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Timi: dopo il Tiff scriverò un musical
Intervista all’attore di In memoria di me volato a New York per scrivere un musical
Di PAOLA BERNARDINI
Articolo pubblicato il: 2007-09-14
Filippo Timi è un artista poliedrico, versatile, eclettico. Un animale da palcoscenico che ama seguire più l’istinto che un diktat artistico, ecco perchè scrive libri, sceneggiature, fa teatro, cinema, dipinge. Dopo la sua interpretazione di Zanna nel film di Saverio Costanzo, In memoria di me, presentato al Toronto Film Festival, Filippo Timi ha realizzato altri due film. In questa intervista il 33enne di origini umbre si racconta, parla del suo cortometraggio realizzato con un budget di 7.000 lire, del suo libro autobiografico che lo ha fatto litigare con mezza Perugia, del suo amore per il teatro e della sua passione per il cinema. E del musical che ha in mente di realizzare.
«Da Toronto a New York: starò qui per un mese a scrivere la sceneggiatura del musical assieme ad un italiano che ha seguito corsi di Martin Scorsese alla scuola di cinematografia dell’università di NY. È la classica storia d’amore di un ragazzo che incontra una ragazza ed è costretto a superare tutti i tabù per accettare di essere innamorato della sua migliore amica. Gli capita di tutto e poi si rende conto che a volte l’amore è a due passi, ce l’hai davanti e non te ne accorgi».
Non mi dire che è autobiografico anche questo musical?
«No, purtoppo le mie amiche preferite meglio non toccarle».
In memoria di me, una interpretazione difficile, come ti sei preparato alla parte?
«Saverio Costanzo è stato straordinario. A parte quattro provini di 7 ore ciascuno, prima del film a me e ad altri tre attori ci ha portati per una settimana dai gesuiti per un ritiro spirituale. La prima regola: il silenzio. Sai, all’inizio pensi che è facile, ma dopo due giorni mi sembrava di impazzire perchè mi addormentavo senza parlare e mi risvegliavo senza dire una parola, non capivo più se stavo sognando. Dopo ore e ore di veglia mi ero accorto che il mondo si amplifica, ma tutto sommato è stata una bellissima esperienza».
E tu ce l’hai fatta a stare sette giorni in silenzio?
«Sì, insomma… quasi. Ogni tanto convincevo gli altri attori a seguirmi: all’inizio abbiamo cercato di non parlare e quindi dialogavamo a gesti, poi però quelle due o tre parole venivano fuori. Saverio Costanzo ci ha sorpresi e si è arrabbiato tantissimo. Sai, il mio ruolo anche nel film è quello del ribelle, quello che mette in discussione tutto quell’ambiente e quindi anche in quell’occasione non sono riuscito a stare fermo, però ti assicuro che i vari esercizi spirituali sono stati straordinari, a parte il silenzio». Pagina 1/...Pagina 2
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