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Prestiti bancari, Pechino corre ai ripari
Stretta creditizia della Banca cinese per frenare la richiesta di denaro degli speculatori
Articolo pubblicato il: 2010-01-13
PECHINO - La Banca della Cina ha ritoccato la per la prima volta dal dicembre 2008 la quota dei depositi che le banche sono tenute a mettere a riserva, dando la prima stretta creditizia fra le grandi potenze economiche mondiali. Mentre Usa ed Europa sono ancora alle prese con una ripresa timida e frenano sulla “exit strategy”, Pechino corre già ai ripari per evitare che la sua economia si surriscaldi.
O, peggio, che l’enorme afflusso di prestiti verso la Cina crei una bolla creditizia in grado di far tremare ancora il sistema finanziario mondiale. La Banca popolare della Cina ha annunciato nel suo sito web che aumenta di mezzo punto percentuale i requisiti di riserva per le banche commerciali. A partire dal 18 gennaio le banche dovranno accantonare fra il 15,5% e il 13,5% (a seconda delle dimensioni dell’istituto). Una mossa che non arriva del tutto inattesa, visto che poche ore prima, ieri mattina, la banca centrale cinese aveva ritoccato all’insù, per la seconda volta in una settimana, i tassi di rendimento pagati dai “Bot” a scadenza annuale emessi dallo Stato, dando così un segnale di stretta monetaria in arrivo.
Per l’economia cinese si tratta di un punto di svolta, il segno che la ripresa economica dopo la grande crisi finanziaria sta cominciando a creare tensioni inflazionistiche che le autorità devono mettere sotto controllo. Il credito facile ha giocato la parte del leone nel risollevare dalle secche l’economia cinese, che secondo la Banca mondiale si appresta a scalzare il Giappone come seconda economia mondiale, e che ha appena sorpassato la Germania come maggior esportatore manifatturiero. Nei primi 11 mesi del 2009 le banche cinesi hanno emesso prestiti record per oltre 9.000 miliardi di yuan (1.300 miliardi di dollari). Un’ondata di liquidità ha investito il Paese, foraggiata dalle molte banche internazionali che stanno facendo il vecchio gioco del “carry trade”: prendere in prestito in Giappone, Usa o Europa a tassi bassissimi, e prestare i soldi nei Paesi emergenti ma solidi come il Brasile (dove si presta a oltre l’8%) o la Cina (che viaggia sopra il 5%). L’ipotesi di scuola è quella che vedrebbe aumentare improvvisamente le insolvenze nei mutui o nei prestiti alle imprese, spingendo le banche a inasprire le condizioni del credito e finendo per avvitare il sistema in una spirale di peggioramento economico-perdite sui prestiti. Per scongiurare un simile scenario, ecco che la banca centrale ha deciso di iniziare a ritirare con decisione le condizioni ultra-favorevoli di accesso al credito, con una mossa che secondo gli esperti porterà via dai rubinetti delle banche 700-800 miliardi di yuan, oltre a drenare 200 miliardi attraverso le aste di rifinanziamento mensili.
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