GiovedÌ 2, Settembre, 2010   1:00 pm
ARTE & SPETTACOLI
 

L’Italia e il “miracolo” di Spike Lee

Anteprima mondiale al Tiff08

Di PAOLA BERNARDINI

Articolo pubblicato il: 2008-09-08

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La storia di Miracolo a Sant’Anna nasce una quarantina di anni fa a Brooklyn: il ragazzino che sarebbe poi diventato lo scrittore di fama James McBride amava ascoltare i racconti dello zio Henry sulla Seconda Guerra Mondiale, sulle battaglie in Europa e in Italia, ma era ancora troppo piccolo per capirne l’importanza. «Molti anni dopo e quando mio zio se ne era oramai andato - racconta McBride - mi sono tornate in mente le sue parole, i ricordi sugli italiani che avevano accolto a braccia aperte i soldati neri con le divise americane. Ho fatto alcune ricerche e ho scoperto che una intera divisione di 15.000 Buffalo Soldiers aveva combattuto in Italia dall’agosto del 1944 al novembre del 1945. È stato allora che ho deciso di fare un corso di italiano a New York e poi, con la mia famiglia, di andare a vivere sei mesi in Italia: ho intervistato partigiani e fascisti, ho letto una ventina di libri sull’argomento e ho parlato con una dozzina di soldati afroamericani che avevano combattuto quella guerra e che oggi non ci sono più. Così è nato il mio romanzo pubblicato nel 2003 e che oggi Spike Lee ha voluto trasformare in un film per far conoscere al mondo il sacrificio dei tanti soldati afroamericani non solo in quella guerra: non dimentichiamo infatti la Corea, il Vietnam, l’Iraq».
Tra i protagonisti Valentina Cervi che interpreta Renata, «una donna forte che fa da ponte tra due realtà, quella dei soldati americani e quella dei cittadini del piccolo centro toscano. Una donna privata della sua femminilità ma che ha un ruolo fondamentale come quello di molte donne ai temi della guerra che si occupavano di proteggere la famiglia, portavano le armi e il cibo ai mariti durante la guerriglia partigiana». Mentre Pierfrancesco Favino, anche lui a Toronto per il lancio di Miracolo a Sant’Anna, fa la parte del partigiano Peppi Grotta «figura epica, forte, con poche crepe interiori che si domanda “ma davanti a Dio qual è la differenza tra un partigiano e un fascista?”, un personaggio che come molti altri di questo film non viene affrontato in termini ideologici ma umani».

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