GiovedÌ 2, Settembre, 2010   1:00 pm
CANADA
 

Si avvicina la crisi del petrolio

Uno studio prevede una calo drammatico della produzione entro il 2030

Articolo pubblicato il: 2007-10-23

LONDRA - Un mondo senza petrolio è difficile da immaginare oggi, quando buona parte del nostro stile di vita - dall’automobile all’agricoltura, dalla plastica alla luce elettrica - è in buona parte dipendente, in un modo o nell’altro, dall’oro nero. Ma è proprio a scenari di questo genere che invita a riflettere il rapporto dell’istituto di ricerca indipendente Energy Watch Group, presentato ieri a Londra: secondo lo studio, la produzione mondiale di petrolio ha raggiunto il “picco” nel 2006 ed è destinata a più che dimezzarsi entro il 2030. Dagli 81 milioni di barili al giorno odierni, si passerà a 58 milioni nel 2020 e 39 milioni nel 2030.
Lo scenario della futura crisi energetica - già preannunciato, secondo alcuni, dai recenti rialzi del prezzo del barile, che ha toccato la scorsa settimana la quota-record di 90 dollari - è tutt’altro che roseo: «Il calo previsto dell’offerta - si legge nel rapporto - potrebbe facilmente portare a preoccupanti scene di sommosse di massa come quelle che abbiamo visto lo scorso mese in Birmania. Per i governi, l’industria e l’opinione pubblica, temporeggiare non è più un’opzione, perché la situazione potrebbe andare fuori controllo e portare a un collasso della società».
Secondo lo studio il calo della produzione di petrolio sarà molto più rapido di quanto fino ad ora previsto: difficile, quindi, prevedere una transizione morbida dal petrolio alle fonti energetiche rinnovabili. Inoltre, lo studio riduce la stima delle risorse petrolifere rispetto ai dati diffusi dall’Agenzia Internazionale dell’Energia: con un calcolo basato sulla produzione effettiva registrata - e non, come fatto finora, sui dati diffusi dai governi, che spesso si sono rivelati gonfiati per motivi politici - l’Energy Watch Group fissa a 854 miliardi di barili il petrolio ancora da estrarre in tutto il mondo, contro i 1.255 miliardi dell’Iea. «Il boom petrolifero - dice il sovrano saudita Abdullah - è finito e non tornerà. Dobbiamo abituarci ad uno stile di vita differente». Secondo il rapporto, è necessario un cambiamento strutturale del sistema economico, perché il calo dell’offerta non verrà colmato da altri combustibili fossili, dal ritorno al nucleare o energia alternativa.

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