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In Canada c’è già chi vuole adottarlo
Lilian Freedman spera di convincere il ministro Clement ad avviare un progetto pilota
Articolo pubblicato il: 2008-07-26
TORONTO – Quella di Lilian Freedman è sempre stata una battaglia per aiutare gli altri. E dopo anni passati a prendersi cura di persone con disturbi di natura psicologica, cercando ogni volta di ricorrere alla terapia migliore, ha deciso di fare altrettanto con la dipendenza da oppiacei e soprattutto con quella da eroina.
A spingerla a questo passo sono stati i casi in cui si è imbattuta nel corso degli anni e ora che pensa di aver trovato una soluzione, sta facendo tutto il possibile per renderla disponibile anche in Canada.
Arriva infatti da Israele il trattamento che secondo lei potrebbe mettere fine a tante dipendenze da oppiacei e che spera possa essere presto adottato da Ottawa.
Ma anche questa volta la sua non sarà una battaglia facile, perché il trattamento di disintossicazione ideato dal dottor Andre Waisman potrebbe andare a scontrarsi contro forti interessi economici.
Ma sono tanti, troppi, i casi in cui la Freedman si è imbattutta nel corso degli anni perché decida di gettare la spugna. «Mi sono imbattuta in così tante vicende umane terribili», inizia prima di raccontare la storia di una donna dipendente da Percodan che, dopo aver saputo di essere rimasta incinta, ha scoperto che se avesse tentato di disintossicarsi, avrebbe rischiato di uccidere la bambina.
«La piccola è venuta alla luce dipendente dal Percodan, e la madre ha impiegato ben otto anni per riuscire a disintossicarla», racconta. Non è questa purtroppo l’unica storia che la Freedman ha da raccontare e si capisce che ne ha viste veramente tante nel corso degli anni.
Cercando una soluzione, la Freedman ha avuto modo di capire cosa è possibile fare ora in Canada se ci si vuole liberare di una dipendenza da oppiacei, ma il panorama non sembra incoraggiante.
«Al momento, se sei dipendete dall’eroina oppure da altre sostanze a base di oppiacei come il metadone, l’unica soluzione che ti viene proposta è andare in un centro di disintossicazione. Ma il processo a cui si va incontro in questi posti è molto difficile e doloroso e molte persone preferirebbero morire piuttosto che sottoporsi ad esso», spiega la Freedman. Pagina 1/...Pagina 2
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