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La delegazione riparte oggi Berionni:«Siamo soddisfatti»
Articolo pubblicato il: 2007-07-10
MONTREAL - «La giornata delle Marche è stata un bell'evento e il bilancio non potrebbe che essere positivo». A parlare è Emilio Berionni, presidente della Consulta regionale sull'immigrazione delle Marche e membro della delegazione istituzionale che oggi ritorna in Italia.
Che cosa l'ha colpita di più?
«La giornata di chiusura di ieri è stata divertente. È statobello vedere l'entusiasmo con cui gli immigrati marchigiani hanno partecipato allo spettacolo folcloristico pensato per l'occasione. E poi il concerto di Jimmy Fontana, che ha fatto rivivere a molti gli anni di gioventù, periodo in cui molti decisero di partire».
E per quanto riguarda le mostre che avete organizzato?
«La mostra dei Bronzi è stato un momento speciale. Abbiamo addirittura incontrato una persona, originaria di Cartoceto, che aveva assistito al loro ritrovamento. Per lui è stata una emozione rivederli dopo tanto tempo».
Avete allestito anche una mostra fotografica sul Santuario di Loreto?
«Sì, era una raccolta di vecchie immagini che raccontano storie di devozione verso un luogo che ancora oggi attrae milioni di fedeli. Anche qui in Quebec, la devozione è radicata, basti pensare che la prima associazione di marchigiani (ALMA Canada) è nata proprio intorno al culto della Madonna di Loreto».
A proposito di associazioni, qual è stata la sua impressione della loro presenza in Canada?
«Fanno un ottimo lavoro. Speriamo che la presenza della regione ed eventi come questo, li aiutino a rinnovarsi. Il problema delle associazioni italiane all'estero e che, quando finisce il flusso migratorio, anche i legami con la terra d'origine di affievolisce. Per chi è nato e cresciuto nelle Marche è normale sentire il bisogno di mantenere i legami con la loro terra. Per chi è nato all'estero è tutto più complesso. L'ho notato per esempio durante lo spettacolo di folklore, quando si è ballato il "saltarello" (danza tradizionale dell'Italia Centrale). Gli over 50 lo ballavano, per i più giovani invece non significava niente. Questo è il rischio per le associazioni. Se non coinvolgono i più giovani, rischiano di scomparire». Pagina 1/...Pagina 2
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