Mercoledì 8, Settembre, 2010   12:47 pm
GLI SPECIALI DEL CORRIERE
 

13- E arrivò la futura classe dirigente

La trasformazione in quotidiano del settimanale "La Voce d'Italia" dimostra che qui c'è piú italianità di quanto si pensi

Di ANTONIO MAGLIO

Articolo pubblicato il: 2002-08-07

CARACAS - Bruciò a lungo la sconfitta di Adua (1896), dove gli abissini avevano sbaragliato l'esercito del generale Oreste Baratieri, governatore dell'Eritrea, chiudendo nel sangue la prima guerra italo-etiopica. La politica colonialistica di Francesco Crispi, che aveva avuto l'avallo di Umberto I, venne messa perció alla sbarra insieme agli errori di Baratieri, responsabile di essersi ostinato a vendicare la strage dell'Amba Alagi dell'anno prima senza prevedere che a sostegno delle truppe di ras Mangascià ad Adua sarebbero arrivate quelle del negus Menelik.
Il secolo si chiuse tra polemiche roventi sui giornali e in Parlamento, mentre le piazze rumoreggiavano minacciosamente e gli scioperi scuotevano il Paese. Adua aveva decretato la fine del sogno africano di migliaia di disoccupati che speravano di trovare nell'Africa orientale quel lavoro che non riuscivano ad avere in patria. Ma non si arresero: si riversarono sui moli di Napoli e di Genova e partirono. Destinazione Stati Uniti, Brasile e Argentina soprattutto; ma alcuni si fermarono in Venezuela.
Il petrolio non era stato ancora scoperto e il Paese aveva un'economia prevalentemente agricola. Ma quegli ardimentosi che avevano lasciato l'Italia delusi erano soprattutto contadini, e non fecero fatica a creare frutteti, piantagioni di cacao e di caffé, allevamenti di bestiame. Furono dei pionieri, non solo perché introdussero metodi nuovi di lavorazione della terra e di sfruttamento delle sue risorse, ma anche perché l'emigrazione italiana in Venezuela cominciò con essi.
Si trattò tuttavia di piccoli numeri. Sarebbero diventati grandi e grandissimi dopo l'ultima guerra, quando il Venezuela entró di forza nell'obiettivo di chi cercava un lavoro al di lá dell'oceano. Erano abruzzesi, soprattutto, e poi siciliani, pugliesi, campani, lucani, friulani stremati da una sanguinosa guerra militare e civile. Partirono da Genova e da Napoli sempre più numerosi, fino a diventare una marea. C'erano adulti, ma anche tanti bambini, come il piccolo Giuseppe Giannetto, oggi rettore dell'Universitá Centrale del Venezuela, o Egidio Romano, direttore dell'Istituto Venezuelano della Ricerca, la struttura scientifica piú importante del Paese, o Bruno Teodori, preside della prestigiosa scuola italiana "Agustin Cudazzi" di Caracas, o il giovane Antonio Costante oggi uno dei registi teatrali di maggior successo in Venezuela. Su quelle navi c'era la futura classe dirigente del Paese.

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