ne criticavano lo stile troppo personale e belligerante, ma riconoscevano l'importanza delle novità contenute nei suoi scritti.
UNA TEORIA SEMPRE ATTUALE
Secondo Andrea Di Giovanni, uno degli studiosi italiani che meglio conoscono le opere dell'urbanista canadese, «Vita e morte delle grandi città è ancora in qualche misura un libro con qualcosa di nuovo, l'attualità e l'utilità del quale risiedono probabilmente nella rilevanza attribuita alle relazioni informali rispetto ai meccanismi di strutturazione e funzionamento del sistema economico e sociale in contesti altamente organizzati, quali sono tipicamente quelli delle grandi città. L'autrice sembra dedicare una attenzione specifica alle dinamiche complesse ed articolate di relazione dell'individuo con lo spazio fisico e con la società locale di cui è parte, lasciando trasparire dai passaggi della ricerca empirica la rilevanza problematica di alcune questioni apparentemente banali relative per esempio alla individuazione della geografia, dei confini e della natura delle suddette relazioni». Pagina 1/...Pagina 2
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