GiovedÌ 2, Settembre, 2010   1:07 pm
ITALIA
 

Il ministro Zaia polemico sull’Ogm: «linea dura» alla polenta transgenica

Articolo pubblicato il: 2010-02-05

VERONA - Per il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, sono «una schifezza». Per il leader di Confagricoltura, Federico Vecchioni, rappresentano «il futuro libero dell’agricoltura italiana».
Sono le due facce della medaglia Ogm fatta roteare ieri in aria per ore nel corso della prima giornata di Fieragricola a Verona. E mentre il secondo addenta una fetta calda di polenta rigorosamente realizzata con mais transgenico, il ministro annuncia «linea dura e opposizione in tutte le sedi» al pronunciamento del Consiglio di Stato che impone all’amministrazione di prendere subito una decisione sulla richiesta di alcuni agricoltori di coltivare mais Ogm.
«Consegnare i semi alle multinazionali - sostiene Zaia - significa perdere l’identità e la biodiversità. La risposta alla crisi del comparto primario non può essere la polenta Ogm; c’è qualcuno che sta iniziando una guerra tra poveri. Finiamola col dire che per fermare Cina e India ci vogliono prodotti transgenici. Non è vero che con gli Ogm si guadagna di più. Per uscire dalla crisi sono necessari un aumento dei consumi e l’origine obbligatoria in etichetta».
Immediata, distante solo due capannoni di Veronafiere, la risposta di Vecchioni, che chiama familiarmente gli Ogm «organismi geneticamente migliori». «Per uscire dalle secche - sottolinea - l’agricoltura deve avere meno costi e le biotecnologie da questo punto di vista offrono garanzie. Noi inviteremo sempre il ministro a mangiare questa polenta, perché se al mondo c’è chi coltiva così 111 milioni di ettari Ogm non credo sia perché vuole annientare la specie umana, ma perché ritiene di essere al servizio della scienza».
E a Zaia che gli ricorda che «il 74% degli italiani non vuole gli organismi geneticamente modificati», Vecchioni ribatte che «da anni ormai in Italia mangiamo Ogm: ne importiamo ogni anno - ricorda - 2 milioni 430mila tonnellate, mais proveniente per lo più da Argentina e Cile che entra nella catena alimentare. Peccato che oggi l’Italia abbia una posizione oltranzista, antistorica e ostruzionistica».

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