GiovedÌ 2, Settembre, 2010   1:03 pm
CANADA
 

«Solo 72 ore per salvare chi è sotto le macerie»

Matt Capobianco: senza acqua potabile ci saranno epidemie

Di ALESSIO GALLETTI

Articolo pubblicato il: 2010-01-14

«Ora abbiamo 72 ore per salvare i superstiti, i tanti rimasti intrappolati sotto le macerie». È forte l’urgenza nella voce di Matt Capobianco, operatore di Global Medic, l’associazione che da anni si occupa di emergenze come quella in corso ad Haiti. Sta per partire alla volta del Paese e non manca di sottolineare come le prossime ore saranno fondamentali per quanti sono sopravvissuti al disastro.
Importantissime per chi è intrappolato, perché oltre il limite di 72 ore solo un miracolo permetterebbe loro di sopravvivere.
Ma sono ore fondamentali per tutti i sopravvissuti, anche per quanti non si trovano sotto le rovine di uno dei tanti palazzi crollati. Nella Capitale Port-au-Prince rimane in piedi solo uno dei cinque ospedali che esistevano prima del terremoto. «La situazione era già difficilissima prima, non è difficile immaginare ora quanto sia grave l’emergenza». Haiti è un Paese poverissimo e il terremoto ha cancellato molte delle poche infrastrutture esistenti. Per questo lui, insieme alla sua associazione arriverà nel Paese con un ospedale da campo che potrà ospitare parte dei tanti feriti provocati dal sisma. Ma Global Medic arriverà ad Haiti anche con due purificatori d’acqua e tavolette disinfettanti da utilizzare allo stesso scopo.
«Avere accesso ad acqua potabile è una delle prime esigenze per le popolazioni colpite da tragedie di questo genere - dice con l’esperienza di chi si è già trovato a fronteggiare disastri naturali come quelli avvenuti in Bangladesh e in Birmania - Se la popolazione non troverà acqua pulita si metterà a bere quella sporca». Acqua non purificata, che potrebbe provocare epidemie disastrose vista l’emergenza sanitaria già in corso in un Paese dove si parla di migliaia e migliaia di morti, di feriti da estrarre dalle macerie a mani nude e di un solo ospedale ancora in piedi per offrire soccorso a quanti hanno visto l’alba di ieri.
Per questo, fin dai primi minuti dell’emergenza la sua associazione è entrata subito in allarme, pronta come sempre a partire per andare a portare soccorsi: «Fin dal primo momento abbiamo seguito l’evolversi della vicenda e dopo aver capito quello che era successo io non ho potuto pensare altro che “Dobbiamo portare loro il nostro aiuto”».

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