GiovedÌ 2, Settembre, 2010   1:05 pm
MONDO
 

Omosessualità, in Iran resta la pena di morte

Il commissario di Giustizia: non ci interessano le risoluzioni Onu

Articolo pubblicato il: 2008-12-03

TEHERAN - L’Iran manterrà la pena di morte per i gay, in base alla legge islamica, anche se fosse approvato dall’Onu un documento della Ue sulla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo, contro il quale si è espresso ieri il Vaticano.
Lo ha detto ieri Mohammad-Taqi Rahbar, della commissione Giustizia del Parlamento iraniano. «In base alla Sharia (legge islamica, ndr) e alle leggi divine, in Iran l’omosessualità è considerata odiosa e inaccettabile - ha affermato Rahbar, che appartiene all’ala fondamentalista maggioritaria - Gli stranieri possono dire quello che vogliono, ma noi continueremo sulla nostra strada, perché quello che facciamo serve a prevenire la corruzione». Inoltre, ha aggiunto il membro della commissione Giustizia, «le leggi islamiche garantiscono tutti i diritti». Lunedì, in un’intervista all’agenzia francofona I.Media, monsignor Celestino Migliore, rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha espresso la contrarietà del Vaticano alla proposta di depenalizzazione che la Francia si appresta a presentare a nome dei Paesi della Ue. «Anche se ratificheranno la depenalizzazione - dice da parte sua Rahbar - non potranno imporla, perché ciascun Paese ha le sue leggi, diritti e linee rosse». Lo scorso anno, rispondendo alla domanda di uno studente sulla pena di morte per i gay durante un dibattito alla Columbia University di New York, il presidente Mahmud Ahmadinejad affermò che «in Iran non esistono omosessuali», attirandosi reazioni di protesta e ilarità. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, l’omosessualità è ancora considerata reato in una novantina di Paesi, e in alcuni, come in Iran, è punita appunto con la morte. Un caso che ha scosso le coscienze a livello internazionale è stato quello di Makwan Muludzadeh, un ragazzo gay di 20 anni impiccato lo scorso anno nel Nord-Ovest dell’Iran perché riconosciuto colpevole di sodomia quando aveva 13 anni. In Iran anche i minorenni possono essere condannati a morte. Makwan, secondo i giudici, aveva compiuto violenze sessuali su altri tre ragazzini.

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