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Ucraina, Yanukovich canta vittoria
Gli exit poll suonano il “de profundis” per la rivoluzione arancione
Articolo pubblicato il: 2010-02-08
Un epitaffio per la rivoluzione arancione: se anche lo scrutinio, come sembra dai primi dati, confermerà la sentenza unanime dei cinque exit poll a favore del leader filorusso Viktor Yanukovich, le elezioni presidenziali ucraine segnano il “de profundis” di una rivolta di piazza che a fine 2004 aveva acceso i sogni di democrazia, benessere e integrazione europea.
E consacrerà la rivincita di Yanukovich, che cinque anni fa, sull’onda della protesta popolare, si vide annullare per brogli la sua prima elezione alla Bankova, la sede della presidenza. Per ora l’ex apparatcik Yanukovich, 59 anni, resta il vincitore degli exit poll, con un margine di vantaggio che varia dal 3,2% al 6%, inferiore alle aspettative del suo staff. A riprova della capacità di rimonta della premier filo occidentale Iulia Timoshenko, 49 anni, che partiva da uno svantaggio del 10% (35,32% a 25,05% al primo turno) e non aveva ricevuto alcun appoggio dagli altri 14 candidati dopo il primo turno. Secondo l’exit poll nazionale, ritenuto il più indipendente e quindi il più attendibile, Yanukovich avrebbe vinto con il 48,7%, contro il 45,5% della Timoshenko, confermando la spaccatura del Paese, diviso tra l’Est e il Sud russofono e il Centro e l’Ovest nazionalista e filo occidentale. La distanza (3,2%) lascia ancora sperare la premier. «È solo sociologia e la differenza che ci separa è nei limiti dell’errore sociologico», ha dichiarato scura in volto commentando nel suo quartier generale l’esito degli exit poll (il margine di errore di quello nazionale è del 2,5%) e annunciando battaglia legale. «Dobbiamo lottare per ogni voto» perché, ha ammonito, «ogni voto è il destino dell’Ucraina». La premier ha anche invitato a non celebrare la vittoria prima di conoscere il risultato ufficiale: «Chi lo fa è un provocatore. Il Paese si ricorda di esempi in cui si è proclamato il presidente, ci si è congratulati con lui ma alla fine il suo destino si è rivelato completamente diverso», ha ironizzato evocando lo scenario del 2004. Insomma, è presto per cantar vittoria, come ha ribadito anche il suo staff. Ma dal quartier generale di Yanukovich, dove i sorrisi si sprecano, l’hanno già invitata a riconoscere la sconfitta, dimostrando così di essere una «politica europea».
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