|
|
13- E arrivò la futura classe dirigente
La trasformazione in quotidiano del settimanale "La Voce d'Italia" dimostra che qui c'è piú italianità di quanto si pensi
Di ANTONIO MAGLIO
Articolo pubblicato il: 2002-08-07
Pagina 2/...Pagina 3
E come andò a finire, direttore? «Andò a finire che facemmo una inchiesta a tappeto che rimbalzò anche in Italia. Accertammo che i nostri due connazionali non avevano niente a che fare con i tafferugli, e il 21 febbraio 1961, quando Zaffarano e Bellusci si erano ormai rassegnati al peggio, il Presidente della Repubblica, Romulo Betancourt, mise fine all'ingiusto confino».
Nei libri di testo della Facoltà di Comunicaciòn Social dell'Università Centrale del Venezuela, è riprodotta l'intervista che Gaetano Bafile fece al traumatologo comasco Alessandro Beltramini accusato di essere un agente del comunismo internazionale. Quell'intervista, divenuta oggetto di studio per il rigore professionale e per il coraggio con cui venne realizzata (Beltramini era in prigione e i poliziotti guardavano a vista lui e Bafile), riuscì a mettere in rilievo la vera natura dell'uomo, che non era il mostro descritto dalla Seguridad. L'eccezionale scoop fece il giro del mondo suscitando un'ondata di proteste, e un mese dopo il medico comasco potè riacquistare la libertà.
Il salto da settimanale a quotidiano non è stato facile. Sono stati necessari interventi economici (assicurati da due nuovi soci: l'imprenditore edile Amedeo Di Ludovico e il commercialista Vincenzo Ranzetti, entrambi a capo di aziende floride) e strutturali (l'adeguamento dei locali di Avenida Andres Bello e la completa modernizzazione degli impianti). E con il quotidiano è arrivata la partneship diffusionale con il "Corriere della Sera" che ogni giorno teletrasmette a Caracas le 24 pagine dell'edizione estera, che viene stampata nella tipografia di Bafile e mandata in edicola con "La Voce d'Italia".
Ma la trasformazione in quotidiano di un settimanale significa anche qualcos'altro: che esiste un mercato. Vuol dire che in Venezuela le seconde e le terze generazioni non sono cosí "lontane" dall'Italia come si potrebbe pensare.
«Anzitutto i giovani italove-nezuelani hanno un grado di istruzione medio-alto», dice Giuseppe Giannetto, siciliano, rettore dell'Università Centra-le, uno di quei bambini arrivati sulle navi della speranza. «Pensi che su 50mila studenti della mia universitá, l'otto per cento ha origini italiane. Un numero rilevante. Questi ragazzi prediligono le materie scientifiche e hanno una buona padronanza della nostra lingua, appresa nei numerosi corsi delle scuole superiori e di quelle private. Hanno contatti costanti con l'Italia perché ci vanno in vacanza o a visitare i parenti oppure perché, una volta che si sono laureati da noi, perfezionano la loro formazione nelle universitá italiane». Pagina 3/...Pagina 4
|
 I giornalisti del Corriere.com si riservano il diritto di cambiare, modificare, rivedere o bloccare completamente i commenti sul sito web. I commenti pubblicati non riflettono le opinioni del Corriere Canadese/Tandem, o della Multimedia Nova Corporation o dei suoi affiliati, ma solo le opinioni di chi ha scritto il commento. Errori ortografici o di grammatica non saranno corretti. Non saranno pubblicati commenti che contengono attacchi personali, commenti che affermano il falso o che contengono accuse prive di fondamento, commenti che attribuiscono affermazioni a persone o fatti qualora non sia possibile verificarne l’autenticità o commenti che contengono un linguaggio scurrile o affermazioni offensive. |
|
|
| Home | Inizio Pagina |
Corriere Home | Scriveteci | Privacy
© Copyright 2010 Multimedia Nova Corporation
|
|
|
|