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Bellucci: «La mia Emilia? Una donna viziata che gioca con gli uomini»
Articolo pubblicato il: 2006-10-16
ROMA - Bella e fatale Monica Bellucci, ex giurata del Festival di Cannes, ha calpestato ancora una volta il tappeto rosso, ma qui a Roma, alla Festa del Cinema, in un bagno di folla di 45 minuti prima della proiezione di N (Io e Napoleone), il film in concorso di Paolo Virzì.
L'abbiamo incontrata subito dopo l'anteprima per i giornalisti e gli addetti ai lavori. Bella e fatale dicevamo anche alle 11 del mattino, i lunghi capelli corvini gettati con non chalance da una parte, il vestito nero che mette in risalto il corpo sinuoso e le gambe lunghissime che accosta all'altezza delle ginocchia quando si siede.
In N (Io e Napoleone) è un'aristocratico-burina borbonica umbra, la baronessa Emilia che ogni 15 giorni va in villeggiatura all'Elba per ritemprarsi dalle noie e dal disgusto del matrimonio con un nobile ottantenne con l'allegria di una storiella sentimentale con Martino Papucci, il giovane intellettuale del luogo.
E mentre Auteuil recita in italiano con accento corso e qualche frase in francese, Monica, anzi Monicona, come la chiama Paolo Virzì, a 12 anni dal dialetto marchigiano de I mitici, si esprime adesso nel dialetto di Città di Castello, dove è nata.
Monica com'è questa sua baronessa?
«A me Emilia è piaciuta moltissimo, quest'arrampicatrice, con un vecchio, noioso marito borbonico. Ha imparato a rivolgersi ai domestici in francese, ma quando perde la Trebisonda ecco venir fuori la sua vera natura burina nostrana, godereccia ed infantile, capricciosa e puttana ma simpatica. A quarant'anni però sente già allontanarsi la dolce ala della giovinezza e con essa farsi problematico ed altalenante il rapporto con il suo giovane amante, proprio per la differenza d'età».
Emilia innamorata o invaghita è fedele?
«Per carità, è una donna viziata che si annoia e che gioca un po' con gli uomini, infatti, mentre sta con Martino, fugge addirittura con Napoleone.... Però è un personaggio che ho fatto volentieri non solo perché potevo giocare con il mio vero accento umbro, ma perché si lascia scivolare addosso un po' tutto, anche perché è perfettamente consapevole di come tutto sia legato al suo aspetto fisico, per cui ne approfitta fin che può». Pagina 1/...Pagina 2
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